Cavalca, la rabbia dei lavoratori: “Ci sentiamo traditi”

Questa mattina il presidio dei dipendenti dello storico magazzino, che hanno indetto otto ore di sciopero per protestare contro la procedura di licenziamento collettivo e chiedere garanzie sui loro diritti

Nella lunga storia di Cavalca, una delle attività commerciali storiche della Valceresio, è la prima volta che fuori dal negozio di Brenno, invece di vele e cartelloni che annunciano sconti e nuovi arrivi sventolano le bandiere rosse della Cgil.

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Questa mattina i lavoratori di Cavalca c’erano tutti, e insieme a loro, a protestare contro una vicenda molto poco chiara che si sta consumando sulla pelle dei dipendenti, c’erano i rappresentanti della Filcams e della Cgil, ma anche esponenti politici, amministratori, ex colleghi e diversi clienti della Valceresio, affezionati a quel negozio che è stato per anni vanto dell’intera valle e alle persone che ci lavorano, alcune da decenni.

Per i 26 lavoratori dello storico punto vendita, oggi è stato il giorno della rabbia, ma anche quello della delusione nei confronti di un datore di lavoro, la famiglia Cavalca, «che – dicono con amara ironia – dopo aver chiesto tanto e aver ricevuto sempre la disponibilità dei suoi dipendenti, se ne è andata via così velocemente da dimenticarsi di lasciare i soldi per i nostri Tfr».

Sui dipendenti dell’azienda pende la spada di Damocle della procedura di licenziamento collettivo già avviata dalla nuova ditta che ha acquistato il marchio Cavalca, la Nord Clothing srls, ma anche l’incubo di non sapere se e quando verranno pagati i Tfr, così come le ferie arretrate: «Siamo finiti in un gioco di “scatole cinesi”, adesso siamo distaccati alla Solution Team srl, una società creata meno di tre mesi fa, e davvero facciamo fatica a capire come potrà andare a finire. Finora ci sono stati pagati gli stipendi ma non abbiamo certezze su ciò che ci spetta di diritto, dal Tfr alle ferie arretrate, e dalla fine di luglio, se non si arriva ad una soluzione, saremo tutti senza lavoro, con tante situazioni personali che sono davvero drammatiche».

Da domani, di nuovo tutte e tutti al lavoro «per correttezza – dicono – ma anche perché lo stipendio a casa deve arrivare».

di mariangela.gerletti@varesenews.it
Pubblicato il 06 giugno 2019
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