La mamma di Lidia: «Per adesso mi reputo soddisfatta»

Una donna che ha saputo affrontare con dignità anche l’ultimo tassello del processo. Il difensore: “Procede l’azione civile”

È una donna che ha visto le immagini che nessuna mamma vorrebbe mai vedere, le ha viste in silenzio, forse piangendo dentro di sé.

Ha seguito un processo breve – un anno è durato il dibattimento – alla fine di un calvario lungo però trent’anni, per sapere chi uccise sua figlia.

Avarie

E oggi questa “roccia” – come l’ha chiamata nella sua requisitoria la procuratrice generale Gemma Gualdi – è stata la prima ad essere assaltata da telecamere e flash perché il banco dove sedeva la parte civile era il più vicino (nella foto)  a quella selva di microfoni tutti accesi per sentire le parole del verdetto: per questo subito dopo la breve lettura Paola Bettoni, l’anziana madre di Lidia Macchi è stata subito bloccata dalla stampa per un’intervista. «Stop, basta, aspettiamo un attimo», dice qualcuno: la signora è provata e tutti si fermano.

Passa neanche la distanza di due tre passi che di nuovo l’attenzione è tutta su di lei: «No, Lidia non poteva morire in questo modo» e poco altro, dice, accompagnata fuori dall’aula dal difensore Daniele Pizzi: le luci delle telecamere in un attimo scaldano l’ambiente, c’è troppa gente, bisogna guadagnare le porte tagliafuoco di fianco alla “gabbia” dell’aula bunker.

A fare da argine, da retroguardia, si ferma un attimo il difensore: «A margine di tutto resta una sofferenza per una persona che non c’è più, un’altra condannata al carcere a vita, sebbene in via non ancora definitiva, ma ritengo che questo momento fosse doveroso per Lidia, per tutti quelli che la conoscono e che hanno avuto modo di conoscerla durante questo processo», ha detto l’avvocato di parte civile, che ha pure fatto sapere che è intenzione della famiglia continuare la fase risarcitoria: «La morte di una figlia è un danno insanabile, ma con questa sentenza si può promuovere un’azione civile», ha commentato.

La signora dopo la sentenza che ha condannato Stefano Binda all’ergastolo per la morte della figlia, nel 1987, è rimasta in tribunale per circa un’ora, La si ritrova insieme ai suoi difensori all’uscita poco dopo le 14: saluta il giudice della Corte d’Assise Orazio Muscato che sta uscendo.

È stato un momento in cui si è respirata sincera umanità.

In molti si fermano, la riconoscono, c’è chi la saluta che l’abbraccia.

«Sono contenta che finalmente dopo trent’anni si sia fatta giustizia, poi staremo a vedere. Per adesso mi ritengo soddisfatta», dice, inforcando gli occhiali scuri e mettendosi all’ombra, fuori dal Palazzo.

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Alla fine della giornata, un saluto dove è sepolta Lidia: «Ho appena portato a Lidia la sentenza di oggi, a nome di tutte le persone buone e giuste che dopo 31 anni hanno finalmente permesso arrivasse la Giustizia», ha commentato l’avvocato Pizzi.

 

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di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 24 aprile 2018
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