Proteste degli animalisti contro i cacciatori che si mettono a disposizione per abbattere i cinghiali
Gli ambientalisti radicali di “Centopercentoanimalisti“ contestano i metodi per la riduzione della specie: “I problemi non si risolvono uccidendo“
Troppi cinghiali, i cacciatori si mettono a disposizione per poterli abbattere, e gli animalisti insorgono.
La questione della fauna selvatica rappreenta uno dei temi caldi che riguardano non solo le valli, ma anche l’ambiente urbano: senza andare nelle grandi città, qualche tempo fa fecero il giro del web le immagini di cinghiali a passeggio fra i condomini di Villa Toeplitz, nella zona di Sant’Ambrogio a Varese.
E così diverse altre segnalazioni arrivano di tanto in tanto veicolate proprio dai social e anche dal nucleo ittico venatorio della polizia provinciale spiegano come il cinghiale rappresenti una specie molto diffusa e sovente vittima di incidenti stradali con danni.
Lamentele sulla presenza degli ungulati nei campi arrivano da Coldireitti che più di una volta ha chiesto interventi radicali su questa specie.
E i cacciatori si mettono a disposizione: i gruppi di caccia “selettori” si mettono a disposizione sebbene lamentino che i tempi per la caccia di selezione siano troppo brevi in alcune zone (in particolare nei “Sic“, siti di interesse comunitario).
La questione è arrivata sula stampa locale ed è stata oggetto di critiche da parte di “Centopercentoanimalisti“.
«I problemi (se ce sono) non si risolvono uccidendo, ma rispettando gli animali e i pochi ambienti dove ancora possono vivere. Quello dei cacciatori è un ragionamento perverso e dannoso. No alla caccia e rispetto per la Natura e per chi ci vive», dicono gli animalisti.
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