Sarà un autunno caldo, bancari pronti alla “battaglia”
Il 97% dei lavoratori del credito della provincia ha detto «sì» alla piattaforma di rinnovo del contratto collettivo nazionale . «Se l'Abi rimane ferma sulle sue posizioni ci sarà mobilitazione generale»
I banchieri, questa volta, non potranno fare a meno di ascoltare i bancari. Non fosse altro che per il larghissimo consenso ottenuto dalla piattaforma per il rinnovo del contratto collettivo nazionale (scaduto da 6 mesi) quando è stata sottoposta al gradimento dei lavoratori. Nelle 45 assemblee, svolte in 15 città del Varesotto, il 97% dei bancari ha infatti detto «Sì». Ed è naturale, perché in quella piattaforma si parla di difesa del salario reale, occupazione giovanile, difesa e ampliamento dell’area contrattuale, politica attiva da parte delle aziende contro il deterioramento della qualità della vita lavorativa, riforma degli inquadramenti per adeguarli alla mutata organizzazione del lavoro.
Dopo la tempesta vissuta nei mesi scorsi da parte di alcune sigle sindacali, è arrivata anche la quiete, tanto che la stessa Fisac-Cgil – che peraltro non era stata coinvolta in quella polemica- ha scritto in un comunicato stampa che i lavoratori «hanno sottolineato l’importanza dell’unità sindacale come valore ed elemento vincente nel confronto con l’Abi (Associazione bancaria italiana)».
«Questa piattaforma – spiega Ludovico Reverberi della Cgil – ha come obiettivo principale un modo diverso di fare banca, perché in questo modo vuole soddisfare anche le esigenze dei consumatori, che in questi anni hanno subito non pochi scandali finanziari, mentre le retribuzioni del top management hanno raggiunto valori stratosferici».
Il rapporto con la clientela è un tasto dolente. Va sicuramente recuperato e per farlo occorre ripartire dalle condizioni di lavoro agli sportelli perché, secondo i sindacati, le banche in questi hanno scaricato sui lavoratori scelte deleterie, come la collocazione di titoli «tossici» (vedi Bond Argentina, Parmalat e Cirio) a qualunque costo, purché non ci perdessero gli azionisti. «Le banche – continua Reverberi -sono le uniche responsabili del cattivo rapporto con i clienti perché hanno proposto prodotti pessimi ai risparmiatori. Pagano i loro supermanager a colpi di milioni di euro e al contempo assumono i giovani a 1200 euro lordi al mese, continuando a fare utili da capogiro».
Che il gioco si sia fatto duro, anche per chi fino a ieri era considerato un privilegiato, lo si capisce dal messaggio che arriva dalle segereterie sindacali nazionali di categoria: se l’Abi continua a mantenere ferme le sue posizioni sui temi del rinnovo contrattuale e sulla provocatoria disdetta del fondo di categoria (la parte volontaria), i lavoratori incroceranno le braccia. La piattaforma è stata presentata alla controparte il 20 giugno scorso. Ora ci sono tre mesi di moratoria .
Per i bancari si annuncia un autunno caldo .
Il rapporto con la clientela è un tasto dolente. Va sicuramente recuperato e per farlo occorre ripartire dalle condizioni di lavoro agli sportelli perché, secondo i sindacati, le banche in questi hanno scaricato sui lavoratori scelte deleterie, come la collocazione di titoli «tossici» (vedi Bond Argentina, Parmalat e Cirio) a qualunque costo, purché non ci perdessero gli azionisti. «Le banche – continua Reverberi -sono le uniche responsabili del cattivo rapporto con i clienti perché hanno proposto prodotti pessimi ai risparmiatori. Pagano i loro supermanager a colpi di milioni di euro e al contempo assumono i giovani a 1200 euro lordi al mese, continuando a fare utili da capogiro».
Che il gioco si sia fatto duro, anche per chi fino a ieri era considerato un privilegiato, lo si capisce dal messaggio che arriva dalle segereterie sindacali nazionali di categoria: se l’Abi continua a mantenere ferme le sue posizioni sui temi del rinnovo contrattuale e sulla provocatoria disdetta del fondo di categoria (la parte volontaria), i lavoratori incroceranno le braccia. La piattaforma è stata presentata alla controparte il 20 giugno scorso. Ora ci sono tre mesi di moratoria .
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