Vitali: “Le mie storie mi fanno compagnia”
Con "Il segreto di Ortelia" lo scrittore di Bellano è stato ospite ad Amor di libro
"Il segreto di Ortelia" non si può svelare. Del suo ultimo libro, in compenso, c’è molto altro che Andrea Vitali può anticipare ai lettori: partendo dal fatto che sarà presto un film o che questa volta nasce da ricordi personali, motivo che lo ha spinto ad ambientare il romanzo negli anni Cinquanta al posto dei soliti Trenta che fino ad ora hanno ospitatoi suoi libri.
Presentato dal giornalista e fotografo Mario Chiodetti, lo scrittore del paesino di Bellano è stato ospite ieri della rassegna Amor di Libro dove già lo scorso anno si raccontò ai varesini.
Vitali è un bravo narratore e non è scontato che chi è abile nello scrivere lo sia altrettanto nel parlare. Lui lo è. Al pubblico che ha affollato la saletta delle presentazioni ha fatto omaggio dei suoi aneddoti divertenti tanto da sembrare perfino surreali. «Mi piace parlare per fatti – ha spiegato l’autore – citare quei personaggi che sono i grandi protagonisti delle mie storie: figure femminili particolari, ladri di polli, medici e zitelle. Lasciandoli chiaramente nello sfondo dei loro ambienti affascinanti».
Sfondo che non va mai al di fuori della provincia e che i lettori hanno dimostrato di saper di gran lunga apprezzare. «Avevo venticinque anni – ha continuato Vitali – e già avevo in testa le mie storie. Può sembrare banale che cercassi un luogo per ambientarle, che mi sforzassi di trovare un paese immaginario dove quei racconti potessero essere collocati. Ci ho messo un po’ ad accorgermi che l’avevo proprio sotto gli occhi». Paesi e persone sono parte della vita quotidiana dello scrittore che, medico condotto di un piccolo borgo del lago di Como, ha la straordinaria e involontaria occasione di imbattersi di continuo in quelle vicende bizzarre che ama raccontare. «Mi facevo e mi faccio fare compagnia da queste storie anche quando non scrivo. Fingo tra me e me i luoghi e i dialoghi: non stupitevi se un giorno, incontrandomi in macchina, mi vedrete gesticolare e parlare da solo. Prima di essere scritte le mie storie devono essere ben chiare nella mia testa».
Il fatto di ispirarsi a eventi realmente accaduti ha i suoi pro e i suoi contro. Ma i contro hanno risvolti decisamente simpatici: «I miei libri hanno due tipi di lettori – ha concluso -: quelli che non vivono a Bellano, che quindi apprezzano le storie per quello che sono e i miei compaesani che non hanno ancora capito che quello che scrivo non è cronaca del paese. All’uscita di ogni libro devo fare i conti così con una specie di processo alle intenzioni: chi dichiara "Ho capito che volevi parlare di quella là" e chi contrattacca "Guarda che non è andata proprio così…". Niente di male comunque, in entrambi i casi ho lo spunto per qualcosa di nuovo».
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