“Abbiamo lavorato con passione per il nostro piccolo ateneo”

Stefano Serra Capizzano, Preside Facoltà Scienze Matematiche Fisiche e Naturali Insubria di Como risponde a chi definisce "scarse" le piccole università

Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata da Stefano Serra Capizzano, Preside Facoltà Scienze Matematiche Fisiche e Naturali Insubria di Como (nella foto un angolo del Chiostro di Sant’Abbondio, una delle sedi dell’ateneo).

Nella confusione di queste ultime settimane dove numeri e cifre servono a dimostrare tesi diametralmente opposte e ognuno si sente in diritto di esprimere opinioni sulle università, è passato il messaggio che piccolo ateneo significa docenti di scarso valore, laboratori poco attrezzati, ricerca non competitiva, difficoltà per i neodiplomati nel confronto con i colleghi di università prestigiose. Sull’altro piatto della bilancia, il solo vantaggio in termini di costi per le famiglie che non devono sobbarcarsi il mantenimento di un figlio in una sede universitaria lontana. In altre parole, piccolo ateneo è sinonimo di scarso. Peccato.

Peccato perché a volte anche l’erba del proprio giardino è bella verde come quella del vicino e magari è molto più curata.

I corsi di laurea in Fisica e Matematica sono due dei corsi dell’Università dell’Insubria, un piccolo ateneo a due passi da atenei di grande nome e tradizione come Milano e Pavia. Hanno un numero di studenti limitato, da un lato per il loro essere corsi di laurea scientifici e quindi poco “appetibili” (malattia di cui sembrano soffrire tutte le facoltà scientifiche d’Italia), dall’altro schiacciati dal mito di questi grandi atenei che tante opportunità in più dovrebbero offrire. Nell’ottica attuale, il corso di laurea in Fisica e quello in Matematica dovrebbero essere esempi perfetti di scarsità.

In effetti, i due corsi contano in totale una trentina di docenti di altissimo livello, motivati e con tanta grinta: alcuni di loro sono responsabili di collaborazioni internazionali, lavorano in grandi laboratori come il CERN, Fermilab, SLAC, hanno collaborazioni con università del calibro di Strasburgo, Saclay, Berkeley, San Pietroburgo, Oxford, Mosca, Hong Kong, Nuova Delhi e con centri di ricerca pubblici e privati; vincono premi.

La ricerca è di alto livello, avanzata e competitiva (relazione del Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca, http://vtr2006.cineca.it/php4/relazione_civr/output/totale.pdf ). I gruppi di ricerca usano con profitto finanziamenti che arrivano da enti di ricerca quali l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Istituto Nazionale Di Alta Matematica, dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, da bandi europei, da privati.

I laboratori sia di ricerca sia didattici sono attrezzati e moderni: non solo non sono secondi a quelli di nessun altro ateneo in Italia (e per questo basterebbe provare a visitarli o a fare una chiacchierata con chi li frequenta) ma sono all’altezza dell’offerta di grandi università straniere. I gruppi di studenti che seguono una seduta di laboratorio non superano mai la decina non perché questi siano i numeri in gioco bensì perché questo è il numero di persone che un docente e un paio di assistenti sono in grado di seguire con profitto (esattamente come si fa nelle grandi università del mondo).


Ma preparazione e soprattutto competitività degli studenti rispetto ai loro blasonati colleghi? Anche in questo caso non rispettiamo i criteri: le giovani promesse della fisica e della matematica insubre vengono inserite da subito nei gruppi di ricerca; partecipano a conferenze nazionali e internazionali ancora prima di prendere la laurea (non per niente sono normalmente i più giovani partecipanti, motivo di grande vanto); partono per stage di qualche mese presso grandi centri esteri, dove si fanno onore (con il risultato che riceviamo richieste continue dai nostri colleghi stranieri) e presso aziende (in cui gli stage hanno buona probabilità di trasformarsi in assunzioni); vincono premi con le loro presentazioni e con le loro tesi; partecipano ai concorsi di dottorato presso le altre università (eh sì, piccolo significa poche borse purtroppo) classificandosi ai primi posti nella valutazione dei titoli e risultando sempre tra i vincitori finali; una volta conseguita la laurea o il dottorato, trovano subito lavoro sia presso i privati sia in laboratori esteri. A dimostrazione che un rapporto docenti/studenti alto non è un difetto ma un merito (anche nelle migliori classifiche mondiali!), un vantaggio per chi sta cominciando a costruire la propria strada nella vita. Ci vuole tempo per entrare nelle classifiche mondiali: è vero, il nostro corso non ha una tradizione consolidata; non abbiamo il busto di Fermi o di Avogadro o di Fermat nel cortile. Non abbiamo nemmeno un cortile al momento. Ma sappiamo lavorare bene; abbiamo lavorato bene finora, nonostante i finanziamenti limitati (piccolo ateneo è anche questo) e continueremo a farlo. Con grinta e con passione. Questa è la ricetta di un piccolo ateneo vincente. E chiunque voglia verificarlo troverà le porte dei nostri uffici e dei nostri laboratori sempre aperte.

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Pubblicato il 20 Novembre 2008
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