“Dieci minuti prima dell’incidente ero ancora con lui al circolo”

Incredulità e rammarico a Buon gesù dopo la morte per incidente di Stefano, gestore del locale circolone. A gennaio morì all'incrocio del Sempione un residente del quartiere

Un lunedì mattina come tutti gli altri in apparenza per Buon Gesù, quartiere di Olgiate Olona al confine con Castellanza e Busto Arsizio, ma nei bar e all’edicola i quotidiani locali sono spalancati sulla pagina della cronaca bustese. L’incidente che ieri sera si è portato via Stefano Merlo, il quarantenne gestore del locale circolo, è l’argomento del giorno: a conoscerlo erano in tanti, anche se la voglia di parlare dell’accaduto è poca, e obiettivamente non è molto quel che si può dire in simili circostanze, tragiche quanto inattese. «Una persona brava e onesta» è il commento che ci viene a più riprese proposto dai pensionati che tra un caffè e un’occhiata al giornale sostano al bar all’angolo di piazza Volontari della Libertà. Ma c’è chi conosceva bene Stefano. «L’ho visto crescere, da quando era ragazzino» ci dice con gli occhi rossi, ancora incredulo, un frequentatore del bar, di qualche anno maggiore del quarantenne rimasto ucciso, che chiede l’anonimato. «Lui ora vive a Beata Giuliana, ma anni fa aveva una zia dove vivevo io, che veniva sempre a trovare. E pensare che ieri sera alle 21 era ancora lì al circolo con lui». Un quarto d’ora dopo, Stefano era gravissimo sull’asfalto, un’ora dopo era morto.

Davanti al circolo che da un paio d’anni l’uomo gestiva con la moglie, Daniela, frequentato da pensionati e stranieri, poche persone. Qualcuno si avvicina, quasi a sincerarsi che sia vero quanto letto sui quotidiani, e guarda smarrito la serranda abbassata, un cartello stampato di fresco al pc: "Chiuso per lutto". Voglia di parlare con il cronista di turno, poca.

Nella pizzeria accanto, "Il bivio", il titolare Michele Vitaliano ricorda il gestore del circolo con cui scambiava visite di cortesia: lui a prendere il caffè dal vicino, l’altro a ritirare pizze nel suo locale. «Una relazione di vicinato cordiale, lui era un ragazzo a posto, che si dava da fare e faceva andar bene il suo circolo. C’era sempre un bel pienone, anche ieri dopo la partita della Pro Patria», che qui, a due passi dallo Speroni, è religione. Tanto che a volte i locali vengono fatti chiudere poco prima dei match con tanto di ordinanza del Prefetto, giusto per evitare problemi con le tifoserie.

Stefano al Buon Gesù era conosciuto, ma viveva altrove. Chi invece viveva sul posto era Nicola Caratella, il 56ene pasticciere che a gennaio aprì la sequela di vittime della strada fra Busto e immediati dintorni proseguita fino a ieri sera, la sua piccola Twingo centrata da un pesante Suv proprio sul caotico incrocio del Sempione, a due passi da casa. E fra i pensionati che passeggiano per piazza Volontari della Libertà c’è chi ricorda Nicola, indicando col dito la direzione della sua vicinissima casa. Anche lui, come Stefano, ha lasciato moglie e due figli. In mezzo alla piazza, fra la chiesa e l’orrido scheltro di un palazzo rimasto incompiuto da molti anni, troneggia il monumento dedicato ai Caduti per la patria del rione. I tempi si sono evoluti, e alla "colpa" di esser nati italiani si è sostituita, con esiti altrettanto micidiali ma che non resteranno su nessun libro di storia, su nessun monumento, quella di essere motorizzati. E sono ancora e sempre lacrime e sangue.

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Pubblicato il 22 Dicembre 2008
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