Più forza ai consorzi fidi per la competitività delle PMI
"Sono strumenti che moltiplicano le risorse e creano ricchezza". Il modello di Artigianfidi Varese
“Sono strumenti che moltiplicano le risorse e creano ricchezza”: così Giorgio Merletti, Presidente Confartigianato Lombardia, Vice Presidente Artigiancassa e Presidente dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese definisce i consorzi fidi, quelle strutture di stampo associativo e mutualistico che hanno il preciso compito di favorire l’accesso al credito alle imprese non solo perché fanno da garanzia nei confronti del sistema bancario, ma anche perché stanno diventando presupposti dello sviluppo delle PMI.
Presidente Merletti, qual è il ruolo dei consorzi fidi nel nostro territorio?
«Stanno tornando a essere diretta espressione delle imprese, perché riescono a trovare nei confidi un reale aiuto per accedere agevolmente e velocemente al credito e quindi per guadagnarci in competitività. Questo significa che quei valori di mutualità, solidarietà, localismo nei quali le strutture di garanzie si riconoscono, si intrecciano con le regole e i meccanismi di un’economia di mercato e possono creare ricchezza e sviluppo».
Quindi come vede la loro evoluzione?
«Attenzione ai bisogni delle imprese, cura del mercato, ideazione di nuovi prodotti, elevata operatività: verso questi obiettivi si stanno dirigendo con successo le maggiori strutture di garanzia fidi. Sono un segmento del mercato in crescita che occorre sostenere migliorando il livello del rischio e contenendo i costi. E non bisogna ingabbiarle in burocrazie e centralismi rispettando il principio di sussidiarietà in cui operano e avvalorando la prossimità che realizzano con il sistema economico locale».
Cosa deve fare la politica della Regione per sostenere i consorzi fidi e quindi le imprese?
«Due gli interventi che ci auguriamo vengano presto attuati dalla Regione Lombardia: la fusione tra Federfidi e Artigiancredit per la creazione di un unico polo per la controgaranzia ai consorzi fidi di tutti i settori e il rinnovo della convenzione con Artigiancassa fino a fine legislatura per il nostro comparto. Questo a beneficio diretto delle imprese: dare un euro in più a queste strutture attraverso il potenziamento della controgaranzia significa generare 50 euro in finanziamenti agevolati per le imprese. Tanto è il virtuoso potere moltiplicatore dei consorzi fidi».
Il nostro territorio è espressione diretta di una delle più importanti strutture di garanzia fidi in Italia, Artigianfidi Varese: la possiamo indicare come modello?
«L’efficienza nel sostenere le richieste imprenditoriali e la prontezza nel rispondere all’evoluzione del mercato creditizio fanno di questa struttura un modello di riferimento. I dati lo confermano: oltre 4100 pratiche istruite nel solo 2006 per un controvalore di 180 milioni di euro, circa 8000 rapporti in essere per oltre 213 milioni di euro, continuo calo delle pratiche respinte, elevata qualità del credito (le perdite sono solo state pari allo 0,29% dell’erogato). Il microcredito è una forza che crea legami sul territorio anche a livello sociale e solidale e ha dato origine alla Carta dei Valori del Territorio del Nord Ovest sottoscritta tra Artigianfidi Varese, che è parte integrante dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese, la Confartigianato Altomilanese e la Banca di Credito Cooperativo. Un accordo che ha generato sostegno, formazione e linee innovative come “Credito Fiducia”, che eroga fino a 100mila euro in soli 10 giorni lavorativi. Un modello sperimentale che ci auguriamo venga presto adottato da altri territori. Infine, Artigianfidi Varese risponde già da tempo ai requisiti richiesti dagli accordi di Basilea 2 e si mette a disposizione dei consorzi in evoluzione per attuare sinergie comuni e trasferire modelli di prodotti innovativi di successo».
Di che cosa hanno più bisogno oggi le imprese per agganciare la ripresa?
«Hanno bisogno di segnali positivi: per questo è necessario avviare senza esitazioni la stagione delle riforme strutturali indispensabili per liberare il Paese e le imprese dai vincoli che ne frenano lo sviluppo. A partire dalla liberalizzazione dei mercati dell’energia, alla riforma della Pubblica Amministrazione, alla semplificazione degli adempimenti burocratici, alla riforma delle professioni e dei servizi pubblici locali. Fare ciò significa guadagnarci in competitività, accrescere l’efficienza, diminuire i costi, avvantaggiando imprese e consumatori. Dobbiamo poi arrivare al più presto al federalismo fiscale. Quello vero, che garantisca l’invarianza o, meglio, la diminuzione, della pressione fiscale nel rapporto con gli enti locali e permetta alle entrate di rimanere sul territorio per favorirne lo sviluppo».
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