Della commissione che indagò su Cazzaniga parla solo l’infermiere

Il medico legale Pennuto sceglie di avvalersi della facoltà di non rispondere come Scoppetta e Frattini. Ha parlato, invece, il responsabile degli infermieri Borgio

procura busto arsizio

L’infermiere Claudio Borgio, responsabile del servizio infermieristico dell’ospedale di Saronno, è l’unico componente della commissione interna che ha indagato sui comportamenti del medico del Pronto Soccorso Leonardo Cazzaniga arrestato insieme a Laura Taroni lo scorso 29 novembre con l’accusa di aver ucciso 4 pazienti e il marito dell’amante, ad aver risposto alle domande degli inquirenti nel corso dell’interrogatorio. Come gli altri è indagato per omissione di denuncia e favoreggiamento.

Questa mattina, infatti, anche il medico legale Maria Luisa Pennuto ha scelto la via del silenzio come hanno fatto in precedenza l’ex-primario del Ps Nicola Scoppetta e l’anestesista Fabrizio Frattini, non presentandosi e avvalendosi della facoltà di non rispondere. Il medico, da anni utilizzato dalla Procura e dal Tribunale come professionista incaricato per effettuare autopsie e consulenze, è ancora scossa dalla vicenda.

La dottoressa, infatti, in una telefonata ad un amico (subito dopo essere stata ascoltata come persona informata sui fatti dalla Procura, ndr) definì il Cazzaniga come “quello del Pronto Soccorso che somministrava i farmaci in modo assurdo” e comunicò all’interlocutore di aver proposto agli altri membri della Commissione ripetutamente di fare referto, trovando però la ferma opposizione della dirigenza ospedaliera

Borgio, nella sua relazione ha sottolineato che “il trattamento dei casi clinici ha messo in evidenza un utilizzo di farmaci stupefacenti, ipnotici e sedativi in associazione fra loro ed a dosaggi non comuni”, e che “i casi descritti si sono conclusi con la morte del paziente.

Nel testo inviato al dottor Paolo Valentini, incaricato di tirare le fila della commissione, Borgio ha ritenuto di non poter “esprimere personalmente, riguardo ai casi esaminati, un giudizio riferito alla correlazione fra terapie praticate ed eventuali conseguenze per la vita del paziente”, poiché non possiede “idonee conoscenze farmacologiche e tossicologiche in materia” e poiché “dalla documentazione prodotta in Pronto Soccorso non sono sufficientemente chiare altre informazioni cliniche essenziali”.

Ha ribadito comunque che “il trattamento effettuato ha utilizzato, in ogni caso, farmaci che rientrano fra i farmaci di categoria pericolosa e con dosaggi non comuni”. Nel testo ha, infine, richiamato gli articoli pertinenti del codice etico infermieristico, ricordando la possibilità per l’infermiere di avvalersi, “nelle situazioni di conflitto etico, della clausola di coscienza con assunzione delle relative responsabilità”.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 13 dicembre 2016
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