Alla ghiacciaia “Senso” la mostra di Marta Pavoni

Figure di donne, uomini e bambini che entrano con prepotenza nella mente e prendono forma attraverso uno studio visivo ed emotivo

Avarie

Si inaugura il prossimo 3 dicembre al Azzio “Senso” la mostra di Marta Pavoni alle ghiacciaie del Convento.

Con questa prima personale, l’autrice intende esprimere la sua passione per la pittura e per lo stile “vintage”, traducendo su tela alcuni scatti fotografici del periodo, personalizzandoli con il suo modo di “sentire” differente dagli altri.

Il tema della Mostra è, appunto, il “senso” inteso contemporaneamente sia come capacità di dare voce alla propria sensibilità ed interiorità sia riferendosi proprio al senso dell’udito, chiave di lettura fondamentale per comprendere appieno il significato e il simbolismo delle tele esposte.

Marta, infatti, ben conosce le difficoltà e i disagi di una “normalità diversa”, ma affronta la vita con la determinazione e la consapevolezza di chi vuole comunicare un messaggio positivo, nella certezza che gli ostacoli possono essere superati e, anzi, da questi possono nascere occasioni e opportunità sorprendenti.

La Mostra sostiene l’associazione AGUAV di Varese, nell’intento di dare il proprio contributo ad una realtà preziosa per tutti coloro che, bambini e adulti, si confrontano con la sordità.

A.G.U.A.V. è l’Associazione Genitori e Utenti che supporta le attività del Gruppo di Audiovestibologia Varese.
E’ composta da circa 800 soci, in gran parte genitori di bambini sordi in terapia attualmente presso il Servizio di Audiovestibologia dell’Ospedale di Varese. Il Gruppo Audiovestibologia Varese esercita attualmente presso l’Ospedale di Circolo di Varese, Tel. 0332/278203 occupandosi di sordità e di patologie vertiginose

 

Marta Pavoni, classe 1978, frequenta il Liceo Artistico e si laurea in pittura con specializzazione in restauro all’Accademia di Belle Arti di Como.
Per alcuni anni restaura quadri, Cappelle private e Chiese e dal 2015
lavora alla realizzazione della sua prima “personale”.
Il suo modo di dipingere si ispira a Tamara De Lempicka e Piero Cicoli, quest’ultimo suo professore artistico all’Accademia e figura preziosa per il raggiungimento di soddisfazioni e riconoscimenti.
Nei dipinti della mostra, l’intera figurazione ubbidisce a una sola istanza: la costruzione di un’immagine che si impone per prepotenza visiva, che diventa essenziale. La figura umana a volte viene deformata, altre volte è precisa.
La gamma cromatica è estremamente ridotta: due, tre colori su una
stessa tela; il grigio o il perlato intervengono a volte per smorzare i
rapporti più arditi. Le ombre sono decise e delicate allo stesso tempo;
archi sopracciliari netti e appesantiti dal nero o un colore che declina in un grigio o in una sfumatura; labbra rosse che sottolineano quanto può con un tocco risaltare il viso di una donna.
Le tele della Mostra nascono dalla volontà di rimettersi in gioco dopo
una pausa dalla pittura dovuta a esigenze familiari ma soprattutto alla ricerca di una maturità e di una sicurezza interiore ancora da scoprire.
Col tempo, una nuova coscienza e consapevolezza scaturiscono nella
realizzazione di dipinti che ricercano a volte la perfezione visiva, altre volte un’espressione determinata dal tocco del pennello.
Segni o sfumature di colore che diventano il modo di trasferire
un’emozione, di comunicare uno stato d’animo, di suggerire una
condizione di vita.
Figure di donne, uomini e bambini che entrano con prepotenza nella sua mente e prendono forma attraverso uno studio visivo ed emotivo, che le consente di esprimere e trasmettere le proprie sensazioni.
Prima di essere un pattinatore, una donna o una qualunque figura, un quadro è essenzialmente una superficie piana coperta di colori utilizzati in un certo modo; un dipinto è conforme alla propria verità quando riesce sia a trasferire un significato che ad adempiere ad un ruolo decorativo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 novembre 2016
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