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Omicidio Prati, la difesa: “Pegoraro non voleva uccidere”

Si è chiuso con le conclusioni della difesa dell'ex-vigile e delle parti civili il processo per la morte del sindaco cardanese, morta nel luglio del 2013 dopo l'agguato in Comune. Il 14 aprile la sentenza

giuseppe pegoraro omicidio prati

La data per la sentenza sull’omicidio del sindaco di Cardano al Campo Laura Prati è fissata per il 14 aprile. Con le conslusioni delle parti civili e della difesa dell’unico imputato Giuseppe Pegoraro si chiude uno dei processi più dolorosi che si siano svolti nelle aule del tribunale di Busto Arsizio,soprattutto per l’onda emotiva che ha suscitato la scomparsa della sindaca di Cardano, come ormai tutti la chiamano, dopo tre settimane nelle quali prima si era pensato che potesse farcela nonostante le gravi ferite inferte dalla pistola dell’ex-vigile che voleva vendicarsi dei torti che sosteneva aver subit, e poi quel peggioramento dovuto ad un’aneurisma che nessun intervento chirurgico è riuscito a fermare, fino alla morte avvenuta lunedì 22 luglio del 2013. Venti giorni prima Pegoraro le aveva sparato diversi colpi all’addome e al braccio, aveva colpito anche il vicesindaco Costantino Iametti e sparato contro due agenti di Polizia che avevano cercato di fermarlo in quella giornata di pura follia vendicativa.

L’avvocato della famiglia di Laura, Cesare Cicorella, non ha esitato a definire l’atto commesso dal Pegoraro un «crimine inutile e disumano, un delitto commesso con la chiara volontà di uccidere in maniera crudele». Parole che non lasciano spazio ad alcuna interpretazione, per il legale bustocco «la pena chiesta dal pubblico ministero è quella giusta anche perchè l’imputato non è stato capace di dare segni reali di pentimento».

Di tutt’altro avviso Maria Grazia Senaldi, difensore dell’ex-vigile, che ha concentrato le sue conclusioni «sulla mancanza del nesso casuale tra l’evento degli spari e l’evento morte che non esiste o quantomeno è molto dubbio – ha detto l’avvocato che poi ha proseguito –  Nessuno ha voluto approfondire quanto successo al primo ricovero all’ospedale di Gallarate dove non è stato affrontato il discorso della malformazione che invece è stata la prima ipotesi fatta dai medici dell’ospedale di Varese. E’ evidente che la dinamica della dissecazione della pica è stata spiegata a posteriori». La Senaldi ha chiesto per il suo assistito la condanna per il reato di omicidio preterintenzionale per la morte di Laura Prati che è una conseguenza non voluta dal Pegoraro mentre per gli spari a Iametti la derubricazione del reato di tentato omicidio a lesioni personali aggravate e l’assoluzione per gli spari contro gli agenti.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 31 marzo 2015
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