La disponibilità dei vaccini in Italia
Nella fase peggiore della pandemia da Covid-19, quando eravamo costretti a starcene rintanati in casa ed uscire solo in casi di necessità, il problema principale era trovare il vaccino contro questo nemico invisibile
Nella fase peggiore della pandemia da Covid-19, quando eravamo costretti a starcene rintanati in casa ed uscire solo in casi di necessità, il problema principale era trovare il vaccino contro questo nemico invisibile. Una volta trovato è sorta un’altra criticità: la disponibilità dei vaccini.
La mancanza di scorte ha infatti rallentato la campagna vaccinale, tant’è che le somministrazioni in alcune regioni si sono dovute bloccare proprio perché non ce n’erano a sufficienza. Un problema che in realtà ha riguardato non solo l’Italia, ma tutta l’Europa.
L’indice è stato puntato contro le case farmaceutiche, che non sempre sono riuscite a consegnare le dosi di vaccino promesse. Questo ha generato diverse polemiche e addirittura alcune regioni hanno paventato l’idea di acquistare privatamente i vaccini.
Nonostante le scarse forniture iniziali da parte delle grandi case farmaceutiche, la distribuzione interna è stata comunque ottimale, grazie ad una rete capillare che ha permesso la consegna delle dosi in tutta Italia, in numero diverso da regione a regione in base al piano nazionale.
Oggi la situazione è migliorata, anche se paradossalmente si è venuto a creare il problema opposto: una grande quantità di vaccini che rischiano di perdere la loro efficacia se non somministrati per tempo o non conservati alle giuste temperature.
Nelle fasi precedenti ed in quella attuale hanno rivestito una grande importanza le aziende di trasporto farmaci e medicinali, come DSS Bio Pharma, in grado di garantire il trasporto vaccini in modo professionale e conservarli adeguatamente alla giusta temperatura controllata.
Analizziamo di seguito cosa è successo in questi mesi e qual è la situazione attuale.
Com’è cambiata la distribuzione dei vaccini in Italia?
Nel mese di marzo 2021 in Italia è arrivato il doppio delle dosi ricevute nei primi 3 mesi dell’anno. In totale nel trimestre comprensivo di marzo, aprile e maggio sono arrivate 55 milioni di dosi, circa il triplo di quelle gestite tra fine dicembre e fine febbraio.
Per smaltire un quantitativo simile di dosi erano richieste circa 300.000 somministrazioni al giorno. Un ritmo serratissimo che il sistema nazionale non è riuscito a mantenere, un po’ per carenza di personale ed un po’ per la mancanza di una strategia adeguata e pianificata.
A questo bisogna aggiungere anche il diniego di molte persone, che hanno preferito rimandare o annullare del tutto la vaccinazione. A tal proposito la polemica si è spostata adesso sull’obbligatorietà del Green Pass, un’altra gatta da pelare che sicuramente infiammerà gli animi nei mesi successivi.
L’importanza della catena del freddo per la corretta conservazione dei vaccini
Mettendo da parte le polemiche è interessante osservare che, al di là dei ritardi, la catena del freddo ha svolto un ruolo fondamentale nella conservazione dei vaccini.
Trasportare, distribuire e conservare correttamente un vaccino richiede competenze specifiche e mezzi adatti. Un vaccino antivirale è una preparazione estremamente complessa che contiene molecole o strutture sopramolecolari sensibili alle temperature e facilmente deperibili se non conservate ottimamente.
Se la macchina della vaccinazione è partita lo si deve proprio alla catena del freddo. Basti pensare che il Pfizer inizialmente doveva essere conservato ad una temperatura di almeno -70°. Servivano quindi macchinari specifici per conservare i vaccini Pfizer in modo corretto, per evitare che perdessero la loro efficacia.
In seguito si è scoperto fortunatamente che il Pfizer può essere conservato ad una temperatura molto più bassa, cioè tra i -25° ed i -15°. Questo non toglie che tutti i vaccini devono comunque essere manipolati da personale competente, trasportati in mezzi adatti e conservati in celle frigorifere adeguate.
Il piano logistico nazionale, supportato dalle aziende di trasporto di farmaci e medicinali e dalla catena del freddo, è riuscito a far arrivare le dosi ai centri di vaccinazione locali agli orari ed ai giorni prestabiliti, senza inutili sprechi.
Come funzionano i trasporti a temperatura controllata?
I trasporti a temperatura controllata, utilizzati per spostare i vaccini e farli arrivare a tempo debito in ogni angolo d’Italia, prevedono un controllo costante della temperatura e la rigida osservazione delle normative.
Per i trasporti vengono utilizzati i furgoni isotermici dove poter impostare la temperatura più adeguata secondo le necessità. Sia gli ambienti di transito che i mezzi vengono periodicamente controllati con apposite sonde, in grado di rilevare eventuali variazioni di temperature che rischiano di incidere negativamente sulla conservazione del prodotto finale.
È così possibile intervenire tempestivamente ed apportare le modifiche necessarie per ristabilire la giusta temperatura e trasportare il prodotto in totale sicurezza. I mezzi di ultima generazione sono dotati di una paratia con doppia temperatura, che consente di separare due ambienti dove poter trasportare materiali che richiedono temperature differenti. Si ottimizza così il trasporto, riducendo i tempi ed i costi previsti.
Le temperature ovviamente vanno impostate a seconda degli articoli trasportati e si possono individuare quattro tipologie di trasporti:
- criogenici: da -80° a -180°;
- congelati: -20°;
- refrigerati: da 2 a 8°;
a temperatura ambiente: da 15 a 25°.
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