Colpi nelle sale slot, sgominata banda di rapinatori ventenni

I carabinieri li hanno arrestati mentre stavano per compiere l’ennesima rapina ai danni di una sala slot del Varesotto

Ragazzi di famiglie comuni, con mamma e papà che lavorano, ma che si sono improvvisati rapinatori di sale slot forse senza nemmeno rendersi conto davvero di cosa stessero facendo.

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Così l’inchiesta lampo dei carabinieri di Varese, coordinata dal pubblico ministero Giulia Floris ha portato al fermo di indiziato di delitto ai danni di cinque ragazzi fra i 20 e i 31 anni ritenuti responsabili di rapina aggravata.

Erano le sale slot ad essere prese di mira con gestori che venivano attesi all’uscita, minacciati con una riproduzione di una Beretta 92s – quella delle forze dell’ordine – e una volta fatti rientrare nei locali venivano spesso picchiati per farsi consegnare il bottino: 4 mila una volta, mille o due mila euro le altre. Cifre nel complesso non alte, che non cambiano la vita, ma che consentono tutto sommato di non lavorare: l’unico del gruppo che aveva una occupazione faceva il cuoco. Gli altri nulla, tra cui anche un trentunenne, il più grande, cittadino svizzero appena uscito di prigione in Ticino per droga: gli amici lo prelevano qualche giorno fa e vanno a fare il colpo: in auto ci sono già le felpe coi cappucci per non farsi vedere dalle telecamere.

Poi accade che la stampa si occupa di uno degli episodi più gravi, la rapina in una sala a Marchirolo col proprietario a cui viene messo un sacchetto di plastica in testa e lasciato in una stanza: potrebbero esserci addirittura gli estremi del sequestro di persona: valuterà la magistratura. Questo articolo di giornale mette il gruppo in fibrillazione: via le foto da Facebook, auto noleggiate in Svizzera, forse la ricerca di qualche sistemazione temporanea per cambiare aria. Colpi nelle sale slot, sgominata banda di rapinatori ventenni

I carabinieri guidati dal Maggiore Paolo Tiadina, del nucleo investigativo di Varese però li stanno curando: troppi particolari lasciati al caso dal gruppo che si atteggiava da professionista senza esserlo: macchina di papà con targa rintracciabile e altre “scie” di informazioni che hanno permesso di raggiungerli e incastrarli, alla vigilia di un colpo che stavano per mettere a segno a Cavaria con Premezzo, in una sala slot sullo stradone che va a Gallarate.

Il fermo è avvenuto a Varese e ora si trovano tutti ai Miogni: si attende la conferma del provvedimento nelle prossime ore, per un’operazione che come ha sottolineato il colonnello Caludio Cappello, comandante provinciale dell’Arma, ha avuto il vanto della rapidità e dell’efficacia per far sentire al cittadino il controllo del territorio in merito a reati gravi soprattutto alla luce della mano inesperta di chi è accusato di averli compiuti: girare la notte con un’arma da fuoco simile a quella in dotazione delle forze dell’ordine può avere epiloghi ben diversi da quelli dell’operazione ‘Beverly’ appena conclusa.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2018
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