Il contrasto tra Molina e Centro Alzheimer fa male a tutti

Sarebbero importantissimi, forse decisivi, il ruolo e presenza della politica e della commissione comunale risolvere una situazione che non giova a nessuno

varie varese

Sono poche le devastanti situazioni come quelle provocate da una malattia come l’Alzheimer in chi ne è colpito e nella sua famiglia. Pochissime istituzioni hanno l’amore come quello dei varesini per la Fondazione Molina. Vedere oggi due pilastri della nostra comunità, Molina e Centro Alzheimer, in contrasto tra di loro, per di più con la carica delle liti tra proprietari di casa e inquilini, davvero fa male al cuore di tutti.

Sono legittime e democratiche le proteste della minoranza comunale per il problema dei parcheggi,ma sarebbero importantissimi, forse decisivi, anche ruolo e presenza della politica e della commissione comunale per la sanità nella vertenza per l’ospitalità al Molina a favore di chi si è preso a cuore un dramma della salute e anche piaga sociale come l’Alzheimer,spietato in particolare con gli anziani.

Si fanno programmi nuovi per l’ospedale di Circolo, si spendono ancora soldi per piccoli fabbricati e si progetta di abbattere tesori edilizi che forse non soddisfano più metodi di cura moderni e avanzati, ma hanno intatta la possibilità di offrire ospitalità a istituzioni che non hanno esigenze di cura tipiche degli ospedali ma risolverebbero gravi e incombenti problemi sociali.

A un’Italia che invecchia, a una Varese essa pure senescente può infatti tornare utile un patrimonio edilizio, che tra l’altro non si ferma al solo ospedale di Circolo, realizzato con i soldi di noi contribuenti e con gigantesche donazioni da parte di privati.

Viene mobilitata la città per il caro parcheggi, la si invita alla lotta però da sempre tutti stanno zitti sull’inadeguatezza del nuovo sistema sanitario che ha azzoppato Varese e il suo territorio. Tacciono i responsabili dei disagi, dei patimenti, delle lunghe attese che devono sopportare i cittadini che si rivolgono ai nostri ospedali, ma non andranno lontano rifiutandosi di affrontare apertamente i problemi. Hanno fatto finta che nulla sia accaduto quando 24mila abitanti con una firma hanno detto che stanno dalla parte dell’ospedale Del Ponte e anche quando ottomila pazienti cronici, non più curati come loro accadeva prima della riforma sanitaria, hanno fondato il comitato “Noi per l’ospedale” che si è fatto conoscere con una pubblica cerimonia a Palazzo Estense presente il sindaco Galimberti.

Varese può scrivere nuove pagine di democrazia se la politica le tende mano. Essendo guida della Regione la persona che conta più di tutti oggi a Varese è Roberto Maroni.

Conoscitori della storia dei ministri dell’Interno dicono che egli verrà sempre ricordato come uno dei migliori.

Anche la Lombardia sarebbe un prestigioso bis. A Maroni rivoluzionario ai tempi dei suoi anni giovani, oggi Varese chiede di farle dimenticare Formigoni e la sua sanità modello, ma anche di essere stata una capitale assonnata e dimenticata dal Centrodestra.

Oggi proprio grazie agli ex dormienti, sembra che qui da noi stiano tornando di moda, dopo quelli mitici del ’68, i tempi delle mobilitazioni, delle piazze.

Si conceda allora anche Roberto Maroni una botta di vita e magari una bella svolta dopo che dal nuovo passo della riforma sanitaria che pur presenta aspetti validi, si sono allontanati in massa i medici della medicina generale che molta influenza hanno sulle famiglie, sui cittadini.

Oggi c’è però una assoluta urgenza: recuperare nel modo migliore il rapporto Molina- Centro Alzheimer, ma subito dopo si dovrà imboccare il lungo rettilineo che porterà l’anno prossimo, cioè..domani,al voto per Parlamento e Regioni.

Dopo i segnali di bosini in rivolta appena ricordati, ai quali va aggiunta la pesante sconfitta, clamorosa, alle elezioni comunali, il Centrodestra di un Berlusconi e di un Salvini che di Varese sanno poco o nulla e nulla hanno mai fatto è proprio certo di vincere ancora?

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Pubblicato il 21 ottobre 2017
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