Il panificio Savelli di Gazzada chiude dopo sessant’anni: “Abbiamo cercato di resistere, ma le spese sono troppo alte”

Mercoledì 30 novembre sarà l'ultimo giorno di lavoro per Roberto, Gabriella e la commessa Laura

Gazzada Schianno, panificio Savelli

Il profumo del pane ti dà il benvenuto appena spalanchi la porta del piccolo negozio di via Roma. Un profumo che ormai ha impregnato i mobili, i muri. Quel profumo che al banco dei supermercati non si sente quasi mai. La commessa del panificio Savelli, Laura, sorride con un po’ di malinconia: sono gli ultimi giorni dietro al bancone. Mercoledì 30 novembre il panificio chiuderà per sempre, questi sono i suoi ultimi giorni di lavoro (nella foto, da sinistra Gabriella, Roberto e Laura).

Roberto e Gabriella, i figli del fondatore del panificio, Luciano Savelli (nella foto qui sotto), sono cresciuti qui, in questo negozio a Gazzada e hanno fatto il pane per tutta la vita. Ora, 61 anni dopo, è tutto finito. 

Gazzada Schianno, panificio Savelli

«Non era più possibile proseguire con questa attività – spiega Roberto – i costi sono diventati insostenibili: la bolletta del gas, che ci serve per far funzionare il forno, è passata da 300 euro al mese a 1350, la luce da 300 a 700. Spese mensili troppo alte per un piccolo negozio come il nostro. È una decisione dolorosa ma inevitabile».

Roberto, che è sposato, vive sopra il panificio, una figlia Valentina, 24 anni, che fa l’insegnante, ha trovato lavoro come panettiere in un panificio della provincia; la sorella Gabriella, 62 anni, sposata una figlia di 28 anni, Elena che lavora come manager del campo del turismo, andrà in pensione. «Nessuno ha scelto di seguire le nostre orme, e quelle di mio padre Luciano e di mio zio Angelo, i primi a rilevare il panificio nel 1961 – dice Gabriella-. È troppo faticoso e le soddisfazioni, diciamolo, oggi sono davvero poche, così come i guadagni».

Roberto che fa il panetterie da solo, senza alcun aiuto, dorme ormai da sempre tre o quattro ore al giorno: «Mi sveglio alle 23 e scendo a preparare il pane e cuocerlo. Dormo qualche ora il pomeriggio e la sera, ma tra pulire, fare le consegne, il tempo dedicato al sonno è davvero poco, ma mi è sempre andata bene così. Una decina di anni fa  avevo anche una scuola sub qui a Varese, quindi, quando finivo di lavorare, mi dedicavo a quello. Ma fare il panettiere è una passione vera, la fatica non ci frena»

Quello che ha fermato Roberto e Gabriella invece è l’assenza di tutele e di attenzione da parte di chi governa: «La grande distribuzione è un grosso concorrente ma non è questo l’unico problema. A Gazzada Schianno ad esempio non c’è più un negozio di alimentari: prima eravamo in dieci e c’era lavoro per tutti. Una cosa la dobbiamo dire – aggiunge Roberto  – se la gente del paese fosse venuta a comprare da noi, forse le cose sarebbero andate diversamente».

«Mio padre diceva: “alla Chiesa il pane si regala sempre”,  – aggiunge Gabriella – però qui l’amministrazione comunale, la Chiesa e le associazioni, a comprare il pane non sono mai venute. Alla Chiesa il pane lo avremmo regalato ma nessuno è venuto mai a chiedercelo: si va a Varese, o nei paesi limitrofi.
E poi ormai è un fatto: le botteghe non hanno futuro anche a causa di scelte insensate. A Gazzada Schianno -conclude-, non si capisce con quale logica, tra poco verrà inaugurato una rivendita di prodotti per la casa e di cosmetici, quando un chilometro più avanti ce n’è già un’altra. Nel raggio di pochi chilometri hanno aperto tre supermercati. Come possiamo sopravvivere?».

Il negozio del panificio Savelli, 200 metri quadri circa, ora è a disposizione di chiunque volesse rilevarlo. La piccola vetrina si affaccia sulla strada principale del paese, in una zona di grande passaggio. Accanto sonnecchia il grande capannone che un tempo ospitava il “Bianchi”, lo storico distributore di prodotti per la ristorazione che ha cessato l’attività intorno al 2015 e che ancora non è chiaro che destino avrà.

LA LETTERA AI CLIENTI DEL PANIFICIO SAVELLI

“Gli ultimi tre anni ci hanno messo veramente a dura prova. Dapprima il discorso pandemia, poi l’evidente rincaro (continuo) dei prezzi delle materie prime, poi l’aumento (spropositato) dei costi inerenti il consumo energetico, senza dimenticare la sempre più pressante concorrenza dei centri commerciali. Tutto questo ci ha portati, di fatto, a questa “malinconica e sofferta” decisione.
Abbiamo cercato di resistere con tutte le forze, con la volontà di poter assicurare, a tutti, il meglio delle nostre possibilità, capacità ed esperienza, ma ora non siamo più in grado di far fronte a tutte queste non indifferenti concomitanze.
Vogliamo ringraziare la nostra affezionata clientela, indistintamente, che ci ha offerto sempre la sua comprensione, che ha creduto in noi, che ci ha apprezzato, che ci ha offerto tanta amicizia e stima, che ci ha regalato momenti di soddisfazione – compagnia – complimenti – parole di conforto e anche risate, chiacchiere e momenti di gioia e buon umore.
Dicono che quando si chiude una porta poi potrebbe aprirsi un portone, ma oggi quella porta si chiude lentamente. Per il futuro? Speriamo che il domani sia più roseo, soprattutto per tutti, e che ci si possa nuovamente incontrare, con animo sereno, per continuare a vivere quanto, reciprocamente, siamo stati in grado lentamente di costruire attraverso sessantun anni di splendida collaborazione.
Grazie di cuore a tutti Voi
Gabriella e Roberto”

di
Pubblicato il 28 Novembre 2022
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