Ad un anno dalla tragedia, rimane solo la disperazione
Un anno fa un commando di separatisti assalì la scuola numero 1 di Beslan, nell'Ossezia. Millecento persone furono sequestrate per tre giorni. 630 morirono
Un anno fa, il primo settembre 2004, il mondo seguiva con angoscia il destino dei bambini di una scuola dell’Ossezia, nella profonda Russia.
Un gruppo di guerriglieri prese d’assalto bambini, ragazzi, genitori riuniti nel cortile per la cerimonia inaugurale: 1100 persone vestite a festa con in mano mazzi di fiori.
I separatisti ceceni, alcuni con cinture esplosive addosso, riuniscono tutti nella palestra. Le armi erano state nascoste durante i mesi estivi, mentre erano in corso alcuni lavori di ristrutturazione. La detenzione fu un calvario, terribile e devastante: senza acqua, in un caldo insopportabile, sempre sotto la minaccia della armi. Ma la conclusione fu ancora più terribile: 360 morti di cui 186 bambini, vittime dello scontro tra le teste di cuoio russe e i ribelli.
Un gruppo di guerriglieri prese d’assalto bambini, ragazzi, genitori riuniti nel cortile per la cerimonia inaugurale: 1100 persone vestite a festa con in mano mazzi di fiori.
I separatisti ceceni, alcuni con cinture esplosive addosso, riuniscono tutti nella palestra. Le armi erano state nascoste durante i mesi estivi, mentre erano in corso alcuni lavori di ristrutturazione. La detenzione fu un calvario, terribile e devastante: senza acqua, in un caldo insopportabile, sempre sotto la minaccia della armi. Ma la conclusione fu ancora più terribile: 360 morti di cui 186 bambini, vittime dello scontro tra le teste di cuoio russe e i ribelli.

Oggi ricorre il primo anniversario del terribile eccidio: quattro rintocchi di campana questa mattina alla 9:15 (locali, le 7:15 in Italia) nella scuola numero uno di Beslan hanno dato inizio alla commemorazione. Fu esattamente a quell’ora, un anno fa, che cominciò il dramma.
Subito dopo i rintocchi è risuonato il Requiem di Mozart mentre le famiglie continuavano la loro processione per portare un fiore all’interno della palestra della scuola dove si svolsero le fasi cruciali della tragedia. Sui muri, allineate, le fote delle vittime davanti alle quali sostano i parenti per accendere una candela e recitare una preghiera.
Per la gente di Beslan il dolore è ancora vivo: i nodi da sciogliere rimangono ancora tantissimi. Poca chiarezza è stata fatta sui fatti che seguirono all’assalto.
In carcere c’è un solo ribelle,
Subito dopo i rintocchi è risuonato il Requiem di Mozart mentre le famiglie continuavano la loro processione per portare un fiore all’interno della palestra della scuola dove si svolsero le fasi cruciali della tragedia. Sui muri, allineate, le fote delle vittime davanti alle quali sostano i parenti per accendere una candela e recitare una preghiera.
Per la gente di Beslan il dolore è ancora vivo: i nodi da sciogliere rimangono ancora tantissimi. Poca chiarezza è stata fatta sui fatti che seguirono all’assalto.
In carcere c’è un solo ribelle,
Kulayev, che accusa le teste di cuoio di Putin.
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