“Andiamo su Marte e non sappiamo fare qualcosa per salire a Monteviasco?”

Lo sfogo di un lettore che scrive per conto di uno degli ultimi reduci del borgo montano rimasto isolato da quasi un anno

Una domenica a Monteviasco

Una lettera che vale quanto le speranze – e sono molte – di veder tornare a vivere un luogo del cuore da troppo tempo isolato, che rischia di morire se non fosse per l’impegno profuso dai carabinieri nel sorvegliare le case, e aiutare i pochi residenti della frazione. I fatti che hanno portato al fermo della funivia sono tristemente noti. Ora spetta alle istituzioni dare le risposte attese.
(ac)

Buongiorno Varese News,
vi scrivo, come già feci mesi fa, a nome di “Giordi” , uno dei 4/5 residenti di Monteviasco, ormai isolati dal 12 novembre 2018. Ci chiama al telefono Giordi, ormai unico strumento per avere un contatto con la civiltà. Con voce tremolante e sentitamente commossa, ci spiega che vorrebbe fare sentire il suo disagio e avere risposte certe,in merito al suo futuro.
È passato un inverno e ormai un estate, i turisti tra poco non verranno più, e neanche i cercatori di funghi, e passare un altro inverno da solo ,isolato, nel completo silenzio e isolamento lo atterrisce e spaventa , sapendo cosa lo attende essendoci già passato. Tante parole ma niente fatti, ci fa intendere Giordi, a 58 anni salire e scendere per portare a casa i viveri, non è per niente una passeggiata, per chi conosce la mulattiera che dai Mulini di Piero porta a Monteviasco. Vorrebbe scrivere al nostro Fontana, ma non sa se arriverebbe mai direttamente a lui, e così mi chiede di farmi portavoce , per via multimediale.
“Andiamo su Marte e non sappiamo fare qualcosa per salire a Monteviasco?” Ci propone in attesa che la burocrazia riavvii la funivia, di creare un sentiero più agibile e veloce tra i boschi , anche perché con un ginocchio non proprio sano, fare quei gradini con lo zaino da 15/20 kg di spesa è davvero impegnativo, specie in inverno con la neve e il ghiaccio. (…)
Un tempo aveva delle mucche col quale produceva un ottimo formaggio, e con voce tremolante, ci racconta che ha dovute svenderle perché non poteva più fornire loro il mangime necessario. Aveva delle capre, e ha dovuto vendere anche quelle, così come il suo mulo. Vive di pensione di invalidità, pochi euro, e una madre che necessita di assistenza continua. “Per quanto tempo posso andare avanti così? La gente non si chiede come ci si sente a stare isolati forzatamente”.
In estate si è dato da fare volontariamente per pulire e sistemare sentieri e borgo, ma che farà non appena i turisti non verranno più a prendere fresco? Non chiede nulla Giordi, se non avere modo di salire e scendere dal “paese” senza affrontare una avventura ogni volta.
Mi confessa di essersi pentito di aver svenduto le mucche, al quale era molto affezionato, ed anche di voler riacquistare perlomeno un mulo che lo aiuti e gli faccia compagnia.
Fiducioso del fatto che vorrete dare spazio ad una voce isolata dei nostri luoghi del cuore, vi auguro buona giornata.

Lettera firmata

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 settembre 2019
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