Familiari vittime della strada: “In Tv pubblicità pericolose”
Il presidente dell'associazione Ernesto Restelli stigmatizza i messaggi diseducativi che passano attraverso alcune pubblicità e scrive al Garante
In tv, si sa, passa di tutto, compresi messaggi pubblicitari deleteri in tema di educazione stradale. A sottolineare questo problema è Ernesto Restelli, presidente dell’Associazione familiari vittime della strada "Per una strada che non c’è" che dalla sede operativa di Lonate Ceppino lancia un monito, sottoscritto anche da Lilia Gaviani, presidente dell’associazione Europea familiari vittime della strada.
"Abbiamo rilevato, anche su indicazione di cittadini, che in questi ultimi periodi sono state trasmesse dalle reti televisive una serie di pubblicità, di ditte diverse, che inducono ad amplificare comportamenti condannabili perchè sono alla base di una cultura che non si coniuga con i concetti di sicurezza stradale", spiega Restelli, che non ha problemi a fare esempi concreti: "Queste pubblicità sono ben conosciute, ultima quella di una marca di chewing gum, che, per far risaltare la sua capacità di dare bianchezza e lucentezza ai denti, veicola un altro concetto deleterio: se hai problemi con il photored usa quel chewing gum che, rendendoti i denti talmente bianchi, ha la capacità di bruciare le foto del dispositivo di controllo".
I giovani, secondo l’associazione, possono così assorbire il principio che è corretto trovare un modo per invalidare il controllo che serve chiaramente quando si infrangono le norme di sicurezza: "Si trasmettono degli assurdi abbinamenti logici che non reggono sul piano reale né su quello della finzione filmica: che significato ha calare le qualità di una chewing gum in un contesto che invita alla trasgressione?".
"Come associazioni familiari vittime della strada ci impegniamo in modo continuo e determinato, a livello di volontariato, per affermare il diritto della vita sulle strade – spiegano i due presidenti in una lettera che è stata inviata a tutti i parlamentari, ai Ministri dei Trasporti, delle Infrastrutture e dell’Interno, ma soprattutto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – Comprendere le cause, le circostanze e le conseguenze degli incidenti è uno degli obiettivi che concorrono a ridurre il numero delle vittime e rimaniamo allibiti per il modo con cui vengono utilizzati i mezzi di comunicazione. Ci angoscia vedere come la nostra attività e il nostro impegno possano essere vanificati da un sistema pubblicitario non corretto di informazione che propina molte volte valori impensabili e devianti rispetto alla realtà che è caratterizzata, in Italia, da 8000 morti all’anno sull’asfalto".
"Gli obiettivi di cambiamento che l’Unione Europea si è data, e specialmente i paesi del nord come la Svezia che si sono posti il programma Vision zero (annullare il numero dei morti sulle strade) – conclude Restelli – sono contrastati anche da chi, per favorire l’aumento delle vendite di un prodotto e dunque il guadagno, manipola la realtà mettendo in subordine la sicurezza stradale e di conseguenza la vita. Siamo fermamente convinti che il garante, con l’autorità che gli compete, debba visionare e censurare preventivamente tutte quelle pubblicità che non promuovono la cultura del rispetto della vita propria e degli altri e che vengono rappresentate pubblicamente e, purtroppo, assorbite in particolar modo dai giovani. Pertanto a tutte le autorità in indirizzo chiediamo un intervento affinchè tutte le pubblicità siano valutate con un diverso rigore e ammesse alla rappresentazione pubblica solo se non sono in contrasto, neppure indirettamente, con la sicurezza in generale e, nel nostro caso, stradale".
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