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«Fino ad ora abbiamo sbagliato. Berlusconi non è in conflitto con i propri interessi, ma con gli interessi degli italiani». Beniamino Lapadula, responsabile delle politiche fiscali della cgil nazionale, gioca con le parole. È intervenuto alla "Festa dei diritti", l’iniziativa a sostegno della campagna di raccolta firme della cgil "tu togli io firmo" per la difesa e l’estensione dei diritti. Davanti ha sé ha molta gente, sopra di sé la sede storica della Lega Nord, ma non ne sembra preoccupato. (foto: a sinistra Beniamino Lapadula) «Qui è nato il ministro del Welfare, ma a me sembra che, da come stanno andando le cose, i lavoratori e la gente in genere non hanno gradito il patto per l’Italia e la politica di questo governo. Il nostro obiettivo è raggiungere 5 milioni di firme, in poche settimane ne abbiamo raccolte la metà». Il braccio di ferro che avete ingaggiato con il governo sembra arrivato al dunque. «La vera novità è che il governo si è smascherato da solo. Oggi la cgil non è più isolata come prima, le contraddizioni all’interno del governo e della stessa maggioranza, e non solo, sono tali da non lasciare più molti dubbi sulla nostra posizione». E non solo si riferisce a Confindustria? «Sì. Quell’asse forte oggi si è trasformato in una presa di distanza e un allontanamento tra governo e industriali. Anche qui a Varese c’è stata una rottura tra industriali e Lega, se non sbaglio. È la politica fiscale ed economica il pomo della discordia: il prelievo fiscale dalle imprese non è diminuito, come promesso. Viceversa per le famiglie è stata ridotta l’irpef, ma hanno tagliato i trasferimenti alle regioni e così i cittadini si devono pagare i servizi. Con una mano danno, con l’altra prendono. L’inflazione e la stagnazione economica sono la cartina tornasole».
Rimane però l’asse forte con l’elettorato che è poi il vero fondamento della legittimità di un governo. «Mi sembra fortemente indebolito. Il federalismo non era un elemento forte, una parola d’ordine di questo governo? Eppure si sta verificando un paradosso: questo governo punta avanzata del federalismo sta centralizzando tutto, l’ultimo esempio è il decreto Gasparri. La gente sta capendo che c’è molta improvvisazione e la prova del nove sarà la prossima finanziaria». Cofferati si colloca nel correntone dei diesse. Sarà il vostro prossimo interlocutore politico in attesa di Prodi? «Cofferati timbra il cartellino alla Pirelli, ha lasciato un’eredità forte e un gruppo dirigente capace e coeso. A suo tempo ha fatto una scelta vincente aveva visto lungo, a differenza di altri». Nel breve periodo ci sarà un ritorno all’unità sindacale? «Il rapporto unitario è auspicabile ma solo nella chiarezza delle posizioni. Oggi non dobbiamo dimenticare che gli italiani hanno avuto un punto di riferimento forte nella scelta fatta da Cofferati a suo tempo, qualcosa vorrà dire».
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