Al lago di Brinzio e lungo il Vellone

Doppia escursione nel consueto reportage naturalistico proposto dal nostro lettore Teresio Colombo

Teresio Colombo reportage Vellone

Il consueto reportage naturalistico del martedì, firmato dal nostro lettore Teresio Colombo

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Teresio Colombo reportage Vellone 4 di 19

Al lago di Brinzio e la discesa lungo il Vellone

Il giorno 26/5 mia figlia Lidia mi offre un passaggio per Brinzio che accetto ben volentieri anche se ho appena pranzato e fuori la temperatura è da giornata estiva; arrivato mi incammino per la strada che porta al piccolo lago rimanendo meravigliato che nella realtà dove gli elementi naturalistici sono ampiamente rappresentati l’intervento umano risulti così approfondito nella cura del proprio verde privato. Appena superato l’Intrino, il torrente affluente del laghetto sulla sinistra un Corniolo sanguinello (Cornus sanguinea) (01) è in fiore, questo arbusto della famiglia delle cornacee è largamente diffuso ei boschi della nostra provincia, l’aggettivo “sanguinello” è dovuto al fatto che le foglie assumono il colore rosso bluastro in autunno, nel suo “Prontuario di fitoterapia…” il Dr. G. Peroni lo cita come sostanza utile a prevenire i grossi inconvenienti dovuti agli stati trombotici; giunto alla riva del laghetto noto la fioritura del Giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus) (02,03) questa iridacea è abbastanza comune nelle zone acquitrinose del territorio, notevole è l’eleganza di questo fiore; rientro nel bosco attorno al laghetto e con una certa sorpresa vedo un Giglio martagone (Lilium martagon) (04,04 bis) la sorpresa è dovuta al motivo che, pur essendone segnalata la presenza, è da almeno una decina d’anni che non vedo la presenza di questa liliacea a quote così basse, anche le rare volte che mi è capitato di trovarlo a queste altezze non mi era capitato di vederlo con cinque boccioli; ritornato sul sentiero noto la fioritura della Centocchio gramignola (Stellaria graminea) (05) la bella cariofillacea presente nel parco a tutte le altezze; vicino è fiorito anche il Rovo bluastro (Rubus caesius) (06); a questo punto decido di inoltrarmi nel bosco seguendo il sentiero principale e arrivato all’ansa del lago vicina al sentiero noto la fioritura della Mazza d’oro boschiva (Lysimachia nemorum) (07) una primulacea ormai rara nella provincia, come segnalato nel volume “La flora della provincia di Varese” di P. Macchi e di cui questo ritrovamento per il secondo anno consecutivo merita una segnalazione particolare; prima di allontanarmi guardo bene la zona umida tutta intorno e così riesco a vedere, fra le tante appassite, la Cariofillata dei rivi (Geum rivale) (08,09) la rosacea caratteristica delle zone ombreggiate delle rive dei fiumi e dei laghi.

Il giorno 31/5 con l’autobus della linea C scendo alla fermata fonte del Ceppo, scendo e vado indietro di tre curve prima di affrontare il sentiero che a fianco del torrente Vellone raggiunge la fermata a valle della funicolare, l’ambiente è modificato rispetto alla precedente discesa avvenuta sul finire dell’inverno, alberi de arbusti si sono riempiti di foglie e anche la vegetazione erbacea ha completamente ripreso vigore ma queste erano le cose che mi spettavo la novità è costituita dalla numerosa presenza del Pigamo colombino (Thalictrum aquilegifolium) (10,11,12) questa ranuncolacea è tipica per la perdita dei petali quasi contemporanea alla fioritura mettendo in evidenza i numerosissimi stami che assumono un colore bianco, roseo o violetto, la pianta è del tutto simile all’aquilegia così come le foglie, trattasi di un vegetale comune sopra i 500 m di altitudine che privilegia i luoghi abbastanza umidi come ad esempio i luoghi con la presenza di sorgenti come in questo caso, secondo taluni autori fra cui il compianto S. Furia che classificavano questa pianta fra le specie velenose ma non si hanno conferme del fatto salvo che, come capita a molte piante considerate tossiche la si ritrova anche in stagioni avanzate secca ma del tutto integra nelle sue diverse parti; altra a forma arbustiva che ho ritrovato nelle vicinanze della stazione a valle della funicolare è la Lacrime di Giobbe (Staphylea pinnata) (13,14) pianta di origine dal sud-est dell’Europa e molto utilizzata a scopo ornamentale nei giardini delle ville di epoca anteriore al 1930, pochi esemplari mi è capitato di vedere nei boschi e sempre in aree prossime ai centri abitati. Scelgo di proseguire il percorso fino a raggiungere il piazzale Montanari sulla strada sistemata per far transitare gli autobus navetta che trasportano i passeggeri della funicolare, è la prima volta che faccio questa scelta. Ecco dalle rocce calcaree pendere qualche ramo di Ligustro comune (Ligustrum vulgare) (15) con sulla cima una compatta infiorescenza, con un intenso profumo che attrae gli insetti che oltre a prelevare il nettare provvedono alla impollinazione dei fiori; sull’altro lato della strada l’Ippocastano (Aesculus hippocastaneum) (16) i fiori sono appassiti ma al loro posto sono comparsi i frutti ancora piccoli perché da poco è iniziata la loro formazione comunque dalla foto ci si rende conto quale sia la percentuale dei fiori che completa il proprio ciclo fino al frutto; più avanti, sotto la parete rocciosa, fanno capolino alcuni esemplari di Stregona gialla (Stachys recta) (17) di questa labiata la più nota è la Betonica più tardiva e notevolmente diffusa nota per la cura delle ferite; da ultimo vedo uno Sparviero dalle foglie abbraccianti (Hieracium amplessicaule) (18).

Teresio Colombo

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 giugno 2017
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