“Tutti i conti della Fondazione sono trasparenti”

La presidente della Fondazione Ponte del Sorriso replica a chi insinua una gestione poco chiara e parentale delle donazioni in favore dell'ospedale del bambino

Oltre 20 anni fa a Varese è nato il Comitato Tutela Bambino in Ospedale, associazione di volontariato. Da allora ne sono il presidente, e ho dedicato il mio tempo libero ad aiutare bambini e famiglie a superare il difficile momento della malattia.
In questo percorso ho imparato che l’assistenza sanitaria pediatrica, in tutta Italia, è carente e quindi il CTBO si è prodigato affinchè venisse realizzato un ospedale pediatrico. Sono arrivati consensi e anche molti soldi. Un’organizzazione di volontariato, però, non può raccogliere fondi che non siano legati alla propria attività di volontariato, se non per sporadiche donazioni.
A quel punto il CTBO avrebbe dovuto smettere di raccogliere fondi per il Ponte del Sorriso. Fu inevitabile, per il CTBO, costituire, una fondazione, che fiscalmente e giuridicamente è la forma prevista dalla legge per questi scopi.

Una fondazione non è un’associazione di volontariato. Per poter svolgere la propria mission di sostenere economicamente un importante progetto sociale, ha bisogno di un costante e sistematico impegno nella raccolta fondi, che richiede una struttura con un minimo di personale. Nel 2011 abbiamo raccolto oltre 700mila euro.  Per raggiungere un tale obiettivo, soprattutto in questi tempi, dietro vi è un’enorme mole di lavoro, in termini di iniziative ed eventi da organizzare, comunicazione, pubbliche relazioni, telefonate, contabilità, lettere, pratiche burocratiche, ricerca di sponsor e di idee nuove, ecc..  
Ci sono inoltre molti progetti per il Ponte del Sorriso, da pensare e realizzare in accordo con l’Azienda Ospedaliera, che vanno poi seguiti. Va tenuto anche conto della tutela della privacy dei donatori, per cui il database deve essere gestito da una sola figura. Tante attività che necessitano di un coordinamento a tempo pieno, che si avvale poi di alcune centinaia di volontari. La Fondazione Meyer, alla quale ci siamo ispirati, registra sette collaboratori fissi.
 
Per alcuni mesi, all’inizio, ci siamo rivolti ad una società di fund raising, che pur essendo più costosa di due dipendenti, non ha dato alcun risultato concreto. Furono pensate altre soluzioni, ma poi Riccardo Cappello, che lavorava in qualità di responsabile commerciale presso un’azienda del territorio da 11 anni e che ha sempre seguito, da volontario, il CTBO e il progetto del Ponte del Sorriso fin dalle origini, venne ritenuto, dal Consiglio di Amministrazione, la risorsa più adatta a ricoprire il ruolo di responsabile della raccolta fondi. Una scelta di un paio d’anni fa circa, che è sempre stata resa nota.


Essere lavoratori dipendenti di una Onlus non esclude esserne anche volontari. I nostri due dipendenti regalano al Ponte del Sorriso gran parte del loro tempo libero: quando l’orario di lavoro finisce, proseguono con l’orario del volontariato.
Noi pubblichiamo ogni cifra raccolta in ogni evento, il bilancio e tutte le spese sono visibili sul sito, compresi i costi di gestione e il nostro codice etico è quello di destinare al Ponte del Sorriso il 100% delle donazioni finalizzate. Le spese di gestione e degli eventi, sono, infatti, coperte con altre entrate, come gli sponsor. Tutte le cariche istituzionali sono gratuite.
Capisco che oggi sia difficile credere che una persona possa occuparsi dei bambini in ospedale con tanta passione, entusiasmo e presenza assidua, senza che abbia chissà quali fini. Ma a volte succede. Non è tutto marcio nella nostra società. Perché gettare fango in qualcosa che è, invece, pulito e trasparente?

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Novembre 2012
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