Cozzi per sei ore davanti al pm: “Non ho commesso reati”

L'ex-vicesindaco, in carcere con l'accusa di aver turbato tre concorsi pubblici, è stato ascoltato dal sostituto procuratore Nadia Calcaterra. Oggi tocca a Gianbattista Fratus

procura busto arsizio

Un confronto lungo sei ore con due visioni contrapposte delle vicende. L’interrogatorio di Maurizio Cozzi da parte del pm Nadia Calcaterra si è concluso nella serata di ieri con un sostanziale mantenimento della linea difensiva presentata davanti al Gip e cioè che non sono stati commessi reati, al massimo sono state spinte le procedure al limite.

Visione totalmente contrapposta a quella del pm che, invece, ha dato parere negativo alla scarcerazione dell’ex-vicesindaco. Cozzi ha negato di aver chiesto esplicitamente di modificare il bando di Euro.Pa al presidente Mirko Di Matteo e ha sostanzialmente “scaricato” la responsabilità” sul vertice della partecipata.

Per quanto riguarda la nomina di Barbarese come direttore generale ha ribadito le motivazioni che lo hanno spinto a identificare una figura prima del bando ma ha anche negato di aver saputo in anticipo l’esito della selezione e di aver agito basandosi sui pareri dei funzionari del Comune che non avevano ravvisato irregolarità nella procedura. Stesso discorso per quanto riguarda Amga e la scelta del direttore mentre per la vicenda della nomina della figlia di Luciano Guidi nel cda di Amga come pegno per l’accordo elettorale al ballottaggio delle elezioni 2017, Cozzi ha detto di aver saputo della cosa da Chiara Lazzarini.

Per la Procura, dunque, Cozzi non comprenderebbe il reato che gli viene contestato e questo sarebbe un motivo sufficiente per tenerlo in carcere in quanto, anche se non ha più la carica di vicesindaco, potrebbe ancora reiterare il reato o inquinare le prove.

«Il confronto è stato franco e collaborativo nei limiti delle diverse posizioni – sottolinea Giacomo Cozzi, il legale legnanese che difende l’ex vicesindaco -: ora attendiamo di conoscere la decisione del GIP. Mi auguro che, poiché il parere del pm non è vincolante, indipendentemente dal parere negativo il GIP conceda quantomeno gli arresti domiciliari, in nome del fatto che le esigenze cautelari, una volta date le dimissioni, sono decisamente scemate se non addirittura estinte. Gli arresti domiciliari permetterebbero anche una scelta difensiva più consapevole per i passi successivi».

Questa mattina toccherà al sindaco dimissionario Gianbattista Fratus affrontare l’interrogatorio del pm.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2019
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