«Varese è ferma»: il centrodestra attacca l’amministrazione Galimberti

Bellezza, vivibilità, sicurezza e attrattività al centro della seconda convention della coalizione: una mattinata di lavoro che ha messo in fila risorse e problemi, in attesa del nome del candidato sindaco per il 2027

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Quaranta interventi, centocinquanta presenze, quattro parole d’ordine che sono restate le stesse del primo incontro.  La seconda convention del centrodestra varesino ha riunito nel teatrino Santuccio amministratori, esponenti politici, imprenditori ed esperti attorno a un obiettivo dichiarato: costruire una visione condivisa per il futuro di Varese. A coordinare tutta la mattinata è stato il giornalista Fabio Rubini di Libero. Con lui in due diversi panel il nostro direttore Marco Giovannelli e Andrea Della Bella di Malpensa24. Non una semplice kermesse di partito, ma un tentativo – nelle intenzioni degli organizzatori – di ragionare su contenuti concreti, con panel tematici che hanno attraversato cultura, economia, istituzioni e dimensione europea.

Quattro le parole chiave attorno a cui si è strutturato il dibattito: bellezza, vivibilità, sicurezza e attrattività. Parole che hanno fatto da filo conduttore a un lungo incontro di tre ore in cui sono emersi tanto gli asset del territorio quanto le sue fragilità, tanto le ambizioni quanto le contraddizioni.

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Varese Bella: identità, cultura e il problema delle false partenze

Il primo panel, «Varese Bella», è stato moderato da Marco Giovannelli e ha messo al centro il valore della cultura e del paesaggio come elementi identitari della città. Il quadro emerso è quello di una Varese oggettivamente ricca – di bellezza naturale, artistica, architettonica – ma ancora incapace di trasformare questo patrimonio in una leva strutturata di sviluppo.

Anna Bernardini ha sottolineato l’importanza di lavorare sugli elementi identitari del territorio, costruendo politiche culturali continuative capaci di creare narrazione e senso nel tempo, anche attraverso reti e progettualità condivise. Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore regionale Francesca Caruso, che ha riconosciuto le grandi eccellenze di Varese invitando però a superare una visione «troppo ordinaria e poco strategica»: bisogna imparare a fare sistema, ha detto, e a valorizzare meglio ciò che già esiste.

Andrea Chiodi ha portato la testimonianza concreta del festival «Tra Sacro e Sacro Monte», esempio di come gli eventi culturali possano rendere la città attrattiva anche verso l’esterno, generando interesse e presenze oltre i confini locali. Ma è stato Filippo De Sanctis a mettere il dito nella piaga con una frase che ha trovato ampio consenso in sala: «Varese è una città di false partenze». Un giudizio severo ma condiviso, che fotografa la tendenza a interrompere progetti prima che si consolidino, disperdendo energie e opportunità.

A chiudere il panel è stato Daniele Zanzi, che ha rilanciato con forza il tema della visione strategica: l’ambiente e il paesaggio varesino sono una «miniera d’oro» ancora non pienamente sfruttata, ha detto, e potrebbero diventare il fulcro di una nuova identità per la città, anche in chiave turistica ed economica. Una scommessa sul territorio come asset primario, non come sfondo.

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Provincia, territorio e regione: Varese deve tornare a fare da guida

Il secondo panel ha affrontato il rapporto tra Varese, Provincia e Regione, e ha restituito un’immagine critica del ruolo del capoluogo all’interno del sistema istituzionale locale.

Stefano Angei (Lega) ha evidenziato come il Comune non stia sfruttando appieno gli strumenti di coordinamento con gli enti superiori: scarsa attività della commissione dedicata, assenza di una strategia capace di attrarre investimenti, ruolo del capoluogo non all’altezza delle aspettative.

Dal versante provinciale, Marco Colombo (Fratelli d’Italia) ha usato toni diretti: anziché essere trainante, Varese si comporta come «un soggetto molto esigente», che assorbe risorse senza restituire una visione di sviluppo per l’intero territorio. Un giudizio duro, che fotografa una tensione reale tra capoluogo e resto della provincia.

Sergio Ghiringhelli (Lega) ha descritto una città «ferma», incapace di rilanciare il dinamismo che aveva caratterizzato fasi precedenti della sua storia, e ha indicato nella maggiore unità politica una condizione necessaria per una nuova fase di crescita.

Giacomo Jametti (Forza Italia) ha insistito sulla necessità di sinergie concrete tra i livelli istituzionali, segnalando l’assenza di una progettualità chiara da parte del Comune, mentre la Provincia continua a operare in modo pragmatico per rispondere ai bisogni del territorio.

Mattia Premazzi (Noi Moderati) ha chiuso il panel ricordando il contributo della Provincia in termini di risorse e progetti: dai fondi per i Comuni agli investimenti legati al PNRR, un lavoro silenzioso ma concreto che richiede competenze e collaborazione per mantenere un legame efficace con il territorio.

Nel panel dedicato al ruolo della Regione Lombardia è emersa una linea comune: Varese ha beneficiato di importanti risorse e interventi, ma fatica a tradurli in risultati concreti sul territorio.

Giacomo Cosentino (Lombardia Ideale) ha rivendicato il forte impegno regionale negli ultimi anni, sottolineando come molte delle opere strategiche in corso – dalla riqualificazione della caserma Garibaldi agli interventi sanitari – siano state rese possibili grazie ai finanziamenti della Regione. Un impegno confermato anche di fronte a ritardi e criticità attuative a livello comunale, con la volontà di portare comunque a termine interventi fondamentali per la città.

Romana Dell’Erba (Fratelli d’Italia) ha posto l’accento sul ruolo della Regione come motore economico e di sviluppo, richiamando azioni concrete a sostegno delle attività produttive, del commercio e del terzo settore. Allo stesso tempo ha evidenziato alcune carenze locali, come il ritardo nella progettazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche, sottolineando la necessità di maggiore attenzione ai bisogni quotidiani dei cittadini.

Luigi Zocchi (Fratelli d’Italia) ha infine portato una lettura più diretta della situazione cittadina, evidenziando criticità diffuse come traffico, sicurezza e perdita di attrattività. Da qui l’auspicio di un cambio di amministrazione che consenta un maggiore allineamento tra Comune e Regione, così da rendere più efficace l’azione istituzionale e valorizzare pienamente le opportunità disponibili.

Infine Giuseppe Taldone (Forza Italia), intervenuto con una lettura più politica, ha sottolineato l’importanza di consolidare il lavoro del centrodestra anche a livello locale, puntando su coesione e capacità di costruire consenso. Ha ribadito come il rafforzamento della filiera istituzionale – dal territorio alla Regione – sia decisivo per trasformare le opportunità in risultati concreti per Varese.

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Varese attrattiva: economia, commercio, università e giovani

Il panel «Varese attrattiva», coordinato da Andrea Della Bella, ha spostato il focus su economia, commercio e sviluppo, con un’attenzione particolare al tema dei giovani e dell’università.

Renzo Oldani, della Società Ciclistica Alfredo Binda, ha ricordato il valore degli eventi sportivi come leva di promozione internazionale: manifestazioni come le grandi corse ciclistiche portano visibilità in tutto il mondo. Ma non basta ospitare gli eventi, ha sottolineato: occorre fare squadra tra sport, turismo, cultura e commercio, per trasformare le grandi occasioni in vere opportunità di sviluppo territoriale.

Dal mondo del commercio è arrivata la voce più allarmata della giornata. Antonio Besacchi, presidente di Ascom Varese, ha lanciato un segnale d’allarme sullo stato del centro città, tra difficoltà di accesso, carenza di parcheggi e una progressiva omologazione dell’offerta commerciale. «Quando si spegne una luce è sempre un segnale negativo», ha detto, usando una metafora che sintetizza bene la percezione di un tessuto commerciale sotto pressione.

Il tema dei giovani e dell’università ha occupato una parte significativa del panel. La professoressa Francesca Ferrari dell’Università dell’Insubria ha sottolineato come un ateneo più integrato nel centro cittadino rappresenti una grande opportunità – non solo economica, ma anche sociale e culturale – per la vita della città.

Mauro Vitiello, presidente della Camera di Commercio, ha sottolineato come la scelta di portare una facoltà universitaria nel centro città rappresenti una visione strategica di lungo periodo: “da settembre sarà in Piazza Montegrappa”. Perché nei prossimi anni, senza l’ingresso di giovani competenti, “i problemi saranno molto più seri di quelli che stiamo discutendo oggi”. Secondo Vitiello, l’evoluzione del territorio passa proprio dai giovani e dalla capacità di integrarli nel sistema economico locale, superando una visione chiusa e autoreferenziale della città. “L’evoluzione passa dai giovani, non è retorica”, ha spiegato, evidenziando come sia necessario coinvolgere chi vivrà la città nel futuro.

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La dimensione europea: tra opportunità e rischio di omologazione

Il panel «Varese città europea» ha allargato lo sguardo al contesto internazionale, con posizioni che hanno rispecchiato le sensibilità politiche dei partecipanti.

Carlo Fidanza con un video dagli Stati Uniti dove si trovava per una convention dei Repubblicani, ha sostenuto che l’Europa debba tornare a essere uno strumento al servizio dei territori, e non un livello burocratico sovraordinato. Matteo Bianchi ha evidenziato il rischio di una crescente centralizzazione che finisce per ridurre il ruolo delle autonomie locali, comprimendo la capacità dei territori di decidere per sé stessi.

La lettura più netta è arrivata da Raffaele Cattaneo, che non ha usato mezzi termini: «Oggi Varese non è una città europea». A sostegno di questa tesi ha citato dati sul calo demografico, la perdita di imprese e la diminuzione dell’attrattività. Un giudizio che ha avuto il merito di spostare il dibattito dalla retorica europea alla concretezza dei numeri.

Isabella Tovaglieri ha invece puntato il dito contro un modello europeo percepito come troppo omologante, ribadendo la necessità di politiche più aderenti alle specificità locali e ai bisogni reali dei territori. Un attacco frontale alla sinistra che secondo lei governa l’Europa e non consente una politica più dura verso i migranti irregolari. L’europarlamentare della Lega ha sottolineato come “il voto recente al Parlamento europeo sui rimpatri rappresenti un cambio di passo significativo, reso possibile da una maggioranza di centrodestra più compatta. Dopo anni di blocchi, ha spiegato, si è riusciti a superare l’immobilismo e ad avviare una linea più concreta sulla gestione dell’immigrazione”.

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Il centrodestra locale: unità, contenuti e la questione del candidato

A chiudere la convention sono stati gli esponenti cittadini delle forze politiche della coalizione, con interventi che hanno cercato di tenere insieme il filo dei lavori e guardare alle prossime scadenze elettorali.

Enrico Argentiero (Fratelli d’Italia) ha assicurato che i contributi raccolti nel corso della giornata diventeranno parte integrante del programma. Marco Bordonaro (Lega) ha definito l’incontro una giornata di lavoro concreta e utile a rafforzare la coalizione. Giovanni Chiodi (Noi Moderati) ha sottolineato il valore del dialogo e del confronto sui contenuti come metodo di lavoro. Stefano Clerici (Lombardia Ideale) ha posto con forza la questione della candidatura: serve individuare rapidamente il candidato sindaco, ha detto, senza ulteriori rinvii. Simone Longhini (Forza Italia) ha chiuso gli interventi locali ricordando l’importanza dell’ascolto della città e degli stakeholder come presupposto di una proposta credibile.

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Il livello nazionale: visione e strategia per il rilancio

Negli interventi conclusivi, gli esponenti nazionali hanno collegato il dibattito locale a una visione più ampia a partire dal risultato del referendum sulla giustizia che a Varese ha visto prevalere nettamente il SI.

Maria Cristina Cantù (Lega) ha indicato nello sviluppo turistico, nel ruolo strategico di Malpensa e nella valorizzazione complessiva del territorio alcune delle direttrici principali per il rilancio di Varese. Alessandro Sorte (Forza Italia) ha ribadito che il centrodestra può vincere solo restando unito e costruendo una proposta moderna e inclusiva, capace di parlare a fasce di popolazione diverse. Maria Stella Gelmini (Noi Moderati) ha insistito sul rafforzamento del rapporto con la società civile e sull’attenzione ai temi sociali, richiamando la necessità di una coalizione che sappia ascoltare. Andrea Tremaglia (Fratelli d’Italia) ha chiuso i lavori ribadendo l’urgenza di scegliere rapidamente un candidato condiviso e di lavorare su ascolto e radicamento territoriale come condizioni di una campagna elettorale vincente.

Una sfida ancora aperta

Dalla convention emerge un quadro che non è né pessimistico né trionfalistico, ma realistico. Varese dispone di risorse importanti – culturali, ambientali, economiche, universitarie – ma continua a faticare nel trasformarle in un progetto coerente e duraturo. La sindrome delle «false partenze» evocata da De Sanctis sembra essere il nodo più difficile da sciogliere:  mancano continuità, visione e capacità di fare sistema.

La sfida per il centrodestra è costruire una proposta credibile e unitaria, capace di interpretare i cambiamenti e mettere a sistema competenze, territorio e visione politica. Ma come è emerso più volte nel corso della giornata, quella sfida si giocherà prima di tutto sulla capacità di fare squadra prima ancora, e forse più, che sulla scelta della leadership.

varese gay pride 2019

Un clamoroso “scivolone” contro il gay pride

Al termine del suo intervento e nel cambio di relatori Marco Colombo, consigliere comunale di Gallarate per Fratelli d’Italia, ha ripreso il microfono rivolto al conduttore attaccando il gay pride. “Io non posso accettare che questa sia la manifestazione più partecipata della città di Varese. Questa cosa deve cambiare”.

A riequilibrare l’uscita di Colombo ci ha provato Alessandro Sorte (Forza Italia) invitando il centrodestra a non chiudersi su posizioni ideologiche. “Non è quello il tema”, ha detto riferendosi al Gay Pride, sottolineando invece la necessità di essere “moderni anche sui diritti”, soprattutto nelle grandi città.

Fontana e il “grande assente”

A metà mattinata è arrivato anche Attilio Fontana. Oggi è il suo compleanno e la sala gli ha fatto gli auguri con un grande e caloroso applauso. Lo stesso rivolto a Umberto Bossi quando Cristina Cantù gli ha fatto omaggio ricordandolo durante il suo intervento. Il presidente di Regione Lombardia ha scelto di non parlare restando tra il pubblico ad ascoltare a lungo.

Di fronte a tanti interventi sul referendum ha colpito l’assenza di Luca Marsico che tanto si è speso per le ragioni del SI e portando la sua competenza legale in tanti incontri. Ma il tema vero è una sorta di autocandidatura che l’ex consigliere regionale di Forza Italia ha manifestato in diverse occasioni. “Se serve io ci sono”. Oggi non ha avuto spazio sul palco, ma non è stato nemmeno citato da nessuno.

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Pubblicato il 28 Marzo 2026
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