“Reiterate violazioni“: ecco perché Elia Del Grande era rinchiuso nella casa lavoro
La misura di sicurezza è la più grave tra quelle disponibili dalla legge: non risultavano problematiche di natura psichiatrica o lavorativa
Elia Del Grande, sparito da otto giorni dalla casa lavoro del Modenese, prima del 23 settembre quando i carabinieri del reparto operativo lo raggiunsero e non senza fatica lo portarono al più alto livello della misura di sicurezza, aveva un lavoro, e non presentava problemi di natura psichiatrica.
Nessuna turbativa rispetto alla sua attività lavorativa (l’ultima nota è quella di giardiniere, che già praticava all’indomani della remissione in libertà nel luglio 2023) che, a quanto pare, svolgeva in maniera inappuntabile, senza aver mai causato problemi di sorta.
Uno degli elementi di quel mosaico di “stabilità” che emerge leggendo la lettera inviata a VareseNews dove Del Grande parla di elementi concreti di vita quotidiana come pagare le bollette della luce con regolarità, o avere una compagna, forse degli amici.
E nessun segnale di squilibrio poteva leggersi nelle relazioni dei Cps (Centro psico sociale) ai quali periodicamente Del Grande veniva sottoposto a colloqui conoscitivo per valutarne la salute mentale.
L’aggravamento della misura da “libertà vigilata” a “casa lavoro” (quindi appunto da un regime di libertà a quello di sostanziale costrizione) è stato disposto dal magistrato di Sorveglianza di Varese. Si tratta di un giudice che vigila sull’esecuzione delle pene e sulla tutela dei diritti dei detenuti; valuta la concessione di benefici come la semilibertà, la liberazione anticipata o l’affidamento in prova. Controlla la legalità del trattamento penitenziario e può intervenire su reclami dei detenuti riguardanti le condizioni di vita in carcere. E ha anche il compito di decidere su misure di sicurezza e sull’esecuzione delle pene per persone affette da infermità mentale.
Dunque la Sorveglianza di Varase aveva registrato «reiterate violazioni di vario genere» tanto da indurre il magistrato ad aggravare la misura con la “casa lavoro”. Quali violazioni?
«Per la gran parte di natura oraria», cioè la contravvenzione all’obbligo di rincasare entro una certa ora: la sorveglianza compete alla polizia giudiziaria che ogni volta appurata la mancanza della prescrizione, segnala al magistrato di Sorveglianza il quale emette delle “diffide”, cioè avvertimenti indirizzati al soggetto.
Oltre alle «numerose» violazioni orarie, Del Grande aveva probabilmente a suo carico anche altre contestazioni che hanno spinto il magistrato a disporre la recrudescenza della misura di sicurezza.
Ora, in caso di ricerca positiva da parte di carabinieri e Penitenziaria (o delle altre forze di polizia giudiziaria coinvolte) il cinquantenne verrà rimesso nella casa lavoro da cui è fuggito e l’iter temporale della misura, di sei mesi, prorogabili, riprenderà daccapo.
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