Focus sui film di domenica 6 agosto

Recensione sui principali film della giornata

CHAND KILO KHORMA BARAYE MARASSEM-E TADFIN

Qualche chilo di datteri per un funerale, Iran 2006, di Saman Salour

La prima frase del film ne costituisce il titolo e introduce un cortometraggio in bianco e nero che si candida alla vittoria nella sezione “cineasti del presente”.

Saman Samour, classe 1976, non è un esordiente ma si dichiara felice di presentare il film a Locarno dichiarando di avere avuto per lungo tempo, da ragazzo, un poster di Piazza Grande appeso in camera.

Sincerità o piaggeria? non lo sappiamo ma non ci importa più di tanto di fronte al valore del film che propone.

Un bianco e nero a fortissimo contrasto introduce la realtà lunare di un villaggio di montagna dell’Iran, e di una disperata stazione di servizio nelle vicinanze, presidiata da due dipendenti resi virtualmente disoccupati dalla deviazione della strada su cui sorge l’impianto.

Solo due clienti si vedono ogni tanto: il becchino che va in cerca di cadaveri sepolti dalla neve e un postino che sfrutta l’amore immaginario di uno dei due eremiti per farsi pagare cifre sempre crescenti per consegnare lettere d’amore a una donna che non risponde mai.

Una storia di isolamento e follia che trova l’apice in un finale che condanna alla disperazione uno dei due protagonisti mentre riapre uno spiraglio di futuro all’innamorato non corrisposto.

Non casualmente l’unico uomo che sembra avere un rapporto positivo con la vita è proprio il povero becchino ambulante, costretto a un lavoro ingrato, isolato da una comunità che forse lo considera portatore di sventura, riesce pur sempre a salvare chi poteva essere salvato e a mettere nudo la follia di chi aveva perso del tutto il contatto con la realtà.

Un film ironico, commovente, profondo nell’analisi e nella ricerca:” un’idea che mi portavo dentro fin dai tempi della scuola, un film a cui ho pensato per tutta la mia carriera sperando di poterlo un giorno realizzare”, le parole del regista che ha, nel migliore dei modi”rinnovato lo storico rapporto tra Locarno e il cinema iraniano, cementato in decenni di rapporti e collaborazioni” come ha chiosato Frèdèric Maire.

Das Leben der Anderen

La vita degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck Germani, 2006

Thriller psicologico ambientato Berlino sul finire della guerra fredda: un capitano della STASI viene messo alle costole di un giovane e apparentemente ortodosso autore teatrale, lo scopo è trovare prove di un suo tradimento per consentire al ministro della Cultura di sedurre la bellissima compagna dell’uomo.

Una trama semplice scontata se non fosse che il capitano Wiesler è un uomo onesto e idealista, comprendere il vero motivo per cui è stato aperto il caso sarà solo il primo passo in direzione della “conversione”, ciò che veramente lo sedurrà sarà sentire l’umanità delle conversazioni dei dissidenti, leggere i loro libri, conoscere una cultura diversa e, forse soprattutto, la preoccupazione di non privare il mondo di un grande autore e di un’ottima attrice chiudendoli in carcere.

Wiesler cerca le prove del tradimento prima che questo esista ma poi le occulta quando si produce, tenta anche di avvisare la bella Christa – Maria, attrice geniale ma donna tormentata, dei rischi che corre.

Non riuscirà a salvare la donna da se stessa ma, sacrificando la propria carriera garantirà la libertà al grande artista che, solo anni dopo, scoprirà la verità.

Il film dura poco più di due ore che passano come pochi minuti in un clima di tensioni crescenti in cui i protagonisti non si stancano mai di sorprendere il pubblico con scelte e azioni inaspettate, amici diventano nemici e viceversa, e questo senza che venga mai meno la coerenza dei personaggi.

Un film che sa appassionare il pubblico toccando importanti temi di attualità e storia, seppure talvolta in modo un po’ ingenuo, ma senza precludere un’interpretazione più profonda né la tensione e il ritmo della narrazione.

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Pubblicato il 07 Agosto 2006
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