Funivia, Silvano Dellea morto per schiacciamento

I risultati dell’autopsia eseguita lo scorso 16 novembre. L’ipotesi sulla dinamica. Impianto ancora fermo

funivia monteviasco

I soccorritori, quel pomeriggio del 12 novembre 2018 arrivarono alla stazione di valle della funivia “Ponte di Piero-Monteviasco“ alle 15.45 e Silvano Dellea, 60 anni, storico manutentore dell’impianto, era già privo di vita.

Ripercorrere quegli attimi è un atto di dolore per un’intera comunità poiché l’uomo era amato e conosciuto. Ma risulta necessario per sapere la verità su come andarono i fatti. Per questo le indagini sono ancora in corso e uno dei primi atti disposti dalla Procura fu l’autopsia, che venne fatta il 16 novembre scorso.

I risultati di quell’esame sono in mano alle parti di quelle che per ora sono solo le indagini preliminari con diversi indagati per omicidio colposo, indagini che dovranno fare chiarezza e acclarare le eventuali responsabilità penali.
Le conclusioni del referto autoptico parlano di “morte esclusivamente violenta, verosimilmente accidentale, avvenuta in occasione di lavoro“.

Viene inoltre descritta la scena del rinvenimento: l’uomo era sospeso tra una pedana di ispezione metallica sporgente orizzontalmente dal muro dell’edificio e la cabina del mezzo di trasporto, vincolato al montante di quest’ultima con una fune di sicurezza agganciata ad una imbracatura indossata dalla vittima.

Fuori dai dettagli dell’esame autoptico, l’esperto incaricato dal pubblico ministero ritiene essere difficile determinare con assoluta esattezza la dinamica che ha portato all’evento mortale ma “è ragionevole ipotizzare che l’imbracatura indossata“ dal povero Silvano Dellea “si sarebbe impigliata nella ringhiera della pedana di ispezione, e il movimento della cabina avrebbe provocato la caduta“ dell’uomo “determinando l’urto contro qualche struttura dotata di spigolo vivo, nonché l’imbrigliamento delle ‘bretella’ sinistra dell’imbracatura e degli altri indumenti al bordo del predellino posto in cima alla scaletta“. In pratica la trazione esercitata dal movimento della cabina “avrebbe prodotto una violenta compressione del torace, proseguita fino al cedimento strutturale della ringhiera“.

L’impianto ad oggi non è più sotto sequestro ma è fermo. La Procura ravvisò sull’impianto “gravi carenze strutturali e procedurali“ che avrebbero causato la morte del manovratore Dellea e che hanno spinto l’Ufficio Speciale Trasporti Impianti Fissi a prendere la decisione di sospendere il “nulla osta” per il trasporto pubblico.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 06 marzo 2019
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