“Insieme dobbiamo avviare un nuovo Rinascimento”

Intervista a Giorgio Giudici, sindaco di Lugano. Le riflessioni sugli sviluppi della città e sui rapporti con il nostro territorio

Solo l’avvocato Luvini Perseghini ha fatto meglio di lui, ma eravamo nel 1830 e governò Lugano per trentadue anni. Giorgio Giudici è a ventitrè stagioni e non sembra affatto stanco del suo ruolo di sindaco. Sessantadue anni, architetto, un liberale molto pragmatico. Ha le idee chiare sullo sviluppo della sua città e lo ha dimostrato con diversi cambiamenti già realizzati. Il più significativo è la "grande Lugano" con l’aggregazione di alcuni nuovi comuni facendo nascere la città dei quartieri. Una realtà con oltre 50 mila abitanti. A questo si può aggiungere la nascita dell’università. Impresa su cui si discuteva da decenni e che poi è stata avviata in quattro anni.
Abbiamo incontrato Giorgio Giudici per affrontare temi che riguardano la sua città, ma soprattutto il rapporto con il vicino Varesotto. Sono uscite una serie di riflessioni che vanno ben oltre i singoli progetti e  che fanno solo intuire quali potrebbero essere i vantaggi di una reciproca maggiore collaborazione.

Cosa lega maggiormente il Canton Ticino alla nostra provincia?

«Potrà sembrare banale ma è la lingua il primo elemento. Che poi vuol dire cultura. Non abbiamo bisogno di interpreti per capirci, non ci sfuggono i dettagli e questo ci permette di costruire un lungo percorso e superare i limiti delle frontiere. Abbiamo un territorio con una storia comune e i grandi uomini del passato non guardavano certo le frontiere. Hanno lasciato un’impronta che ancora oggi è presente. Quello che manca è la conoscenza di questa storia».

Qual è questa storia?

«Si guardi all’Ottocento e a cosa ci hanno lasciato. I collegamenti ferroviari e molti di quelli stradali sono stati realizzati in quell’epoca e tuttora lo sviluppo economico è possibile grazie a quelle opere. Allora avevano pochi mezzi e una grande visione che è quella che ci manca oggi. Dobbiamo scrollarci tutti di dosso una forma di provincialismo. Dobbiamo avere il coraggio di avviare un nuovo Rinascimento».

Perché non si riesce ad avere quella visione che avevano nel passato?

«C’è un problema di metodo. Chi decide deve fare troppi compromessi. È il limite imposto dalla democrazia. Sono meccanismi che sembrano progressisti ma invece sono i peggiori conservatori perché rallentano l’evoluzione, lo sviluppo».

Lei però governa da tanti anni. Perciò di tempo per realizzare cambiamenti nella sua Lugano ne ha avuto…

«La città è cambiata molto e continua a costruire il proprio futuro guardando avanti ma senza dimenticarsi del quotidiano. Occorre coniugare i cambiamenti con una sempre migliore vivibilità. Abbiamo avviato grandi progetti. Basti pensare all’università, al polo culturale, alla futura stazione, al polo fieristico e al nuovo quartiere. Il nostro compito è quello di coinvolgere i cittadini per appassionarli. Dobbiamo trasmettere l’entusiasmo che poi è il motore della comunità. Lugano è una città sempre in fermento e noi lavoriamo molto per comunicarlo a tutta la gente e anche fuori da qui. Siamo convinti che il futuro si costruisca tutti insieme».

Malgrado la vicinanza geografica la nostra realtà politica è molto diversa. Cosa ne pensa?
«Da voi la politica uccide questa ruota che invece dovrebbe girare. Come si fa a costruire qualcosa se non c’è un progetto condiviso e chi governa è condizionato più dai partiti che dalle reali esigenze della città? Oggi le vostre amministrazioni mi sembrano più stabili del passato, ma non basta. In Ticino i municipali (i nostri assessori, ndr) sono eletti direttamente dal popolo e il sindaco ha il compito di amalgamare il governo della città non di sceglierlo. Tutte le forze politiche, compresa la Lega, hanno responsabilità di governo e noi tiriamo il carro tutti in una direzione. Da voi non mi sembra vada così».

La Regio insubrica ha iniziato da tanto un lavoro per avvicinare i territori. Oltre agli aspetti culturali quali sono i progetti che ci legano di più?

«Certamente alcune opere legate alla mobilità. La prima è la linea ferroviaria Malpensa Lugano, quella che voi chiamate Arcisate Stabio, ma che non basterebbe pensata così.  Per la nostra città un collegamento diretto con l’hub consentirebbe uno sviluppo molto forte. Già nel 1993 andammo dall’allora presidente di Sea, il vostro Giuseppe Bonomi, per proporre una sinergia forte con l’aeroporto di Agno, ma non se ne fece niente. L’idea era quella di valorizzare il nostro scalo permettendo a questo di diventare un nodo legato al business dei voli privati. La linea ferroviaria in questo avrebbe un’importanza notevole. Occorre pensare che intorno a un’asse ferroviaria si sviluppa un intero territorio. In presenza di questo noi potremmo investire molto di più. Se fosse possibile raggiungere Malpensa in 45 minuti noi potremmo sviluppare molti progetti che porterebbero benessere a tutti. A questo poi si aggiunge anche l’interesse per il vostro polo fieristico di Rho Pero. Insomma di cose da fare ce ne sono tante e non ci si può fermare».

A questo riguardo è interessante anche l’idea di un polo universitario visto che abbiamo cinque atenei in poche decine di chilometri…

«Certo. Le nostre Usi e Supsi, e le vostre dell’Insubria, della Liuc e di Milano sono importanti e potrebbero attrarre ancora più studenti anche da lontano. È quello che succede alle nostre facoltà a Lugano dove ormai gli studenti locali sono una minoranza. In questa direzione insieme si potrebbe fare molto».

Un altro esempio è il turismo. Qui è ancora meno logico che ognuno vada per la sua strada, però oggi sembra andare solo così…

«Questo tema è delicato perché siamo tutti un po’ egoisti. Ha poco senso ed è anacronistico, ma se non si trova un metodo che porti vantaggi e ripartizioni di vantaggi a tutti, ognuno fa da solo. Lo so che non è lungimirante, ma noi stiamo lavorando per portare qui i cinesi e ci muoviamo facendo una grande promozione. Si potrebbe fare insieme, ma non è facile».

A questo proposito,  che economia ha oggi Lugano?
«La nostra economia oggi è molto diversificata e l’allargamento della città ha aiutato molto in questa direzione. Il sistema bancario sta recuperando un ruolo importante, ma non è più quello di trent’anni fa quando garantiva oltre il 50% delle entrate fiscali del comune. Oggi è solo il 15% e questo è un bene. Oggi sono i servizi, il turismo, ma anche la cultura a produrre ricchezza».

Tutti gli eventi

di giugno  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 29 Gennaio 2007
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.


Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.