Sacchetti bio non solo per la frutta ma anche per il pesce
Il costo applicato è di due centesimi e il prodotto viene imbustato direttamente dall’addetto
Biscotti, yogurt, pane e otto fette di platessa chieste al banco del pesce. Nessuna verdura acquistata. Risultato? Alla cassa due centesimi per il sacchetto bio con cui è stata incartata la cena dal sapore di mare.
Utili, o inutili, le polemiche sui sacchetti bio a pagamento stanno tenendo banco sui social, ma soprattutto alla cassa dei supermercati.
Finora però, l’attenzione degli utenti e del sentito comune si è soffermata sull’acquisto di ortaggi, frutta e verdura, necessariamente gravati dal costo scaricato sul consumatore che varia da uno a tre centesimi.
La norma è entrata in vigore il primo di gennaio. E quindi oggi, a pochi giorni dall’introduzione, non tutti sanno che non solo per mele o arance, ma anche per altri prodotti che vengono venduti al banco come “sfusi”, vige la regola del sacchettino.
Solo che in questo caso non è il cliente a imbustare direttamente, bensì l’addetto dietro al bancone.
Quindi svanisce anche l’ipotesi, ipotizzata a livello ministeriale, di potersi portare il sacchettino da casa; il “me lo imbusta con questo?” del cliente con in mano il sacchettino, rivolta all’inserviente difficilmente sarà applicabile per il pesce, se non altro per questioni igieniche.
Lo scontrino in foto si riferisce ad una nota catena francese della grande distribuzione.
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Siamo davvero un paese più unico che raro! Polemiche e proteste a non finire per il costo dei sacchetti bio (1-2 cent!!!) e non ci scandalizziamo e non prendiamo posizione per aumenti ben più consistenti come per esempio luce ed il gas, per non parlare delle autostrade? Boh, chi ci capisce qualcosa è bravo!