Pedemontana, una festa senza i cittadini
Accesso vietato senza il pass. Giorgetti: "Dovrebbe essere una festa di popolo e invece hanno chiuso le strade"
A dare la prima picconata ai lavori di Pedemontana c’erano tutti i vertici della politica e delle istituzioni, gran parte dei rappresentanti delle associazioni economiche e i più alti in grado delle forze dell’ordine. Mancavano però i cittadini a cui non è stato permesso l’ingresso alla inaugurazione, tenuti a una distanza di 500 metri. Le strade sono state bloccate dalle camionette di carabinieri e polizia, l’uscita della 336 è stata chiusa, carabinieri a cavallo facevano la guardia nei boschi circostanti e un cordone sanitario di forze dell’ordine monitorava ogni altro accesso. Entrava solo chi aveva il pass, i politici e le persone importanti. Un’impostazione che ha fatto storcere il naso anche all’onorevole Giancarlo Giorgetti («dovrebbe essere una festa di popolo e invece hanno chiuso le strade»).
Si è trattato di un’inaugurazione dominata dalla politica, criticata nei giorni scorsi per i soldi spesi (300mila euro) e che ha suscitato anche una presa di posizione della Associazione degli artigiani che ha sottolineato la necessità di essere più sobri in un momento di grande difficoltà economica.
Eppure, il giornalista Roberto Poletti, conduttore della kermesse, l’ha definita «sobria, precisa e puntuale che ha scatenato polemiche immotivate».
I politici hanno detto la loro. «Momento magico» ha esclamato il governatore Roberto Formigoni scendendo dalla sua auto: «ricordo ancora quando nel ’95 appena diventato governatore tirai fuori dai cassetti polverosi il progetto bloccato della Pedemontana, da allora tessendo il filo del dialogo con gli enti locali e i governi, aprendo decine di tavoli di confronto siamo riuscito ad organizzare il consenso e soprattutto un piano di sostegno finanziario: È stato il successo del metodo lombardo».
Lo hanno ricordato l’assessore Cattaneo e Formigoni, ma lo hanno fatto un po’ tutti, compreso il presidente Berlusconi, «non a caso la Lombardia ha consegnato alla storia un uomo come me».
Un modello lombardo che «ha permesso di reperire il 75% del capitale necessario alla costruzione dell’intera opera dai privati» e di «mettere d’accordo tutti sulla sua realizzazione». Un metodo che questa mattina ha convinto un po’ tutti. O quasi.
Meno convinto è sembrato infatti l’ex presidente della Provincia Filippo Penati che se n’è andato a inizio mattinata sbattendo la porta, («non posso accettare di veder nascosto tutto il mio lavoro e la mia persona. Buon lavoro a tutti»). Così come gli altri rappresentanti del Partito Democratico: Daniele Marantelli ha ricordato di essere stato lui il relatore in Parlamento che ha permesso insieme al Governo di centrosinistra di sbloccare i finanziamenti per la Pedemontana. «E nessuno ce l’ha riconosciuto”.
Nessuno salvo forse l’assessore Cattaneo che nel suo discorso ufficiale ha ricordato il ruolo
dell’allora ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro nello sblocco dei finanziamenti, «sbloccò un miliardo di euro».
Berlusconi in collegamento telefonico ha detto che «i miei sondaggi dicono che il presidente Formigoni gode del doppio dei consensi del suo oppositore». Raccomandandosi per il futuro di tutelare l’ecologia e il verde così come si è fatto per la Pedemontana.
Ma qui è intervenuto immediatamente il “padrone di casa” Umberto Bossi che ha pensato a rassicurare il presidente, e ad avvertire tutti gli altri: «Silvio tranquillo che a “piantare il verde” in Lombardia ci pensa la Lega”.
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