Estremista islamico espulso: i tedeschi lo rispediscono in Italia
Lased Ben Heni venne arrestato in seguito alle indagini su via Dubini a Gallarate. Ha beneficiato dell'indulto ed ora potrebbe essere espulso
Italia-Germania andata e ritorno. Il percorso è quello intrapreso da Lased Ben Heni, tunisino, arrestato dalle autorità tedesche il 10 ottobre 2001 e successivamente estradato in Italia su ordine del giudice Stefano D’Ambruoso, che lo aveva riconosciuto come membro del gruppo estremista islamico Salafita per la predicazione e il combattimento. Grazie al provvedimento di indulto firmato dal ministro della Giustizia Clemente Mastella, Lased Ben Heni è stato scarcerato ed espulso, insieme ad altri due elementi accusati di essere parte di frange legate ad Al Qaeda, Abdelhalim Remadna e Benattia Nabil, arrestati tra Milano e Gallarate tra il 2000 e il 2001. Il suo viaggio in Germania è durato lo spazio di poche ore: atterrato una settimana fa, 2 agosto, a Monaco di Baviera, accompagnato da tre funzionari della polizia italiana, è stato rispedito al mittente la mattina seguente su un aereo di linea diretto a Roma. Al tunisino è stato negato lo status di profugo perchè in passato aveva fornito indicazioni false nella sua domanda d’asilo, affermando di essere libico. I giudici italiani lo avevano accusato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di armi, esplosivi e aggressivi chimici, oltre che ricettazione, contraffazione e utilizzo di documenti falsi. La base degli estremisti islamici dei quali Lased Ben Heni faceva parte era a Gallarate, in via Dubini, dove le forze dell’ordine smantellarono l’organizzazione legata ad Al Qaeda e guidata da Essid Ben Khemais. Nell’appartamento di via Dubini vennero trovate video cassette e filmati di battaglie, addestramenti e immagini provenienti dai campi in Cecenia e Afghanistan. Lased Ben Heni fu identificato come anello di congiunzione tra le cellule estremiste islamiche di Italia e Germania ( anche per questo è conosciuto come "Mohamed il tedesco") e, in seguito ad intercettazioni delle telefonate tra lui e il suo “capo” Khemais, arrestato. Fu condannato a sei anni di reclusione, ora beneficia dell’indulto. Il primo tentativo di farlo espatriare è fallito, ed ora al Viminale stanno valutando la possibilità di espellerlo definitivamente.
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