La Amsc litiga con la banche Addio bollette in conto corrente
L'azienda dà la responsabilità agli istituti, ma è davvero colpa delle banche? Ecco cosa dicono
| Nell’era telematica le bollette acqua e gas dei gallaratesi non si possono più pagare con addebito automatizzato in conto corrente. Può sembrare paradossale ma è così. Ci vogliono ancora bollettino, francobollo, viaggetto all’ufficio postale, commissione. La tegola riguarda di certo i circa duemila utenti che utlilizzavano la filiale Cariplo di IntesaBci, quelli della Popolare di Bergamo Credito Varesino e quelli di altre banche di grosse dimensioni. La fine della convenzione tra alcuni istituti bancari e l’azienda Amsc sta infatti creando notevoli disagi, soprattutto ai più anziani, ma anche qualche imbarazzo. Come è possibile che un servizio così elementare possa sparire dalla circolazione? Dalle proteste di alcuni cittadini si è passato alle prese di posizione politiche. Claudio Bartoli di ViviGallarate ha accusato pubblicamente di inefficienza l’azienda, con una lunga e circostanziata lettera. Altrettanto ha fatto Laura Floris dell’Ulivo, che ha invitato l’azienda a non scaricare sui cittadini, soprattutto i più deboli, il problema del mancato accordo con le banche. Secondo l’Amsc, come espresso in una nota ufficiale il primo febbraio, la vicenda è molto semplice: la colpa è da attribuire alla volontà delle banche di rinnovare la convenzione alle stesse condizioni della precedente: una convenzione che era stata studiata allo scopo di «non far gravare sull’utenza i costi accessori al servizio acqua e gas ripartendoli tra i sottoscrittori della stessa». Tutta colpa delle banche dunque? Per fare chiarezza abbiamo parlato con due responsabili coinvolti in questa vicenda. Come prevedibile, le banche sono di un altro avviso e citano a loro discolpa il fatto che le condizioni di favore fin qui praticate (da circa vent’anni) non hanno più ragione di essere, come spiega Antonio Tozzi, responsabile operativo della filiale IntesaBci-Cariplo di Corso Italia. «E’ vero, noi in passato pagavamo le spese di spedizione della bolletta ai nostri duemila utenti, ma oggi è impossibile: la nostra filiale è un’azienda, deve rendere conto dei suoi costi e fornisce un servizio all’Amsc che deve essere pagato. Loro ci hanno chiesto di coprire il 50% delle spese di spedizione, ma è una richiesta inaccettabile. Ci sono stati molti incontri e non ne siamo venuti a capo». L’azienda multiservizi dunque vorrebbe mantenere quelle condizioni di favore che in passato hanno caratterizzato il suo rapporto con le banche. Roberto Masola, direttore della filiale Banca Popolare di Bergamo Credito Varesino è perentorio: «Il nuovo contratto che ci propone l’Amsc è troppo oneroso». Perché voi volete guadagnare sul servizio di spedizione bollette, giusto? «No, perché noi non vogliamo perderci. E’ assurdo dover pagare la spedizione. Pensi che nel frattempo è anche scaduta la convenzione con le poste, che permetteva un prezzo di favore sulle buste. La Amsc pretende un favore che in Italia non si fa a nessuno: noi gli forniamo un servizio, che almeno ci paghino il giusto». Ma perché allora alcune banche hanno accettato? «Non si possono fare paragoni – spiega Tozzi di IntesaBci – guardi i nostri costi: 400 lire a bolletta per duemila utenti, vuol dire dodicimila spedizioni all’anno per metà a carico nostro. Una piccola banca con poche utenze non ha simili aggravi». Queste le posizioni di azienda e istituti bancari. L’11 febbraio le controparti si incontreranno nuovamente alla ricerca di un accordo. Nel frattempo, tutti in posta. |
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