“El General” e la sua truppa: ecco la Openjobmetis che sfida la Serie A

Come ogni anno, vi presentiamo pregi e difetti di tutti i giocatori biancorossi alla vigilia del nuovo campionato. Una stagione che inizia senza fattore campo e con un coach esordiente in panchina, Massimo Bulleri

Supercoppa: Openjobmetis Varese - A. San Bernardo Cantù 84-77

Dieci uomini guidati da un generale straniero (Luis Scola) e da un capitano italiano (Giancarlo Ferrero), messi in campo – a sorpresa – da un allenatore esordiente (Massimo Bulleri) che ha sostituito all’improvviso l’espertissimo Attilio Caja. Il quadro della Openjobmetis alla vigilia della Serie A 2020-21 è enigmatico: la squadra è stata costruita tra giugno e luglio con il colpo epocale dell’arrivo della leggenda Scola, e allora i biancorossi sembravano avere una rosa da piani medio-alti della LBA.

L’incredibile vicenda Rich (che ha rinunciato, dopo aver firmato il contratto) ha però cambiato un po’ le carte in tavola: è tornato Douglas (tesserato ma non schierato a marzo a causa dello stop del torneo) che però non è la classica guardia realizzatrice ma piuttosto un play-guardia da “palla in mano”. Nel frattempo, con la Openjobmetis a ricalibrarsi con il nuovo straniero, anche le avversarie che sembravano più in difficoltà – Pesaro, Cantù e poi Cremona e Roma – si sono consolidate, ragion per cui la nuova Varese dovrà sgomitare per un posto al sole, possibilmente lontano dalla zona retrocessione. La Supercoppa, che in sé fa poco testo (in un girone dominato da Milano) ha poi portato con sé il cataclisma, ovvero l’esonero di Caja e la chiamata in corsa di Bulleri.

Una scommessa intrigante, quella di dare la squadra in mano a un allenatore esordiente (seppure da tre anni in panchina da assistente), che andrà valutata partita dopo partita. Certo, c’è Scola, totem a cui dare la palla spesso e volentieri, c’è l’esperienza di Douglas e la freschezza di tanti altri – Strautins e De Vico, Andersson e De Nicolao, fino a un Ruzzier da scoprire – e quindi non mancano le basi per fare strada. Però, lo diciamo fin da subito, non sarà una stagione facile anche perché il fattore campo quest’anno varrà molto meno, e a Masnago il pubblico bollente ha sempre fatto la propria parte.

La squadra, dunque, resterà questa? Il tesoriere dice sì (già l’esonero di Caja non è indolore a livello di borsellino), la logica lascia spazio a qualche ritocco. Vedremo: intanto come ogni anno ecco il consueto resoconto con pregi e difetti (sotto trovate il link alle formazioni delle stagioni passate) degli uomini in biancorosso. Ai quali, di certo, non mancherà l’affetto e la spinta del popolo di Varese.

3 – Anthony MORSE (Pivot – 2,03 – 1994 – Usa)

– La più bella scoperta del precampionato (pardon, della Supercoppa) è questo americano che abita dalle nostre parti e che dopo i vari Delas, Iannuzzi e Gandini potrebbe dare un senso al ruolo di pivot di riserva. Abile a rimbalzo, specie d’attacco, ha mostrato di saper trovare il canestro non solo di potenza ma anche con qualche gioco di gambe e tecnica. Solido, serio, buona mano dalla lunetta (ci è andato spesso) arriva dalla A2 dove ha già fatto gavetta: ogni giorno contro Scola, può solo imparare.
– Nel basket di campionato avrà lo stesso impatto ottenuto in coppa? Lo vedremo presto; di certo, il buon Anthony deve migliorare in difesa, non solo sull’uomo ma piuttosto nei meccanismi e nei movimenti collettivi, anche per non andare in sofferenza con i falli. Ci attendevamo maggiore esplosività (non che sia un aspetto determinante, ma aiuta) ma questa potrebbe arrivare con l’affinamento della condizione fisica.

Supercoppa: Openjobmetis Varese - A. San Bernardo Cantù 84-77

4 – Luis SCOLA (Pivot – 2,06 – 1980 – Arg/Spa)

– Condensare in queste righe tutto quel che può esprimere Luis Scola sul parquet è davvero complicato. Ha scelto Varese per puntare altissimo, alla sua quinta Olimpiade e non si è risparmiato, arrivando già tirato a lucido per le partite che precedono il campionato nelle quali è stato protagonista assoluto. “El General” è un luminare della tecnica del gioco abbinata – e qui sta un ulteriore plus – a una qualità sopraffina dell’uso del corpo, di quel corpo che è un’arma di 2,06 per quasi 110 chili. Presenza massiccia e mano fatata, piede perno imprevedibile e leadership totale. E poi: provate voi a lasciargli spazio sull’arco dei 3 punti. Auguri.
– Possiamo soprassedere sulle obiezioni legate all’età, visto che dodici mesi fa tempi trascinava l’Argentina alla finale mondiale, entrando nel primo quintetto iridato. Certo, gli anni ci sono – negarlo sarebbe stupido – e quindi il suo gioco si sviluppa sempre più vicino al cerchio perché la rapidità di gambe pian piano si perde. Non è un rimbalzista puro, lascerà qualche spazio agli avversari in difesa (ma in attacco renderà pan per focaccia) e andrà gestito sul piano del fiato. Ma Bulleri, probabilmente, gli chiederà raramente di inseguire i piccoli come faceva Caja con Cain o Simmons. Ha le scarpe da basket rosse: qualcuno gli dica che non gioca più da quelli là.

5 – Giovanni DE NICOLAO (Play – 1,91 – 1996 – Ita)

– Di Giovanni ci è piaciuto fino a qui il percorso scelto per diventare grande: anno dopo anno ha accresciuto il contesto attorno a sé e il proprio livello di gioco costruendosi anche una solida esperienza in America. Ha ottima visione di gioco e la sfrontatezza giusta per attaccare la difesa schierata, più grossa-pesante-esperta-feroce di lui. Ha un bel piglio e un maestro – suo fratello Andrea, campione d’Italia a Venezia – a cui ispirarsi: aggiungiamoci Bulleri in panchina e Scola in spogliatoio per una “base” di quelle notevoli.
– La sfrontatezza, innanzitutto, non deve diventare incoscienza. Poi Giovanni dovrà lavorare su quei dettagli che sembrano scontati ma che in Serie A possono essere condanna o beatificazione: il passaggio alla velocità giusta, la concentrazione su qualsiasi palleggio, l’attenzione da mettere in ogni tiro. Là fuori sono tutti pronti a pressarti, stopparti, anticiparti. E Denik non può opporsi con il fisico ma solo con la tecnica e il talento.

7 – Ingus JAKOVICS (Play-guardia – 1,85 – 1993 – Let)

– Sorpresa più bella dello scorso anno in rapporto con il prezzo (Simmons ha fatto globalmente di più, ma Ingus arrivò in corsa e si guadagnò il posto per un tozzo di pane) è ora chiamato a confermarsi. Non siamo nella testa di Bulleri, ma crediamo che quest’anni Jakovics sarà chiamato a un contributo differente: non più uomo di rottura costretto a inventare qualche numero in attacco ma guardia affidabile in uscita dalla panchina. Serviranno una buona selezione dei tiri, la sua riconosciuta versatilità e la conferma del suo ringhio difensivo che Caja – ma anche tutti noi – abbiamo tanto apprezzato.
– In Supercoppa è stato un po’ altalenante ed è sembrato un po’ indietro sul piano atletico: dovrà recuperare terreno visto che – non avendo talento cristallino – ogni dettaglio è importante per farlo rendere al meglio. Non ha paura di prendersi le responsabilità, però deve avere l’accortezza di limitarsi quando capisce di non essere in serata. Sulla regia, ci sarebbe molto da lavorare, però quest’anno dovrebbe avere meno compiti di questo genere.

La Openjobmetis si mette il vestito gessato

10 – Michele RUZZIER (Play – 1,83 – 1993 – Ita)

– Porta a Varese un anno di quintetto base a Cremona, una Coppa Italia – sì, c’era anche lui a Firenze 2019 a mettere in riga tutte le favorite – e le sue speranze di ritagliarsi anche un posto in azzurro. Bella visione di gioco, capacità di smazzare la palla anche in modo inconsueto, imprevedibile, spettacolare (quasi) come quell’altro triestino che fece per anni il play a Masnago. Ha una grande occasione, perché non capita tutti i giorni che a un italiano venga dato il ruolo di play titolare in Serie A: saprà giocare al meglio le sue carte?
– Il precampionato non è stato – eufemismo – dei migliori: Ruz ha provato a coinvolgere i compagni (bene, in certi casi) ma si è preso pochissime conclusioni in prima persona. Le difese, quindi, lo hanno “battezzato” e il suo apporto offensivo è risultato davvero ridotto: non il massimo per chi dovrebbe avere in mano il pallino del gioco e il pallone della partita. Bulleri lo ha utilizzato da guardia lasciando a Douglas la regia, non il massimo per un playmaker puro. In retroguardia può pagare lo scotto di un fisico non certo erculeo rispetto a diretti avversari che spesso sono più alti o più massicci, ma a ciò dovrebbe essere abituato.

Supercoppa: Openjobmetis Varese - A. San Bernardo Cantù 84-77

11 – Denzel ANDERSSON (Ala – 2,03 – 1996 – Sve)

– È forse la maggiore incognita della nuova Openjobmetis, l’uomo venuto dal Nord senza esperienza internazionale e senza grancassa al momento dell’acquisto. Dal vivo, è sembrato un ragazzo sveglio, di quelli che una volta sbattono il muso ma che al secondo tentativo dimostrano di aver capito come si fanno le cose. Buon tiro da fuori, piedi veloci per correre in contropiede sui quali ci sono garretti di gomma per lavorare bene a rimbalzo. Se Caja – uno che ama allenare solo chi conosce – ha dato l’ok a scatola chiusa, significa che questo ragazzo ha numeri convincenti.
– Il match di esordio con Milano, quello del 31, ha mostrato il worst case parlando di Andersson: sotto fisicamente, tecnicamente e moralmente con avversari di un altro spessore. Di solito però, dall’altra parte del campo, non ci sono cristoni del calibro di Micov, Brooks o Datome. Andersson in Italia può pagare lo scotto dell’esordiente misconosciuto (anche nella gestione arbitrale) perché la Serie A è ancora un torneo difficile, con difese preparate fisicamente e tatticamente: certe giocate, che in Svezia erano automatiche, qui andranno sudate e guadagnate ogni volta.

12 – Arturs STRAUTINS (Ala – 1,98 – 1998 – Let/Ita)

– Partiamo da un presupposto: deve ancora compiere 22 anni e gioca da italiano. A quella età i suoi coetanei nati qui di solito sono considerati al pari di uno juniores mentre Arturs ha all’attivo un’ottantina di presenze in Serie A. Secondo punto a favore: il fisico. Ala piccola “di una volta” tra l’altezza che sfiora i due metri, il tonnellaggio e le caratteristiche tecniche. A prima vista è uno che non ha paura di provarci e che è dotato di un buon bagaglio di soluzioni personali.
– Varese gli dà una grande occasione: quello di confermare le impressioni e diventare un titolare in Serie A. Alle spalle però ha un De Vico che scalpita: sarà uno stimolo o una pressione ulteriore? In difesa sembra stia pagando lo scotto di essere un ragazzino tra i veterani: qualche ritardo sulle chiusure, qualche rotazione sbagliata, qualche fallo di troppo. Tutte cose sulle quali lavorare, al pari della continuità.

19 – Niccolò DE VICO (Ala – 2,00 – 1994 – Ita)

– Ha stazza giusta, esperienza alle spalle e di sicuro tanta buona volontà, perché è uno di quei giocatori che non hanno remore a buttarsi per terra su un pallone o a farsi largo tra gente grossa come una sequoia nell’area pitturata. Proprio lì in mezzo, ha saputo crearsi una bella pericolosità a rimbalzo (stando alla Supercoppa: i dati del passato non lo premiano granché), un po’ con l’intuito, un po’ col tagliafuori. Buona mano nel tiro da lontano, presenza abbastanza solida in difesa.
– Se il suo “alter ego” Strautins deve migliorare sulla continuità all’interno della partita, De Vico deve garantire meno alti e bassi tra un match e l’altro. Il tiro, abbiamo detto, non è male ma non sempre gli è amico e per il suo ruolo è importante avere percentuali almeno discrete, per non finire battezzati sull’arco. Quand’era più giovane prometteva molto bene, ma negli ultimi tre anni ha mostrato solo a sprazzi di saper rispettare le attese. Sul look ci siamo già espressi: fascia demodé, baffetti, scarpette rosse (a Varese!). Dai.

21 – Giancarlo FERRERO (Ala – 1,98 – 1988 – Ita) (K)

– Serietà, impegno, fedeltà e il non trascurabile pregio di saper dirigere, orientare, navigare uno spogliatoio fatto da tante teste differenti. Questo per restare fuori dal parquet; in campo in capitano ha una serie di qualità che ormai conoscono anche gli arrostitori di salamella posizionati nei pressi del palazzetto. Mano sinistra che sa sorprendere, per soluzioni e conclusioni da fuori, fisico under-size che però ha imparato a reggere l’urto con chi pensa di non trovare opposizione, presenza morale che più di una volta si trasforma in punti, rimbalzi, palle rubate a dare l’esempio ai compagni.
– I falli, prima di tutto, sono un suo antico tallone d’Achille: se alcune penalità sono accettabili – specie quelle fischiate contro avversari che lo sovrastano fisicamente – altre andrebbero spese meglio. Il tocco in più dopo aver perso il rimbalzo, l’eccesso di pressing, il contatto lontano da canestro… il bonus avversario ringrazia. E poi si torna lì, su un corpo da ala piccola spesso costretto a fare la guardia a certi giganti: il capitano lotta-cade-si rialza ma non sempre vincerà, per dirla con una vecchia sigla dei cartoni animati.

Supercoppa: Openjobmetis Varese - Germani Brescia 102-100

23 – Toney DOUGLAS (Play/Guardia – 1,88 – 1996 – Usa)

– Non si disputano otto stagioni e quasi 400 partite in NBA per caso. Douglas è uno che in America ha giocato per davvero al massimo livello disputando una finale con Miami insieme a Wade, Bosh e James. Fisico possente, ottima padronanza della gestione di palla, rilascio morbidissimo del tiro da fuori, occhio sveglio per individuare il compagno libero per lo scarico. L’atteggiamento è da leader, il curriculum pure: comincia da guardia, ma Bulleri è pronto a mettergli palla in mano nei momenti più caldi.
– Le prime uscite in Supercoppa hanno procurato qualche brivido di paura, poi il rendimento di Toney è andato crescendo fugando qualche dubbio. La gestione in prima persona di tanti palloni preoccupa un po’, perché rischia di accentrare e ristagnare il gioco, bisognerà che tutti si abituano. E poi ci aspettiamo una maggiore incisività in penetrazione, terreno fino a qui poco battuto da Douglas che preferisce restare alla larga dal cerchio: vedremo se con il passare degli allenamenti, troverà maggiore spinta nelle gambe per puntare il ferro.

COMPLETANO IL ROSTER 2020/21

Matteo LIBRIZZI (Play – 1,80 – 2002 – Ita)
Alessandro VAN VELSEN (Ala-Pivot – 1,94 – 2001, Ita)
Niccolò VIRGINIO (Ala – 2,04 – 2003 – Ita)

NEGLI ANNI SCORSI – Ecco le nostre previsioni delle stagioni precedenti: 2019 – 2018 – 2017 – 2016 – 2015 – 2014 – 2013 – 2012 – 2011 – 2010.

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 24 Settembre 2020
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