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Il racconto di un frontaliere: “In Svizzera troppa leggerezza, e io mi sento in pericolo”

Parla un frontaliere di Varese che lavora in un fast food oltre confine e mette in evidenza il profondo squilibrio tra Italia e Svizzera nella gestione di questa fase dell'emergenza coronavirus

Generico 2018

Mentre in Italia siamo alle prese con la discussione sulla cosiddetta “fase 2”, nella vicina Svizzera la fine del lockdown è già ad una fase ben più avanzata. Se da noi regnano ancora prudenza e timore, al di là del confine (dove molte aziende non hanno mai chiuso) hanno riaperto servizi come parrucchieri ed estetisti, ma anche diversi locali dove lavorano anche molti italiani.

Come vanno le cose ce lo racconta un frontaliere di Varese che lavora in un fast food in Svizzera.

«Ho ripreso l’attività lavorativa da poco e sono rimasto sbalordito da come gli svizzeri abbiano preso in considerazione tutta questa situazione – spiega – C’è un profondo squilibrio tra Italia e Svizzera. Se qua ad esempio non si può uscire, in terra elvetica invece è come se il virus non avesse mai varcato i confini. Sono tutti in giro, senza precauzioni, vedo inoltre che, parrucchieri ed estetisti sono tranquillamente operativi. Io stesso, mi trovo a lavorare con gruppi di 10 persone circa in spazi ristretti, seppur con mascherine e guanti, ma non tutti, e ripeto non tutti, rispettano questo tipo di norme».

Calarsi ogni giorno in questa “doppia” realtà è fonte di ansia e preoccupazione per lui e per tanti frontalieri: «Mi sento in pericolo e sono profondamente preoccupato, anche perché a casa mia c’è mio padre che ormai supera abbondantemente i 60 anni d’età. Allora in questo frangente, mi domando, qual è il senso di tutto ciò? Il Governo italiano, secondo le direttive del Comitato scientifico, ci consiglia ed impone di non uscire di casa, di evitare assembramenti, mentre in Svizzera succede tutt’altro».

Per il nostro frontaliere, c’è troppa leggerezza dall’altra parte del confine: «Sono molto arrabbiato oltre che spaventato. Mi è stato promesso che avrebbe avuto accesso all’attività lavorativa solo chi avesse avuto le condizioni di salute ottimali, ma se nessuno ci misura la febbre, come è possibile constatarlo? E mi preoccupa questo atteggiamento, a partire dei miei superiori, perché mi fa capire quanto sia importante in questa realtà il denaro rispetto alla salute, mentre per me la salute non ha prezzo».

di
Pubblicato il 29 aprile 2020
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Commenti

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  1. Scritto da Giorgio Martini Ossola

    Sono d’accordo, stamane sono entrato in ufficio dove c’erano una decina di persone tutte senza mascherina, io la indossavo e mi hanno guardato come se fossi stato un marziano. Mi chiedo a questo punto dove sia la verità perché le ipotesi sono solo due: noi stiamo facendo troppo rumore per nulla e non ci stanno raccontando la verità, oppure gli svizzeri sono pazzi.

  2. Scritto da carlo196

    Oltretutto i cari vicini oltre a far lavorare nelle condizioni descritte, costringono i nostri frontalieri a code snervanti tenendo chiusi i valichi minori che abbrevierebbero i tempi del tragitto casa lavoro.

    1. Scritto da Corinna Bettoni

      Ma ringrazia che ti fanno lavorare i cari vicini.
      Fosse per me non esisterebbe alcun frontalierato. Se vuoi lavorare in Svizzera ti trasferisci in Svizzera come fanno i migranti che vengono in Italia.
      Cosa pensi che oltre a farvi guadagnare il triplo vi stendono anche il tappeto eliminando le code? Ahahahahah devi averne di voglia di lavorare, mamma mia quanto aspetto il giorno che mettano una bella legge per limitare la pacchia di tutti questi lamentosi furbetti. Così vi rimboccherete le maniche e ve lo troverete in Italia il lavoro.

  3. Scritto da GiuliaS22

    Sono pienamente d’accordo, mio padre è un frontaliere e ogni giorno ce ne racconta di nuovr,tra cui una sua giornata lavorativa a noleggio con il suo mezzo per un altra azienda. lui con mascherina, tutto in sicurezza e i due operatori dell’altra azienda con cui doveva lavorare a contatto si sono presentati senza mascherine e guanti, allora ha preso e chiuso il mezzo finché non si mettevano in sicurezza, ha chiamato il suo capo raccontandogli l’accaduto e la risposta dei due operatori è stata “Mamma mia come sei pignolo”. Noi siamo chiusi in casa da mesi e mio padre nonostante faccia anche sanificazioni con la sua ditta, va al lavoro con la paura di tornare a casa e contagiare anche noi perché oltre le cose sono diverse. A questo punto mi chiedo dove sia la verità

  4. Scritto da Corinna Bettoni

    È semplice amico. Al posto di fare il piagnone in perfetto stile italico licenziati e lavora a 1200 euro in Italia, come dovrebbe essere. Oppure accetta le regole del paese che ti dà da vivere e trasferisciti là pagando vitto e alloggio in Svizzera.
    Vi piace vincere facile e piangere sempre.
    A fare i furbi sono capaci tutti, adesso o ti adatti o ti adatti. E taci.

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