Bersani: “Tremonti? Lo attendiamo al varco”

Per il ministro-ombra dell'economia, ospite venerdì sera della festa del PD alla Schiranna, in autunno verranno al pettine i nodi della manovra finanziaria

Pierluigi Bersani, "ministro ombra" dell’Economia, è stato l’ospite di lusso del venerdì sera alla Festa del PD alla Schiranna. Pubblico delle grandi occasioni e due direttori di quotidiani, Giorgio Gandola de "La Provincia" e Giancarlo Angeleri de "La Prealpina", mobilitati per sottoporre l’ex ministro dei governi targati centrosinistra ad una sorta di piccolo questionario sui temi del momento. Fra il pubblico anche il consigliere regionale Stefano Tosi e il deputato Daniele Marantelli ad un certo punto in veste, letteralmente, di "portatore d’acqua" al palco. E di acqua intanto ne veniva giù a catinelle, fra tuoni e fulmini, tanto da far sospettare che da queste parti persino Giove Pluvio abbia il cuore a destra.

In terra infidelium, Bersani non sembra affatto sentirsi a disagio. Quando però lo si stuzzica dandogli dell’«alter ego di Tremonti», replica secco. «Tremonti è fanstasioso e demagogico, un Robin Hood (dalla Robin Hood tax, inasprimento fiscale dal 27 al 33% sui settori finanziario, assicurativo, energetico), sì, ma al contrario. Qui il problema centrale è il potere d’acquisto sempre più limitato di salari e pensioni che frena i consumi interni: servono detrazioni fiscali significative, e non ne vedo, e poi indicare un’inflazione programmata vicina a quella reale. Invece si ragiona su un un 1,7% quando Istat ci parla ormai del 4,1%…» Bersani boccia il rapporto tra governo, banche, petrolieri, ed elencando favori ad autostrade, banche, assicurazioni. «Il ragionamento è del tipo "dammi qualche soldino in più e poi col consumatore fai quel che vuoi"» rincara Bersani, contrapponendo le sue "lenzuolate" liberalizzatrici che sempre, ricorda, contenevano provvedimenti a tutela del consumatore. Bersani è critico anche con la Carta dei Poveri, una prepagata da "conservatorismo compassionevole"
lanciata dal nuovo ministro dell’economia. «Com’è che Tremonti dall’America porta solo le ciofeche, come i mutui per indebitarsi o la carta dei poveri, e non le leggi su evasione fiscale e conflitto d’interessi?».

Pungolato da Angeleri, Bersani motiva la secca sconfitta elettorale con una superiore capacità delle destre di parlare ad una società piagata da insicurezza e impoverimento, oltre che ai provvedimenti impopolari del bienno prodiano resi necessari dallo stato precario delle finanze pubbliche nel 2006, che non hanno avuto il tempo materiale di "dare dividendi". «Ormai siamo alla destra che dice che il mondo così non va: non lo sopporto, per me questo è sempre stato il compito della sinistra» confessa Bersani. «Oggi chi ce la fa in economia è comunque nervoso e la destra gli promette meno rotture di scatole e più deregulation; c’è poi un pezzo di società che è "fuori", muta, non reagisce, nemmeno t’insulta più, e per loro c’è la demagogia, la Robin tax, le carte dei poveri. In mezzo, ceti che cercano di difendere le loro posizioni». E qui Bersani cita le resistenze alle sue liberalizzazioni, come la rivolta dei tassisti romani.  

Su Malpensa, Bersani ricorda di aver a suo tempo (sotto il Prodi I) provveduto al trasferimento dei voli. Vi è poi il problema strutturale dei troppi aeroporti e della coesistenza con Linate. Su Malpensa, dice Bersani, occorreranno interventi seri che saranno «anche
impattanti dal punto di vista territoriale ed ambientale». Polemico il ministro ombra su Alitalia: grande occasione quella gettata al vento con Air France, pronta a ripianare i debiti. Certo, ammette, il vettore francese non avrebbe puntato su Malpensa («questo è verissimo»), «ma come governo potevamo favorire condizioni per cui l’aeroporto avrebbe ripreso rapidamente il suo ruolo. Ora invece, con
questa mini-Alitalia di cui si parla oggi, i debiti se li accollano tutti i cittadini. Un’operazione così cinica in trent’anni non l’avevo mai vista. Sono minacciati i diritti di lavoratori, consumatori, piccoli azionisti… Seguiamo con attenzione questa vicenda, ne verrà fuori parecchio, vedrete».

Perchè la sinistra non vince al Nord? viene chiesto a Bersani. «Ma l’Emilia Romagna, scusate, dov’è?» è la risposta. «Abbiamo gli stesi problemi: fisco, immigrati, infrastrutture, ma le risposte non sono le stesse». La differenza è per Bersani una maggior senso di coesione sociale del modello emiliano. «Qui invece la risposta è venuta da percorsi più individuali, un modello per cui il centrodestra ha parole più confortanti». Il Po come la Cortina di Ferro. 

In economia Bersani resta un fautore del globalismo. «Tutti erano contro l’euro, certo è partito in modo pessimo, il governo Berlusconi nonostante nostre richieste non attivò i controlli sui prezzi. Dazi? Oggi? Tremonti ha torto marcio: non abbiamo mai esportato come adesso. Siamo da un millennio un paese che trasforma materie prime che non ha. Non abbiamo niente, ma facciamo di tutto. E lo vendiamo. Se scatta il riflesso protezionistico, i primi a pagare siamo noi». La situazione dell’economia globale è fuori dal controllo dello stesso governo, si veda l’avanzata inarrestabile di India e Cina affamate di energia e sviluppo.

Si parla anche dei rifiuti di Napoli, con Bersani che mette i puntini sulle i pur ammettendo un fallimento gestionale e contrappone la generosità degli emiliani verso Milano in crisi rifiuti (metà anni Novanta) con i no leghisti ai rifiuti campani diventati sì , ma solo dopo le elezioni. Bersani è duro con la Lega, in cui constata il  prevalere di «elementi difensivi e regressivi». «Il nord non si accontenta di insulti all’inno di Mameli: tagli a trasferimenti ai Comuni, senza più Ici, ma soldi a pioggia a Roma perchè c’è Alemanno; leggine ad personam per Berlusconi, taglio gravissimo e passato sotto silenzio dei livelli essenziali di assistenza sanitaria, tagli alle infrastrutture, una manovra esaminata di notte senza che nemmeno i parlamentari potessero averne piena contezza… siete al governo e ne rispondete».

L’ex ministro confida nei prossimi mesi. «In autunno la bomba scoppierà, Tremonti dovrà affrontare vari nodi e lo attendiamo al varco. Saremo in piazza, daremo alla gente gli strumenti per capire. Il cittadino non è un suddito, le tasse se vogliamo pagarle meno bisogna pagarle tutti. Questo non si chiama altro che civismo, sarà una strada in salita ma è l’unica alternativa al berlusconismo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 agosto 2008
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