Ma questo caldo da dove arriva?

Le prime avvisaglie già a giugno, dice il Centro Geofisico Prealpino. Le conseguenze su salute e agricoltura

Avarie

“Anto’, faccaldo”. Ma non disperiamo, è agosto, e non c’è nulla di più normale. Ma c’è agosto e agosto. Quella che stiamo vivendo è difatti tra le estati più calde degli ultimi trent’anni, sicuramente il quinto mese di luglio più caldo dalla fine degli anni 60’.

NEL MEZZO DELLA CANICOLA

La situazione è stata al centro di un approfondimento del Centro Geofisico Prealpino. Nel 2018 qualche segnale di un’estate calda è arrivato già nel mese di giugno che è stato 2,5°C più caldo della media del trentennio di riferimento (1981-2010), al terzo posto tra quelli più caldi dopo 2003 (26.3°C), 2017 (24.3°C) ed a pari merito con il 2006.
Tuttavia l’ondata di calore che ha portato le temperature oltre i 32-33°C è iniziata il 25 luglio con la risalita dell’anticiclone africano dal Marocco, attraverso la Spagna e fino sulle Alpi, sulla Germania, Polonia e paesi Baltici.
L’innalzamento della quota dello 0°C sulle Alpi, che segnala l’arrivo di masse d’aria molto calde, si è verificato il giorno 25 luglio oltre 4000m ed ha raggiunto 4500 m il giorno 29 luglio e fino al 2 agosto.

DANNI ALLA SALUTE

Legambiente Lombardia lancia l’allarme in merito ai livelli di ozono, che in regione sono preoccupanti.
“Le ondate di calore possono avere effetti nocivi per la salute”, dicono gli ambientalisti “soprattutto per gli anziani e gli ammalati, quando le temperature diurne superano i 35° C e quelle notturne non scendono sotto i 25°C. Nelle aree urbane il caldo oltretutto aumenta per l’effetto di asfalto, auto e sistemi di condizionamento e può arrivare ad aumentare la temperatura anche di 4-5 gradi”.
Negli ultimi tre giorni molte centraline hanno registrato valori preoccupanti: per esempio a Cremona ieri la media giornaliera – misurata su otto ore – è stata di 192 microgrammi per metro cubo, il 31 luglio a Brescia è stata di 209 microgrammi/m3 e a Bergamo via Meucci è arrivata addirittura a 221. Un problema che coinvolge tutto il territorio: nella giornata di ieri primo agosto tutte le centraline Arpa in funzione hanno registrato un dato medio superiore al valore obiettivo definito dalla legge: dai 129 microgrammi/m3 di Sondrio ai 167 di Viadana (Mn), dai 151 di Voghera (Pv) ai 184 di Valmadrera (Lc).
La legge definisce infatti un valore obiettivo per la protezione della salute pari a 120 microgrammi/m3 come massima media mobile giornaliera calcolata su otto ore. Un valore da non superare per più di 25 giorni per anno civile, come media su tre anni. Al di là dei 120 microgrammi/m3 scatta la soglia di informazione (fino a 180 microgrammi/m3), definita come il livello oltre il quale esiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni adeguate e tempestive. La soglia di allarme, fino a 240 microgrammi/m3, invece rappresenta il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati.

VENTILATORI IN STALLA

Uno dei temi “evergreen” di Coldiretti per la stagione estiva è da qualche anno la denuncia delle elevate temperature misurate nelle stalle che si traducono nella produzione di minor latte e della posa dei ventilatori in stalla.
“In provincia di Varese, le temperature ‘esterne’ di questi giorni sono abbondantemente sopra i 30 gradi, e nel fine settimana è previsto un ulteriore incremento che vedrà le massime portarsi sui 34 e le minime oltre i 20: ciò contro una media storica stagionale che, in agosto, si attesta tra i 28 di massima e i 15 di minima, secondo le elaborazioni di Coldiretti Varese. Va da sé che, all’interno delle stalle, la colonnina di mercurio è superiore di circa 8 gradi e, quindi, giunge a sfiorare i 40”, dicono dall’associazione di categoria.
“Per le mucche – spiega Coldiretti – il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte. Nelle stalle sono quindi scattate le contromisure per combattere lo stress da afa: i ventilatori sono accesi, l’acqua fresca viene nebulizzata grazie ad apposite doccine e i pasti sono serviti nelle ore più fresche per invogliare gli animali a sfamarsi e scongiurare il pericolo disidratazione”.
Un caldo così forte che le mucche stanno producendo il 15 per cento in meno di latte rispetto ai periodi normali.

LE ONDATE DI CALORE

Tutta colpa delle ondate di calore. Come rileva Paolo Valisa del Centro Geofisico Prealpino che ha operato uno studio sulle serie storiche degli ultimi dieci anni. «La situazione meteorologica estiva sulla conca padano-alpina è notoriamente caratterizzata dalla presenza di masse d’aria a lenta circolazione, per effetto dell’anticiclone atlantico o di quello che dal N-Africa sale verso il Mediterraneo, interessando le Alpi per raggiungere talvolta persino l’Europa settentrionale. Mentre l’anticiclone atlantico (o delle Azzorre) è più variabile e apporta aria oceanica non eccessivamente calda, l’anticiclone Africano può formare un blocco stazionario per molti giorni (omega blocking) e dare luogo a delle vere e proprie ondate di calore prolungate. L’esempio più rappresentativo è quello del mese di agosto 2003 con caldo e afa record su tutta europa. Nei primi 15 giorni del mese la temperatura massima a Varese è sempre rimasta sopra i 30 gradi. L’indice di calore nelle grandi città ha superato i 40-45 gradi con emergenza per gli anziani, colti da malori in Francia a migliaia ed inoltre numerosissimi incendi che si sono verificati in tutta Italia.
Altre ondate di calore negli anni recenti, di minori proporzioni si sono vrificate anche nel luglio 2006, maggio 2009, agosto 2009, luglio 2010, agosto 2011, settembre 2011 e agosto 2012, luglio-agosto 2013 e giugno 2014, unico periodo caldo di un’estate eccezionalmente piovosa.
Dopo l’anomalia dell’estate 2014, le ondate di calore si ripresentano all’inizio di giugno e in luglio 2015 inoltre nel 2017 dal giorno 8 al 24 giugno e ad inizio agosto. D’altra parte è proprio durante la stagione estiva che a Varese si è verificato il maggior aumento delle temperature dagli anni ’60 ad oggi (ben 3.3 gradi in 44 anni) e periodi prolungati con temperature molto al di sopra delle medie divengono quindi più frequenti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 agosto 2018
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Commenti

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  1. Scritto da mike

    Beh, mi sembra difficile che arrivi dal Polo Nord…. Comunque se questa è “la bella stagione” dobbiamo rivederne il concetto. Un tempo sì che l’estate era davvero “la bella stagione” con l’anticiclone delle Azzorre che dominava da giugno a settembre con giornate calde ma gradevoli. Ora l’Africa, oltre ai migranti, ci porta sempre più spesso questo “maltempo estivo” con disagi e potenziali pericoli per la salute. Mi auguro che uno schifo del genere termini al più presto per il bene di tutti!

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