“Lufthansa se ne va”. Gli svizzeri lo sapevano da sette mesi
Nel settembre del 2010 la Neue Zurcher Zeitung, il più importante quotidiano elvetico, analizzava le prospettive non rosee della compagnia: "all'esperimento vengono concessi uno o due anni"
"Un rischioso esperimento a Milano"Già sette mesi fa Lufthansa aveva dubbi sull’idea di mantenere la cugina italiana Lufthansa Italia: era la fine del settembre del 2010 e sulla Neue Zurcher Zeitung – il più importante quotidiano svizzero, con grande attenzione al mondo finanziario e industriale – si scriveva che l’esperimento a Malpensa «si sta rivelando rischioso» e che l’ipotesi era di chiudere Lufthansa Italia di lì a uno o due anni, se non avesse dato i risultati sperati.
Nell’articolo – firmato da Jens Flottau, titolatissimo giornalista specializzato nel mondo aeronautico – si analizzava il modello operativo di Lufthansa Italia (alle prese con le esigenze di contenere i costi) e si ipotizzava il futuro della consociata italiana, che già allora – ai
dirigenti e agli esperti del settore – non sembravano rosee. «Per ora, ciò che è provato, è che Lufthansa con il suo operato di pioniere ha colto un timing molto negativo. Che lezione può trarre Lufthansa da questa esperienza lo si vedrà il prossimo anno: forse ridimensionare l’attuale marchio? Il modello Svizzera e Austria apparentemente funziona, ma i responsabili della direzione centrale della compagnia si sono inquietati quando è diventato chiaro quanto esosi siano i costi dell’avvio dell’esperienza italiana. Ciò nonostante, all’esperimento vengono concessi 1-2 anni». E a distanza di un anno da questo articolo Lufthansa Italia dovrebbe effettivamente chiudere la società italiana, ripiegando in Germania. Avendo sperimentato come fare concorrenza low-cost a Ryan Air e Easyjet, ben posizionate su Malpensa e considerate più adatte al modello produttivo del Nord-Italia, con il suo tessuto di piccole-medie imprese. «Solo così – scriveva il prestigioso quotidiano – la compagnia cugina milanese potrebbe avere un significato, anche se un giorno l’esperimento potrebbe rivelarsi infruttuoso. Se non altro avranno imparato a fronteggiare il mercato del low cost». Questa era la prospettiva della compagnia, che «non è venuta certo a Malpensa pensando di fare guadagni»
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