A Natale dove erano i bottegai di Varese?
Una famiglia durante le feste cerca di andare al cinema e non ci riesce. Ripiega su una cioccolata calda, e va peggio. Il racconto di Gianni Basso
Egregio Direttore,
Le racconto in breve cosa mi è capitato il giorno di Natale.
Esco da casa verso le 16 con i miei figli Roberto, Giorgio e Giannino, con mia moglie Rosetta, diretti come tradizione al Cinema. Arriviamo davanti alla multisala e di fronte a noi si appelesa un muro di persone. Una fila sin sulla strada. Mi dico: beh, è Natale, la ressa era prevedibile. Passa mezzora e sto in fila, ma avanzo di mezzo metro ogni 30 minuti. Allora dico a Rosetta, vai a vedere le Cassiere come lavorano. Mia moglie va e poi ritorna, e mi dice
sconsolata che la colpa non è delle Cassiere ma del ridotto numero di Casse aperte: tre. Sì solo tre, pur sapendo preventivamente che a Natale ci sarebbe stato il pienone.
Allora, con i miei tre figlioli cerco di sgomitare per guadagnare qualche centimetro ma niente da fare. Dopo circa un’ora ci arrendiamo, il Muro di gente ci fa avanzare di pochi centimetri, e ce ne andiamo.
Dico a Rosetta, a Roberto, Giorgio e Giannino: vi porto a prendere una bella cioccolata con la panna. Bene, anzi male. Sa caro Direttore quanti bar erano aperti al pomeriggio di Natale nel centro di Varese? Uno, lo Zamberletti strapieno fin sotto i portici.
Ho girato in corso Matteotti, in via Broggi, poi alla Motta, in piazza Repubblica: il nulla, tutto chiuso con decine e decine di persone alla ricerca di un bar aperto.
E’ questo il servizio offerto dalla nostra città? Dai nostri esercenti? E poi si lamentano della crisi, se avessero aperto – anche loro dopo il cappone –
sicuramente avrebbero incassato migliaia di euro.
Io con mia moglie e i miei figlioli sono tornato a casa arrabbiato, e mi sono tornati alla mente gli splendidi reportage del giornalista e storico Franco Giannantoni che definiva Varese "città di bottegai" negli anni Settanta. E tale è rimasta.
Ai commercianti dico solo: meno fumo, meno Stati Generali sullo scibile umano, meno conferenze stampa (ne ho contate ben quattro sulla Carta benzina!), meno tendoni in piazza per l’Expo e più concretezza. Bar e cinema a misura
d’uomo.
Distinti saluti
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