Addio Lega di governo. Si torna ruvidi
Il Carroccio scatenato dopo le dichiarazioni di Napolitano sugli immigrati. A Varese la sezione espone la bandiera dell'indipendentismo basco, si sprecano gli attacchi al capo dello stato, la militanza si sfoga
Per chi si era cullato all’idea che la Lega Nord fosse una nuova Dc destinata a controllare i voti conservatori nella provincia lombarda, le ultime avvisaglie dal profondo nord rappresentano una sorpresa. E invece una conferma, se avete sempre considerato la Lega un partito antieuropeo e antinazionale.
Il carroccio è stato velocissimo a riposizionarsi all’opposizione e tornare alle vecchie parole d’ordine: sganciato dall’obbligo di tenere comportamenti istituzionali, comincia a dare spazio alle frange estreme e torna a tuonare contri i nemici: Roma e gli immigrati.
A Varese, oggi c’è una curiosità.
La sezione cittadina ha esposto la bandiera dei Paschi Baschi. Il segretario cittadino Marco Pinti ha argomentato la scelta inneggianndo alla vittoria elettorale nella regione spagnola del cartello di partiti nato dalla ceneri di Batasuna, il braccio politico del gruppo terrorista Eta. In Spagna la questione è delicatissima, è vero che Eta ha deposto le armi, ma le vittime del terrorismo protestano vedendo gli ex militanti etarri in parlamento. Per i leghisti però è segno di quella diversità e autonomia dei popoli che in qualche modo deve trionfare: «I baschi votano basco – dice Pinti – e anche i lombardi quando potranno votare voteranno lombardo». Un tempo la bandiera basca era simbolo di antifascismo militante (e armato) e girava solo al Leoncavallo e nei centri sociali.
Messaggio estremista? Solo in parte. La linea è stata dettata mercoledì sera ad Roberto Maroni, che dal palco di Varese ha detto che Umberto Bossi fin dal 1989 parlava di una Europa delle regioni. «Chissà se tra venti anni la Padania sarà la più importante degli stati regione di una nuova europa dei popoli» ha detto l’ormai ex ministro, in un tratto del suo discorso visionario – volutamente richiamato al Bossi delle origini – e che i militanti hanno letto come il discorso del prossimo segretario nazionale.
La durezza delle posizioni leghiste.
Oggi l’assessore Fabio Binelli definisce «vecchio golpista», nella sua pagina Internet di Facebook (dunque visibile a centinaia di persone), il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, reo di aver definito una follia la mancata italianizzazione dei figli degli immigrati. Siamo ai limiti del vilipendio del Quirinale. La militanza leghista è ruvidissima. Maurilio Canton ha detto che l’articolo uno dello statuto è l’indipendenza della Padania e dunque «Napolitano non è il mio presidente». L’aver introdotto il tema degli immigrati nell’agenda politica, vista dal nostro territorio, ha dato alla pancia del militante leghista una determinazione ancora più netta nell’opporsi al governo Monti. E i parlamentari leghisti oggi stanno tutti esternando contro Napolitano.
Il ritorno a parole d’ordine così incendiarie ha anche altri effetti collaterali. Innanzitutto dovrebbe allontanare ancora di più la Lega dal Pd, un «piano B» che prevedeva anche un passaggio da Varese per separare Bossi da Berlusconi, ma le strade sembrano un po’ lontane.
Nessuna ripercussione invece nelle alleanze sul territorio, il patto con il Pdl in regione e provincia non si tocca.
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