Dopo la caduta nel vuoto, una vita da riscrivere (anche per il clima)
Giovedì 15 maggio alle 21.00 a Materia Spazio Libero l’incontro con Giovanni Montagnani: ingegnere, attivista e sopravvissuto a un incidente in montagna che lo ha portato a ripensare tutto, senza rinunciare all’impegno civile
Quaranta metri nel vuoto. È la distanza che ha separato Giovanni Ludovico Montagnani dalla vita che conosceva. Un volo improvviso, durante un’ascensione in Valle Antrona, lo ha lasciato appeso a una corda, vivo per miracolo ma con le gambe compromesse. Da quel luglio 2022 nulla è stato più come prima. Eppure, da quel punto esatto, è iniziata una nuova traiettoria.
Giovedì 15 maggio alle 21.00 Montagnani sarà ospite a Materia Spazio Libero, in via Confalonieri 5 Sant’Alessandro di Castronno, con il suo libro Dopo l’incidente. E se andasse tutto meglio del previsto? (Monterosa Edizioni). Un racconto intimo, coraggioso e mai retorico che intreccia l’esperienza personale del trauma con riflessioni profonde sulla fragilità dell’essere umano, sulla forza della comunità e sull’urgenza di un impegno attivo per il pianeta.
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Ingegnere elettronico, originario di Sesto Calende, Montagnani è da anni una figura di riferimento nel panorama dell’attivismo climatico italiano. Nel 2020 raggiunse Davos con gli sci durante il World Economic Forum per sensibilizzare sulla crisi ambientale. E’ tra i promotori del collettivo “Ci Sarà un Bel Clima”, rete nazionale che ha dato vita agli Stati Generali dell’Azione per il Clima e alla stesura del Libro Bianco, un documento che raccoglie 33 proposte concrete per la transizione ecologica, presentato a Bologna nel dicembre 2024.
Il suo percorso di riabilitazione — fisica, emotiva, simbolica — si è nutrito di esercizio, studio, scrittura e condivisione. Il blog Dopo l’incidente, nato nei mesi successivi al trauma, è diventato una sorta di diario pubblico che documenta, senza filtri, le conquiste quotidiane, i dubbi, la fatica, la speranza.
L’incontro a Castronno non sarà solo la presentazione di un libro, ma un invito ad aprire uno spazio di riflessione collettiva: sulla forza che nasce dalla fragilità, sulla possibilità di trasformare un limite in azione, sulla necessità di un cambiamento che sia, insieme, personale e politico. Perché la vita, come il pianeta, è qualcosa che possiamo — e dobbiamo — riscrivere. Insieme.
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