Un 40enne di Azzate, Massimiliano Gandini, è finito in carcere con l’accusa di truffa e ricilaggio. Secondo la procura di Ferrara, farebbe parte di una organizzazione che ingannava le banche intascando finanziamenti per la ristrutturazione di vecchi casolari, intestandoli a prestanome, salvo poi girare i soldi su altri conti correnti di persone fidate e sparire senza lasciare tracce.
Gli arrestati sono tre: Domenico Cutrì, 36 anni, originario di S.Eufemia di Aspromonte (Reggio Calabria) ma residente a Seregno (Milano), Massimiliano Gandini, 40 anni, di Azzate (Varese) e Luigi Piazzolla, 36 anni, originario di Bari ma residente a Rho, mentre altre 11 persone sono state denunciate e le loro posizioni ora sono al vaglio delle procure di Milano, Como, Novara e Varese cui sono stati inviati gli atti per competenza territoriale. I tre,infatti, pur essendo accusati di associazione per delinquere, avrebbero commesso reati in diverse province: anche Varese. La «banda», secondo le accuse, agiva presentando documentazione falsa alle banche che dovevano erogare mutui per l’acquisto di case, quali buste paga, dichiarazione dei redditi, attestazioni di lavoro e perizie sugli immobili del tutto inesistenti. Con questi documenti richiedevano e ottenevano da istituti di credito (Unicredit banca, agenzie di Milano, Varese e Como) mutui di 120/130 mila euro per l’acquisto di fabbricati, spesso fatiscenti e comunque di scarso valore commerciale (30/40 mila euro) che venivano intestati a persone compiacenti, prestanome, pagati con 3/5000 euro. I magistrati di Ferrara attribuiscono al varesino Gandini anche un ruolo di spicco nell’organizzazione insieme a Cutrì. Il danno sarebbe circa milione di euro agli istituti di credito che hanno presentato denuncia.
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