Mahmood vince il festival della canzone italiana. Ma non dite che è egiziano

Vive a Milano, il suo luogo del cuore è Orosei, e di egiziano ha un padre assente, che l'ha ispirato nella canzone che ha vinto a Sanremo

Sanremo 2019: la finale

E’ stato la più grande sorpresa di un festival che ha mostrato tutti i colori della musica italiana odierna, e l’ultimo che avremmo pensato sarebbe stato proclamato primo, nella terna di quelli che si candidavano vincitori.

Alessandro Mahmood, detto Mahmood, 26enne autore e musicista residente a Milano, nato da padre egiziano e madre sarda, più precisamente di Orosei, ha vinto il Festival di Sanremo 2019.

L’ha vinto, per di più, dopo una sostanziosa gavetta (per quel che gli può permettere il suo anno di nascita, il 1992) come musicista e autore e collaborazioni importanti per personaggi famosissimi, come Marco Mengoni o Fabri Fibra.

Tra i pezzi che ha firmato ci sono hit come “Nero Bali”, il successo dell’estate di Elodie,  o “Hola” di Marco Mengoni e  Tom Walker che in settimana si è pure guadagnato una standing ovation proprio al Teatro Ariston.

Alessandro rientra pienamente in quella categoria di ventenni italiani che hanno avuto il dono di non aver nulla da perdere e di non poter chiedere aiuto a nessuno: il che li ha resi straordinariamente creativi e coraggiosi nel trovarsi la propria strada.

Tutto è meritato in questo giovanotto, anche se niente pareva né scontato né tantomeno prevedibile: il primo a sorprendersi, di questa straordinaria congiunzione astrale che l’ha portato alla vittoria sanremese, è stato proprio lui, che ha commentato la sua vittoria semplicemente con una serie di “Grazie mille. E’ pazzesco”. (E Dio gli conservi questa freschezza e umiltà….)

L’errore che però non dobbiamo fare è considerarlo uno straniero: Alessandro Mahmood è italianissimo e ce ne dobbiamo fare una ragione.

Ha un padre egiziano, e ricordi in arabo: ce lo dice nella sua canzone.  Ma nella canzone ci dice anche come è andata la componente egiziana della famiglia: e non merita di essere messo nelle condizioni di dover difendere un pezzo delle sue radici e della sua memoria che però ancora lo fa soffrire, fino ad ispirargli la canzone che ha vinto Sanremo.

Se c’è qualcosa che gli manca, a Milano, è Orosei: lo si può leggere nella bella intervista che l’Unione Sarda ha realizzato a ridosso del festival.

Mentre, per i critici, Mahmood non è un raccomandato politico ma “una boccata d’aria” che può dare una svolta alla musica italiana: secondo, per esempio, il critico di Esquire.

E, infine, come ha detto Marinella Venegoni, una delle decane del giornalismo musicale italiano: “E’ riuscito a portare Paolo Conte avanti di Vent’anni” nella cover che ha cantato al Dopofestival, come solo i grandi interpreti italiani sanno fare.

Rallegriamocene, prima di alimentare dibattiti pieni di Pd e Barconi, corruzione politica e “prima gli italiani”, tutti argomenti che non hanno nulla a che vedere con lui.
Mahmood il sardo è il nostro futuro, e francamente sembra pure piuttosto luminoso.

 

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 10 febbraio 2019
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