La Farnesina: «Italiani, lasciate la Nigeria»
Dopo il rapimento di altri due tecnici, il ministero degli Esteri ha invitato le imprese a far sgomberare i lavoratori dal paese
L’appello arriva dopo l’ennesimo rapimento di due nostri connazionali in Nigeria. Lucio Moro e Luciano Passarin, entrambi veneti, dipendenti della Rivivo, una società di costruzioni collegata all’Impregilo, stavano realizzando una strada e alcuni ponti a Ogoni, un villaggio a una quarantina di chilometri ad est di Port Harcourt. Lucio Moro, il ragioniere della società, e Luciano Passarin, direttore dei lavori, venerdì mattina stavano svolgendo la consueta ispezione sui ponti in costruzione. Si trovavano su una piccola imbarcazione che li avrebbe portati al di là del fiume, quando sono stati avvicinati da un motoscafo con a bordo una quindicina di banditi, che hanno iniziato a fare fuoco con le armi automatiche e hanno poi dato l’assalto. I due tecnici sono stati trasferiti sul motoscafo dai miliziani, che hanno potuto allontanarsi indisturbati; sembrerebbe che né gli agenti della sicurezza né i militari presenti si siano attivati per far fronte all’attacco.
Il sequestro non è stato ancora rivendicato. Il delta del Niger è una zona ormai ad altissimo rischio per i lavoratori stranieri: quasi ogni settimana avvengono nuovi sequestri, e le compagnie petrolifere si trovano a pagare regolarmente dei riscatti. Il 7 dicembre nel terminale petrolifero di Brass erano stati rapiti altri quattro tecnici, tre italiani e un libanese, due dei quali, Francesco Arena e Cosma Russo, sono ancora prigionieri.
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