Arresti domiciliari per Gigi Bossi e Federica Motta

I due sono stati scarcerati oggi dopo oltre due mesi, ma non potranno comunicare con nessuno. Accolta l'ennesima richiesta dei legali, questa volta senza obiezioni dal pm

Sono stati scarcerati oggi Gigi Bossi, ex dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Gallarate, e Federica Motta, sua compagna, anche lei architetto, accusati di concussione dalla Procura di Busto Arsizio. I legali dei due, Cesare Cicorella e Tiberio Massironi, hanno infine vista accolta dal gip Chiara Venturi l’ennesima richiesta di scarcerazione, cui il pm Roberto Pirro non ha opposto obiezioni, a differenza di precedenti istanze dello stesso tipo. Lo stesso pm ha però richiesto e ottenuto che i due restino agli arresti domiciliari.

Bossi e Motta due sono rimasti in cella oltre due mesi.  La vicenda giudiziaria che vede protagonisti Bossi e Motta è partita con il loro arresto lo scorso 26 maggio nell’ambito dell’operazione detta Lo.-Li.-Ta. dal nome dello studio professionale della Motta. Secondo l’accusa, che contesta il reato di concussione, Bossi favoriva la compagna imponendo ai costruttori di farla comparire almeno come cofirmataria dei progetti. I due si sono detti estranei alle accuse. Minuziosa la raccolta di prove a carico della coppia: le precedenti quattro istanze diverse di scarcerazione differenti erano state in precedenza respinte, in un caso anche dal Tribunale del Riesame di Milano. Oltre a raccogliere tutti i materiali relativi alle pratiche edilizie sotto esame (fra le quali alcune di particolare rilievo, relative a centri commerciali), il pm Pirro ha ascoltato un gran numero di persone a vario titolo informate sui fatti, fra le quali il sindaco Nicola Mucci e l’assessore all’urbanistica Massimo Bossi, ma anche molti dipendenti comunali gallaratesi, in particolare dello Sportello unico per l’Edilizia. Il ruolo di questo ufficio nella vicenda sarebbe rilevante, nel senso che le indagini hanno messo in luce un non corretto computo degli oneri di ubanizzazione, sottostimati (e non gonfiati) per centinaia di migliaia di euro anche in seguito a certificazioni errate depositate in Comune. Vi sarebbe anche qualche irregolarità riguardo le Dichiarazioni di Inizio Attività (DIA): almeno una risulterebbe presentata da persone non abilitate a farlo, e cionostante non controllata sotto questo aspetto. Alla magistratura contabile
saranno trasmessi gli atti di sua competenza per accertare ogni ulteriore responsabilità ed avanzare eventuali richieste risarcitorie.

La scarcerazione di Bossi e Motta, dopo che una richiesta in merito era stata respinta dal gip Venturi appena lo scorso 21 luglio, sarebbe legata alla fine delle esigenze cautelari più stringenti, venuti meno i rischi di fuga, commissione di altri reati o inquinamento di prove che giustificavano la detenzione degli indagati. Bossi e Motta risiederanno separatamente presso parenti, lui a Somma Lombardo, lei a Parabiago, con rigoroso divieto di vedersi o scambiare messaggi con chiunque eccetto gli immediati conviventi.

Commenta così l’avvenuta scarcerazione dei due  l’avvocato  Cicorella, legale di Federica Motta, contattto da Varesenews: «All’inizio si era esagerato, ora si è ristabilito l’ordine. Forse il pm ha chiuso le indagini» azzarda. Non è così in realtà. I tempi tecnici per terminarle vanno fin verso fine novembre, e durante i recenti interrogatori sono state fatte dichiarazioni che richiederanno ulteriori riscontri – è possibile che si giunga ad una richiesta di rinvio a giudizio forse già ad ottobre. «La nostra linea di difesa» prosegue il legale di Motta, «non cambia, resta quella di negare ogni coinvolgimento rispetto alle accuse mosse. Arresti domiciliari con divieto di comunicare con l’esterno? Forzature» commenta ancora Cicorella, «ad un certo punto o sussistono ancora le esigenze cautelari, o non hanno senso questi divieti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 agosto 2008
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