Tornando a casa

Pellegrinaggio con prevosto, parroci... e sindaco al seguito per centinaia di bustocchi recatisi a Lourdes. Tra ieri e oggi il rientro, chi in aereo chi in treno

Sono rientrati questa mattina all’alba con il treno speciale la maggior parte delle centinaia di bustocchi recatisi a Lourdes per l’annuale pellegrinaggio. Su circa novecento persone in totale, i due terzi si sono mossi con il classico treno, un terzo, i più "moderni" o forse quelli in condizione di farlo, hanno optato per l’aereo e sono giunti a Malpensa nel pomeriggio di lunedì. Un viaggio in cerca di un miracolo che avviene sempre, perchè il vero miracolo, a Lourdes, è la fede.

Sacro e profano si sono inevitabilmente mischiati al seguito della carovana, che ha visto come sempre protagonisti i volontari dell’Unitalsi al seguito dei tanti malati e sofferenti, e i parroci della città, fino al loro prevosto, monsignor Claudio Livetti. "Ufficiale di rotta" del gruppo in treno, il sindaco Gigi Farioli, mentre il suo predecessore Luigi Rosa "volava alto" in aereo in compagnia dell’altro gruppo di pellegrini rientrato ieri. Non mancava anche qualche ex della Giunta come Alberto Cattaneo.
In questi giorni di pellegrinaggio il primo cittadino bustocco non ha mancato di animare la comitiva annunciando due laicissimi "miracoli" (così sono stati chiamati, ma «si fa per dire…» si schermisce Farioli, «ben altri sono quelli veri»). Il primo è stato la permanenza a Busto Arsizio di don Silvano Brambilla, parroco di Santa Croce e cappellano del carcere. Il sacerdote avrebbe dovuto far parte dell’ampio turnover di parroci destinati a cambiare altare in coincidenza con il "pensionamento" di monsignor Livetti, previsto per settembre. Fra questi anche don Luigi Caimi di Sacconago –  con grande dispiacere dei parrocchiani, e non è l’unico caso. A Santa Croce don Silvano resterà: a trattenerlo, si mormora,
l’amministrazione penitenziaria, in un inedito caso di "lotta per le investiture" vinto dai laici. La Curia potrà volerlo trasferire in altra parrocchia, ma il ruolo del cappellano è insostituibile. Il carcere di via per Cassano è "porto di mare" affollato di centinaia di detenuti di ogni stirpe d’Italia e del mondo con cui, come diceva qualche tempo fa il sacerdote, non c’è il dialogo interreligioso, ma il dialogo e basta, fra persone. Risultato: don Silvano "blindato" e trattenuto sul posto con soddisfazione dei parrocchiani (e di volontari e detenuti). E vai col "miracolo" numero uno. Il secondo "miracolo" è stato annunciato giovedì dal sindaco, a gran voce, ed è stato salutato da un boato: il ripescaggio della Pro Patria in Prima Divisione, o C1 che dir si voglia. Perchè si potrà scherzare sulla mamma, sui santi, perfino sulla morte, ma non sulle cose serie come il tifo per i tigrotti: anche don Luigi, il più tifoso dei parroci, non avrebbe escluso una mano benedicente dall’alto (di cui la squadra aveva peraltro un evidente bisogno). A modo suo, anche il tifo è una rara combinazione di fede e sofferenza, per molti, ahinoi, spesso condita da esclamazioni… che a Lourdes sarebbero decisamente stonate.

Nel contesto unico del pellegrinaggio, che combina momenti comunitari gioiosi e il sollievo della sofferenza di chi è malato e cerca il ristoro dell’anima, prima ancora che del corpo, anche il sindaco si è immedesimato a fondo. Proteso a più alti fini, le cure della politica non lo prendono più – fino a nuovo ordine, beninteso. «Ne riparleremo» diceva ieri al telefono dal treno che sfrecciava per le campagne di Provenza, «l’agenda politica da qualche giorno l’ho abbandonata, adesso ho anche da svolgere dei servizi, qui sul treno…» E la Giunta, con i due assessori da rimpiazzare entro Ferragosto? In politica, materia laica nonostante il profumo d’incenso di cui si ammantano varie formazioni, i miracoli latitano. «Appena torno dovrò verificare l’esito della richiesta di rose di nomi che ho avanzato ai partiti di maggioranza (gli interessati sono in particolar modo An, per rimpiazzare Cattaneo al Bilancio, e l’Udc per sostituitre Zingale al Personale, ndr). Sia chiaro però che nelle scorse settimane non ho sentito solo i partiti, ma anche la società civile, le associazioni di categoria». Insomma i classici stakeholders di quella Busto Arsizio una cui consistente rappresentanza ha cristianamente peregrinato fino ai piedi dei Pirenei. Il tutto per commemorare i 150 anni da quando una umile pastorella semianalfabeta, Bernadette, vide (e udì) una Signora di bianco vestita. E miracolo, allora sì!, fu.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 agosto 2008
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