Giornata del Ricordo, il PDCI: “Noi non ci saremo”

Il partito non prenderà parte a una commemorazione che trova strumentale e "lesiva della verità storica"

Si avvicina la comemmorazione della Giornata del Ricordo per le vittime delle violenze e dell’esilio dall terre giuliane e dalmate, ecome d’uso si rinfocoalno discussioni e polemiche. A Cassano Magnago è il PDCI a scrivere al sindaco Morniroli una lettera aperta sul tema, titolandola "Foibe, no alle offese contro la verità storica e l’amicizia tra i popoli".

Sig. Sindaco,

nel ringraziarLa dell’invito cortesemente trasmessoci, Le comunichiamo che non parteciperemo alla manifestazione promossa dall’Amministrazione comunale presso il Cimitero, accanto alle targhe con il “fascio”, in occasione del cosiddetto “giorno del ricordo”. Tale denominazione è stata attribuita, al tempo del governo Berlusconi II, alla ricorrenza del 10 febbraio, data in cui nel 1947 fu firmato a Parigi il Trattato di pace, dopo il secondo conflitto mondiale, legandola polemicamente e strumentalmente ai temi delle foibe e dell’esodo di molti italiani dalle terre poste al di là del confine orientale.

Abbiamo sempre considerato questa iniziativa non solo malevola e lesiva della verità storica ma anche sbagliata e improvvida sul piano politico, riaprendo ferite e lacerazioni che sembravano ormai superate, come dimostra il fatto che in risposta immediata e critica verso la decisione italiana di assegnare alla data della firma del Trattato di pace un significato diverso da quello che in realtà ebbe, il Governo sloveno ha dichiarato “Festa Nazionale dell’unione del Litorale con la madre patria” la ricorrenza del 15 settembre, al fine di celebrare il giorno del 1947 in cui quello stesso Trattato entrò in vigore.

Alla Conferenza di Parigi l’Italia si presentò davanti alle Potenze vincitrici, unite in una grande alleanza antinazista e antifascista, nelle condizioni tristi e avvilenti in cui era stata ridotta: un paese sconfitto e responsabile, insieme alla Germania e al Giappone, di aver scatenato una guerra d’aggressione contro altri popoli e provocato una catastrofe mondiale. Il nostro Paese però non fu smembrato, come avvenne invece nei confronti della Germania, perchè dal regime di Mussolini esso si era saputo liberare già nel ’43 e aveva combattuto, con le formazioni partigiane e l’esercito, contro fascisti e nazisti nella Resistenza.

Furono ridisegnati i confini sul versante orientale, assegnando alla Jugoslavia l’Istria, Fiume e Zara.
E’ da questa decisione in particolare che la destra, in prima fila quella nostalgica del “ventennio”, va speculando ininterrottamente, tramite l’uso del tema delle foibe e l’esodo dall’Istria, alterando la verità storica e tentando di costruire un’unità patria e nazionalista contro la “barbarie slava” e la “barbarie comunista”.

Per conoscere e capire meglio anche quegli avvenimenti bisogna ripercorrere invece la storia del Novecento quando l’Italia, vincitrice della prima guerra mondiale, inglobò nel proprio territorio 327mila sloveni e 152mila croati e anziché scegliere la strada del rispetto delle minoranze optò per quella dell’assimilazione forzata e brutale. Venne il fascismo e già nel 1920 le sue squadracce diedero fuoco a Trieste al Narodni Dom sede delle principali organizzazioni sociali e culturali slave. Poi, impadronitosi del potere, cercò di realizzare un vero e proprio programma di distruzione integrale dell’identità nazionale slovena e croata e, scatenata la guerra, autorizzò l’esercito a piegare con ogni mezzo la resistenza di quei popoli, anche perchè, si diceva, appartenevano ad “una razza inferiore, priva di una propria storia e civiltà”. I risultati di quella condotta sono tristemente noti: 13mila uccisi tra partigiani e civili, 26mila deportati in campi di concentramento.

La propaganda della destra e dei neofascisti, quando parla di foibe, richiama presunte esecuzioni sommarie che sarebbero state operate dai partigiani jugoslavi in Istria dopo l’8 settembre del ’43 e nel maggio ’45 all’indomani della liberazione dell’Istria, di Trieste e Gorizia.
Non esiste però nessuna risultanza storica che possa confermare tali affermazioni che intendono prescindere totalmente e protervamente, per esempio, dall’indagine svolta dalla Croce Rossa Italiana nel 1948, dalle sentenze emesse dalla Corte straordinaria d’Assise presieduta da magistrati italiani, che operò a Trieste durante il Governo militare alleato fino al 1954, anno in cui la città fu restituita all’Italia, da molte altre inchieste giudiziarie che seppero discernere i fatti da archiviare come atti di guerra, non perseguibili, da quelli che si caratterizzarono come resa dei conti, violenze e vendette personali.

Studio e ricerca storica debbono essere rilanciate, non per rivangare vecchi odi e rancori, non per occultare o rimuovere la memoria delle atrocità compiute dal fascismo nel quadro della persecuzione antislava, non per screditare la Resistenza, ma per rinsaldare i rapporti di amicizia e collaborazione ricostruiti in questi anni tra i Governi e le popolazioni che vivono sulle terre del confine orientale.

Cassano Magnago 4 Febbraio 2010
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Pubblicato il 05 Febbraio 2010
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