Il grido di una vittima di abusi: «Ragazze, denunciate»

La storia di una donna che ha avuto il coraggio di raccontare quanto avvenuto tra le mura domestiche 12 anni fa. L'appello

Avarie

È minuta, gli occhi grandi, e cerca di farsi coraggio con un respiro profondo tenendo le mani unite a quelle del suo avvocato come fosse aggrappata ad un salvagente.

Un momento di silenzio, prende il respiro, e si lancia come farebbe chi deve imparare a nuotare per la prima volta, perché là sotto c’è l’abisso, un ricordo di 12 anni fa che emerge solo ora: quel buio è la violenza subita da un uomo che avrebbe dovuto proteggerla come un padre e invece si è servito di lei, ferendola nell’intimo, abusando della sua giovinezza.

Cristina, che ora di anni ne ha poco meno di 30, ha trovato il coraggio di parlare e l’ha fatto sedendosi di fronte ad un tavolo di vetro al primo piano di uno studio legale del centro di Varese dove lavorano i suoi avvocati, Furio Artoni e Alessandra Sisti (è il legale inquadrato, Cristina è di spalle).

Tutto ha inizio una dozzina di anni fa quando Cristina, allora appena adolescente, 16 anni, diviene oggetto delle attenzioni e degli abusi di un uomo.
Abusi che vanno avanti per due anni nonostante Cristina abbia sporto denuncia aiutata dal padre naturale per poi ritirarla in seguito, per via delle pesanti minacce subite.

Scoccati i 18 anni la ragazza se ne va di casa, trova un compagno con cui si sposa, si fa una famiglia.

Ma il ricordo di quella terribile età torna a galla quando questa giovane donna apprende di un fatto analogo che vede sempre quell’uomo coinvolto e con una vittima più bambina che donna, 16 anni; lei a quel punto aiuta la ragazzina ad andare dai carabinieri e a denunciare. E lì scattano le manette.

Il dovere di cronaca impone riservatezza per le vittime minori, e allo stesso modo presunzione di innocenza per l’accusato, che in caso di condanna (gli viene contestato anche un altro caso che lo vede coinvolto con una terza sedicenne per moestie), permetterebbe di parlare di “serialità”.

Gli obiettivi di Cristina sono ora due: assieme ai legali interrompere la prescrizione per il suo caso, per il quale è già stata scritta una memoria inviata alle sedi competenti.

Poi lanciare un appello: «Voglio parlare alle tante ragazze che si sono trovate nella mia stessa situazione. Voglio dire loro di trovare il coraggio di denunciare, di non fermarsi e non farsi fermare da nessuno. Perché una violenza sessuale deve essere punita. Perché su questo va fatta giustizia».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 marzo 2018
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore