Ruba nel bar di viale Borri e si ferisce: trovato in ospedale per le impronte di sangue
Processo a Varese, la difesa invoca l’impronta “mancante” e viene contestato il rilevamento del DNA. Bottino: 94 euro
Si è chiusa con un rinvio al 16 settembre alle 12.30 l’udienza pre dibattimentale celebrata lunedì davanti al giudice Davide Alvigini del Tribunale di Varese, nell’ambito del procedimento per il furto avvenuto nell’agosto 2023 in un bar di viale Borri.
Il pubblico ministero Marco Brunoldi ha sostenuto l’accusa nei confronti dell’imputato, difeso dall’avvocato Mara Pieragostini.
Al centro del confronto tra accusa e difesa, gli esiti degli accertamenti tecnici eseguiti dal Raggruppamento investigazioni scientifiche (Ris) e la correttezza delle modalità di repertazione del Dna.
Secondo la ricostruzione accusatoria, nell’agosto 2023 l’uomo avrebbe infranto il vetro del bar, introducendosi all’interno dell’esercizio e asportando 94 euro dalla cassa. Durante l’effrazione si sarebbe ferito, lasciando una pozza di sangue sul pavimento del locale e diverse tracce ematiche. Le indagini dei carabinieri sarebbero partite proprio da quelle tracce: il sangue rinvenuto nell’esercizio commerciale avrebbe condotto gli investigatori fino all’ospedale, dove l’uomo si era recato per le cure. Qui sarebbe stata sequestrata l’unica scarpa insanguinata in suo possesso, la destra.Elemento centrale della discussione in aula è stata però la questione delle impronte. Sulla scena del crimine risulta refertata un’impronta di scarpa sinistra.
Tuttavia, il Ris avrebbe analizzato la scarpa destra sequestrata in ospedale, ritenendola non corrispondente all’impronta repertata nel bar. Un esito definito “inconcludente” dagli stessi accertamenti tecnici, che non avrebbero consentito un collegamento certo tra la calzatura in sequestro e la traccia rinvenuta sul luogo del furto.
La circostanza è stata valorizzata dalla difesa, che ha sottolineato la discrasia tra l’impronta sinistra rilevata sulla scena e la sola scarpa destra oggetto di analisi. Altro punto oggetto di contestazione riguarda il Dna. In ospedale sarebbe stato effettuato un prelievo salivare, risultato compatibile con il sangue repertato nel bar di viale Borri. La difesa ha tuttavia messo in discussione le modalità con cui il materiale biologico sarebbe stato raccolto sul muretto esterno del locale, parlando di un semplice prelievo con cotton fioc.
L’avvocato Pieragostini ha richiamato in aula pronunce della Corte di Cassazione in materia di corretta repertazione e conservazione delle tracce biologiche, sollevando dubbi sulla validità e sulla tenuta processuale degli accertamenti. Il giudice Alvigini ha disposto il rinvio per l’apertura del dibattimento al 16 settembre alle 12.30. In quella sede si entrerà nel merito delle prove scientifiche e delle contestazioni difensive, in un processo che si annuncia fortemente incentrato sull’affidabilità degli accertamenti tecnici e sulla coerenza tra le tracce rinvenute e gli elementi sequestrati
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