Duetart apre un nuovo spazio con Vedovamazzei
La galleria varesina si trasferisce e presenta una personale di Stella Scala e Simeone Crispino
Nuovo spazio espositivo e nuova mostra per la duetart gallery di Varese, che da sabato 4 giugno si trasferisce in vicolo Santa Chiara 4/via Griffi ed inaugura con la mostra personale di Vedovamazzei.
Pseudonimo che, celando l’identità di due artisti fusi da quindici anni in una collaborazione simbiotica, racchiude l’idea di una libertà intellettuale estranea ad ogni forma di condizionamento: vitalità inesauribile e capricciosa fantasia creano inattesi effetti bizzarri e provocatori, in cui media sempre diversi trasformano la realtà del quotidiano in un’arte in bilico tra gioco e giudizio, ironia e poesia. “Vedova”, elemento femminile del riferimento maschile “Mazzei”, è colei che continua a vivere nel vuoto (vidua non significa altro, in fondo) dell’assenza, senza che della sua esperienza vitale si conosca altro che il nome, proprio il nome di colui che la connota, dandole un ruolo nella società. Un ruolo ma non un volto, in questo scambio di energie doppie e contrastanti che si muovono con disinvoltura in un continuo artificio teso ad opporre forze nuove al binomio VitaMorte. E se il vuoto della Vedova richiama echi di perdita e rinuncia, tutta la scommessa è affidata all’inestinguibile esuberanza Mazzei, che reinventa in continuazione se stesso mentre inventa ‘altro’.
Stella Scala e Simeone Crispino, in una finzione melodrammatica e ironica figlia dell’anima napoletana che li pervade, rinunciando alla loro identità individuale hanno scelto di dare vita ad un artista (o un’artista?) eclettico e versatile che produce arte con una felicità inventiva in continua evoluzione, che si incanta per ogni suggestione e trae spunto da qualsiasi richiamo del quotidiano pubblico e privato. Tentare di distinguere l’apporto di uno o dell’altro, di trovare un linguaggio riconoscibile che accomuni le diverse opere è impresa senza fine, destinata a fallire. Vedovamazzei, nel momento stesso in cui ha deciso di inventarsi un personaggio che respira fuori dalla realtà anagrafica, ha stabilito l’unica legge a cui essere fedele: non avere leggi che limitino i confini della curiosità e della sperimentazione, non avere modelli definiti o padri nelle cui orme camminare.
L’uso di forme e materiali sempre diversi ha generato nel tempo una libertà di stile che si rinnova con energia inesauribile, chiamando lo spettatore a riflettere e interrogarsi sulle icone consolidate dalle sicurezze conformi alle attese più rassicuranti della società. Stupore e scandalo, lirismo e innocenza, protesta e nostalgia, reale e virtuale: l’artista che si inventa ogni giorno la forma che risponda all’esigenza del pensiero, l’araba fenice nata dalle ceneri di Scala e Crispino può permettersi tutto, in una vitalità rinnovata ogni volta che l’idea raggiunge la catarsi capace di frammentare in un sguardo meravigliato e divertito il tempo e la storia a cui tutti apparteniamo.
Niente è lasciato al caso: è con estremo rigore e severa autocritica che si dipana la dialettica degli opposti impegnata a costruire attimo dopo attimo un microcosmo originale e insolito che tenta con amore ossessivo di interpretare il reale da punti di vista sempre diversi: questo potrebbe spiegare la difformità di espressioni che creano nel tempo il codice Vedovamazzei, che si può comprendere solo seguendo il racconto costruito negli anni dalla coppia che lavora senza posa, con febbrile entusiasmo, nel grande studio che sembra un laboratorio delle meraviglie dove, come si dice a Napoli, “Nulla si butta”
Una sedia o un tavolo dalle gambe spezzate. Una bicicletta in cima ad una pila di materassi. Una nuvola di neon color arancio nel cielo della notte. Una barca sul tetto di un Tir. Uno specchio che ruota su se stesso in cui nessuno si può specchiare. Un tornado di filo di ferro imprigionato nel cartone… Tutto rimanda all’idea di una vita imperfetta, che altro non è che il volto risolto in sorriso di una piccola morte delle cose, incompiuta perché trattenuta nelle trame della vita, e quindi imperfetta.
Nelle mani entusiaste e stupite di Vedovamazzei intimità e spettacolarizzazione si fondono in una sintesi che trionfa sulla materia con la vittoria di un’incerta bellezza capace di turbare lo spettatore anche più disincantato e creano una danza di cui non è facile riconoscere il passo, che seduce per il ritmo originale e trascina nel languore dolce che resta ‘dopo’, dopo che hai visto, compreso e sorriso, come suggerisce la sensuale Milonga stanca per il gioco che ha concesso il piacere di muoversi nella musica della vita.
Stella Scala e Simeone Crispino si sono incontrati negli anni Ottanta al Liceo Artistico di Napoli e hanno proseguito insieme gli studi presso l’Accademia di Belle Arti. Espongono col nome di Vedovamazzei dal 2 gennaio del 1991. Vivono a Milano. Oltre alle numerose collettive (Milano, Roma, Perugia, Il Cairo, Firenze, New York,, San Marino, Venezia, Bologna, Copenhagen, Torino, Napoli, Pisa, Atene, Trento, Boston, Parigi, Londra, Montpellier, Utrecht, Valencia) espongono in importanti mostre personali.
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