Memoria e identità: Varese inaugura il suo Famedio: “Un atto politico nel senso più nobile”

Svelato il Memoriale dei Varesini illustri al Cimitero Monumentale dopo il restauro del portico del Maciachini. Il sindaco Galimberti: «Luogo dell'anima collettiva». La presidente della commissione Famedio Strazzi: «Uno spazio di memoria e di riconoscenza pubblica»

Inaugurato il Famedio di Varese al cimitero monumentale di Giubiano

«Oggi è uno dei pochi giorni nei quali è bello e piacevole andare al cimitero». Con questa battuta l’ex sindaco di Varese Raimondo Fassa ha riassunto il senso della cerimonia di inaugurazione del Famedio di Varese. Davanti alle autorità civili e militari, alle forze dell’ordine e agli esponenti di tutti gli schieramenti politici, la città ha riabbracciato una parte fondamentale della sua storia, restituendo dignità al portico monumentale.

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Lo scioglimento di un “voto” di affetto

A fare gli onori di casa è stata Francesca Strazzi, presidente della Commissione Famedio, che ha sottolineato il valore del lavoro corale svolto per arrivare a questo traguardo. «L’istituzione del Memoriale dei Varesini è uno spazio di memoria e di riconoscenza pubblica dove la storia personale diventa patrimonio condiviso — ha spiegato Strazzi —. Nel 1880, il sindaco Veratti inaugurava questo luogo dicendo di aver sciolto un voto lungo 70 anni. Oggi, riscoprendo la ricchezza culturale e umana dei nostri illustri, anche noi stiamo sciogliendo un voto di affetto e ammirazione con i concittadini che andiamo a ricordare».

Il discorso del sindaco: «Un atto di responsabilità»

Il sindaco Davide Galimberti, visibilmente soddisfatto per la grande partecipazione di cittadini e parenti delle personalità iscritte, ha definito l’inaugurazione come «un atto profondamente politico nel senso più alto del termine».

«Inaugurare un famedio significa scegliere di custodire e trasmettere la memoria — ha dichiarato il primo cittadino —. In un tempo dominato dalla fretta e dai social, Varese ha bisogno di un luogo in cui essere orgogliosa della sua storia. Non è un gesto nostalgico, ma di responsabilità: come ci insegna Foscolo nei Sepolcri, le tombe parlano ai vivi per rafforzarne l’identità e l’idea di futuro». Galimberti ha poi ricordato figure di spicco come Giuseppe Zamberletti, fondatore della Protezione Civile, che sarà commemorato proprio domani (lunedì 26 gennaio) a Roma per i 50 anni del terremoto del Friuli.

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I primi nomi e l’innovazione del QR Code

Il Memoriale nasce come uno spazio di educazione civica, un punto di riferimento morale per giovani e adulti. Per rendere la storia accessibile a tutti, accanto alla lapide commemorativa è stato posizionato un leggio con un QR Code: scansionandolo, è possibile accedere direttamente alle biografie dettagliate di ogni personaggio sul sito del Comune.

Il restauro e la scoperta dell’affresco perduto

I lavori di restauro conservativo, curati dagli architetti della Soprintendenza e dai restauratori Massimo Manzoni e Stefano Russo, hanno portato a una scoperta straordinaria. Sotto strati di sporco accumulati per oltre un secolo, è riemerso un affresco che rappresenta la mappa originale del cimitero così come concepita dal Maciachini nel suo stile tipico.

Curiosamente, le ricerche d’archivio hanno rivelato che già nel 1926 era stata prevista una lapide nello stesso punto per don Giuseppe della Valle, organista di San Vittore e storico garibaldino: «Il luogo scelto era già stato decretato dai nostri antenati per omaggiare i varesini illustri», ha ricordato con emozione Francesca Strazzi.

La cerimonia è stata impreziosita dai momenti musicali di Chiara Gaeta, che ha eseguito a cappella Amazing Grace e l’Alleluja di Leonard Cohen, rendendo l’atmosfera ancora più solenne e raccolta.

I primi benemeriti iscritti al Famedio di Varese, sono:

Carlo Maciachini (1818 – 1899)
Angelo Poretti (1829 – 1901)
Felicita Morandi (1827 – 1906)
Enea Torelli (1845 – 1919)
Silvio Macchi (1858 – 1924)
e Emma Zonda Macchi (1873 – 1912)
Giulio Macchi (1865 – 1935)
Giovanni Bagaini (1865 – 1940)
Calogero Marrone (1889 – 1945)
Carletto Ferrari (1919 – 1945)
Antonio Bareggi (1901 – 1950)
Rosa Genoni (1867 – 1954)
Luigi Ganna (1883 – 1957)
Edoardo Flumiani (1897 – 1960)
Flaminio Bertoni (1903 – 1964)
Lino Oldrini (1907 – 1964)
Mario Bertolone (1911 – 1965)
Achille Cattaneo (1885 – 1966)
Lanciotto Gigli (1880 – 1968)
Luigi Bassani (1912 – 1968)
Ermenegildo Trolli (1882 – 1969)
Guido Morselli (1912 – 1973)
Angelo Frattini (1910 – 1975)
Giovanni Borghi (1910 – 1975)
Mario Ossola (1921 – 1986)
Alfredo Binda (1902 – 1986)
Piero Chiara (1913 – 1986)
Renato Guttuso (1911 – 1987)
Vittorio Tavernari (1919 – 1987)
Luigi Francesco Prevosti (1897 – 1989)
Sergio Brusa Pasquè (1923 – 1990)
Amalia Liana Negretti Odescalchi (1897 – 1995)
Tarcisio Pigionatti (1914 – 1997)
Giuseppe “Claudio” Macchi (1921 – 1998)
Ernesto Redaelli (1918 – 2000)
Ermanno Bazzocchi (1914 – 2005)
Pasquale Macchi (1923 – 2006)
Gian Franco Maffina (1925 – 2010)
Giovanni Valcavi (1926 – 2010)
Salvatore Furia (1924 – 2010)
Ottavio Missoni (1921 – 2013)
Franca Pia Rame (1929 – 2013)
Dante Trombetta (1928 – 2013)
Paolo Mantegazza (1923 – 2015)
Ermanno Montoli (1928 – 2016)
Alfredo Castiglioni (1937 – 2016)
e Angelo Castiglioni (1937 – 2022)
Attilio Nicora (1937 – 2017)
Luigi Ossola, detto “Cicci” (1938 – 2018)
Pier Gianni Biancheri (1941 – 2018)
Giuseppe Zamberletti (1934 – 2019)
Ambrogio Vaghi (1927 – 2022)
Roberto Maroni, detto “Bobo” (1955 – 2022)
Angelo Antonio Minonzio (1930 – 2022)
Angelo Monti (1932 – 2023)
Rosita Missoni Jelmini (1931 – 2025)
Alfredo Ambrosetti (1931 – 2025)
Antonio Tomassini (1943 – 2025)

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Pubblicato il 25 Gennaio 2026
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