Effetto Covid: 2020 anno orribile per l’occupazione

Nel 2020 i dipendenti privati diminuiscono del 2,6% rispetto al 2019. Intermittenti -19%, somministrati -9,9%. Gli apprendisti sono diminuiti del 5,1% e gli operai del 3,3%

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I dati diffusi dall’Inps confermano quanto già si poteva immaginare: il 2020 è stato un anno orribile per l’occupazione.  La variazione percentuale sul 2019 è pari al -2,6%, ed è dovuta essenzialmente agli effetti
dell’emergenza legata alla pandemia da Covid-19 che ha determinato la caduta della produzione e dei consumi. In particolare, gli apprendisti sono diminuiti del 5,1% e gli operai del 3,3%.

Nel 2020 i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi operai agricoli e domestici), con almeno una giornata retribuita nell’anno, sono stati 15.581.083, con una retribuzione media di 20.658 euro e una media di 223 giornate retribuite. Gli operai (8.563.588 lavoratori) rappresentano il 55,0% del totale, contro il 36,8% degli impiegati, il 4,0% degli apprendisti, il 3,1% dei quadri e lo 0,8% dei dirigenti. Rispetto al genere, i lavoratori maschi rappresentano il 57,7% della distribuzione. La retribuzione media annua nel 2020, pari a 20.658 euro nel complesso, aumenta al crescere dell’età, almeno fino alla classe 55–59, ed è costantemente più alta per il genere maschile (23.859 euro contro 16.285 euro per le femmine).

Nel 2020, quasi un terzo dei lavoratori dipendenti (32,1%) lavora nelle regioni del Nord- ovest; segue il Nord-est con il 23,6%, il Centro con il 20,8%, il Sud con il 16,5%, le Isole con il 6,9%, mentre solo lo 0,1% lavora all’estero. Le retribuzioni medie nel 2020 presentano valori più elevati nelle due ripartizioni del Nord: rispettivamente 24.533 euro nel Nord-ovest e 21.942 nel Nord-est, con un forte divario rispetto alle ripartizioni del Mezzogiorno, contrassegnate anche da valori più bassi di numero medio di giornate retribuite nell’anno. Nel 2020 il numero di lavoratori dipendenti intermittenti con almeno una giornata retribuita nell’anno è risultato pari a 542.546 (-19,0% rispetto al 2019).

A livello territoriale circa i due terzi dei lavoratori intermittenti lavorano nelle regioni del Nord. Rispetto al genere, i lavoratori maschi rappresentano il 49,3% della distribuzione. La retribuzione media annua nel 2020, pari a 1.869 euro nel complesso, aumenta all’aumentare dell’età e risulta poco differenziata per genere; la classe di età con la retribuzione media più elevata è quella tra 60 e 64 anni con 2.795 euro. Analizzando infine la variabile territoriale, nel 2020 il 34,9% degli intermittenti lavora nel Nord-est; segue il Nord-ovest con il 32,8%, il Centro con il 20,2%, il Sud con il 9,3%, fino al 2,8% nelle Isole. Nel 2020 il numero di lavoratori dipendenti in somministrazione con almeno una giornata retribuita nell’anno è risultato pari a 736.032, in diminuzione rispetto all’anno precedente (– 9,9%). I lavoratori maschi rappresentano il 59,0% della distribuzione.

La retribuzione media annua nel 2020, pari a 9.252 euro nel complesso, è costantemente più alta per i maschi (nel complesso 10.338 euro contro 7.691 euro per le femmine). La classe di età con retribuzione media più alta per le femmine è quella dai 30 ai 34 anni con 8.799 euro, mentre per i maschi è quella dai 40 ai 44 anni con 11.212 euro. Analizzando la distribuzione dei lavoratori per area geografica di lavoro, nel 2020 il 68,4% dei lavoratori dipendenti in somministrazione lavora nelle regioni del Nord; seguono il Centro (18,3%), il Sud (10,1%), le Isole (3,2%). Infine, a livello territoriale, nel 2020 il 39,8% del numero medio di dipendenti in somministrazione lavora nel Nord-ovest, seguono il Nord-est con il 28,4%, il Centro con il 18,2%, il Sud con il 10,5% e il 3,1% nelle Isole. (Fonte Inps)

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Pubblicato il 12 Novembre 2021
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